La donazione delle mascherine da parte della Chiesa Evangelica Cinese a Montemurlo, Prato.

Nella crescente necessità di materiali per affrontare l’epidemia di Coronavirus in Italia, dalle mascherine al gel disinfettante fino ai guanti, in tanti in queste settimane si sono precipitati a fornire il loro aiuto. Si va da paesi partner dell’Italia, vicini o lontani che siano, a comunità di stranieri che risiedono nel nostro paese, fino ad imprenditori che si sono attrezzati per poter produrre tali manufatti nelle loro aziende, fino ad oggi magari adibite a tutt’altri settori. Insomma, ognuno ha cercato di fare ciò che poteva, dando il meglio di sé.

Non sono mancate, però, situazioni che hanno destato allarmismo in alcuni osservatori: per esempio, in Lombardia, anche gli evangelici americani, che costituiscono una vera e propria setta, ben ammanicata con vari ambienti politici e governativi USA, hanno costruito un loro ospedale da campo. L’aiuto, naturalmente, è sempre apprezzato, ma resta comunque lecito accampare qualche osservazione sulle finalità neanche troppo velatamente “propagandiste” o “proselitiste” di questa loro iniziativa.

Non sono, però, solo gli evangelici statunitensi a muoversi in questa direzione: oltre a loro, infatti, vi sono pure quelli cinesi o che sia pur lontanamente provengono comunque dal grande paese asiatico. Alcuni giorni fa, per esempio, il Corriere della Sera ha pubblicato questo video, dedicato alla “Chiesa Cristiana Evangelica Cinese di Via Assisi a Roma, che importa e distribuisce gratuitamente mascherine protettive”. Tale chiesa, situata nello storico quartiere del Tuscolano, ha visto subito la sua iniziativa godere di una grande considerazione da parte dei residenti, cinesi ed italiani: ad aspettare ciascuno la propria busta di mascherine s’è così formata ben presto una folta fila. Come ribadito anche dall’ANSA, a ritirare il materiale in donazione vi era anche il personale del 118. L’iniziativa, che va avanti dagli inizi di febbraio, è condotta da una delle Chiese riconosciute dalla Repubblica Popolare Cinese, a cui hanno tributato fedeltà all’indomani della proclamazione della cosiddetta “Nuova Cina” nel 1949: infatti il materiale proviene direttamente dalla Cina, come spiegato anche dal responsabile ai microfoni del Corriere, e reca sulle buste la bandiera italiana e quella cinese.

Pochi giorni prima, la Chiesa Evangelica Cinese di Pisa aveva donato alla Misericordia 500 mascherine, in un momento (il 31 marzo) in cui erano praticamente introvabili o comunque di difficile reperibilità; tale dono, capitato proprio nel momento in cui la Confraternita pisana compiva i suoi 690 anni di vita, si presentava davvero come un gradito e felice regalo di compleanno. Colpisce, però, che anche in questo caso come in quello precedente la notizia non avesse raccolto particolari attenzioni dai nostri media, che pure erano già catalizzati dalla novità costituita dai tanti aiuti che affioravano dall’estero così come dalle comunità straniere in Italia. Forse, come italiani e quindi anche come occidentali, non siamo ancora pronti all’idea che “gli altri” ci possano aiutare: vogliamo essere noi quelli che aiutano, magari anche solo a parole, ma per questioni d’orgoglio legate ad un certo eurocentrismo od etnocentrismo non accettiamo che possa avvenire il contrario. Essere aiutati da coloro che abbiamo sempre considerato i più sfortunati, il Terzo Mondo? Non sia mai. Potrebbe essere una chiave di lettura, quantomeno valida nel caso d’alcune nostre categorie del mondo politico ed “intellettuale”.

In effetti, un suggerimento a questa ipotesi c’è dato da una notizia proveniente da Treviso, in particolare da Montebelluna: le mascherine che erano state donate dalla Chiesa Evangelica Cinese locale sono state gettate da alcuni residenti che le avevano gratuitamente ricevute a domicilio, dato che i fedeli della chiesa le consegnavano a tutte le case che si trovavano nel raggio di 200 metri dalla loro sede. Certo, in Veneto per anni s’è convissuto con la “psicosi” del famoso Unabomber, e poi anche i media non aiutano i comuni cittadini, in particolare le persone più anziane, a riguadagnare fiducia verso il prossimo, anche perché i casi di microcriminalità sono in costante aumento, e così via: tuttavia certi casi, per quanto isolati, fanno comunque riflettere. Il clima di paura, che è poi ciò che va a braccetto anche con un certo razzismo immotivato, fa sì che paradossalmente si finisca magari per fidarsi di chi non dovremmo fidarci e per diffidare di chi invece dovrebbe ricevere la nostra piena fiducia. E’ paradossale, ma purtroppo è proprio così: le nostre autorità e i nostri media, in tal senso, dovrebbero forse cominciare a farsi un doveroso esame di coscienza. Siamo proprio sicuri che abbiano fatto tutto quel che poteva essere fatto per prevenire simili situazioni?

Anche in Toscana, la Chiesa Evangelica Cinese di Prato donava le mascherine: parliamo di una zona dove la comunità cinese è fra le più consistenti in Italia, numericamente parlando. In particolare a Montemurlo la Comunità Cinese, oltre alla stessa Chiesa, ha voluto donare insieme alle mascherine anche altro materiale di tipo medico, a cominciare da quello chirurgico. “Ringrazio di cuore gli amici della Chiesa Cristiana Evangelica Cinese per la grande disponibilità e generosità dimostrata. Si tratta di un gesto di amicizia che abbiamo molto apprezzato e che ricorderemo”, ha così commentato il sindaco, Simone Calamai. Se a Roma le mascherine donate sono state 180mila, in questo caso invece sono state cinquemila: un numero sempre a dir poco rispettabile ed apprezzabile.

Insomma: la Chiesa riconosciuta da Pechino, che sia Cattolica o Protestante, in un momento grave come quello che attualmente stiamo conoscendo ha fatto di tutto per dimostrarsi vicina al nostro paese. Non si può dire lo stesso, invece, per le altre sette o movimenti religiosi che, ancor più ora che nei momenti “di calma”, si sono scatenati con la propaganda contro Pechino, preoccupati dal rischio che la Cina potesse accrescere la propria immagine e la propria influenza facendosi ben volere dagli italiani con opportuni ed importanti aiuti nel momento del bisogno. Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: a tutti questi movimenti religiosi e a queste sette, a cominciare dalla Chiesa di Dio Onnipotente ma non solo, in Italia un insieme di fazioni politiche, mediatiche e culturali alquanto “bipartisan” hanno subito prestato il fianco: a quest’ultime, praticamente, non è sembrato vero di trovare qualche “fonte”, a loro dire “diretta”, che potesse confermare le loro teorie spesso in odor di “complottismo” o, più semplicemente, di sinofobia, xenofobia ed odio politico un po’ anticomunista e soprattutto molto “euro-atlantista”.

E’ il caso, per esempio, del giornale “Il Foglio”, che è passato da un sionista ed atlantista tifosissimo di Bush junior come Giuliano Ferrara alla gestione filo-renziana parimenti sionista e tifosissima di Obama e di Clinton, e che fin dal primo giorno in cui vennero annunciati gli aiuti cinesi all’Italia subito s’impegnò per delegittimarli ed infangarli inventandosi che fossero solo un regolare acquisto da parte del nostro governo, oppure una prova di Pechino per influenzare la nostra politica, e via dicendo. Una tesi, del resto, ripresa pari pari anche dai radicali travestiti da europeisti di +Europa, che addirittura rimasero zitti quando parte di quel materiale destinato dalla Cina all’Italia venne sequestrato dalla loro amica “europeista” Germania ma non fecero altrettanto quando invece fu requisito dai governi “sovranisti” di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Il bello è che quelle tesi, teoricamente provenienti da una cosiddetta “sinistra liberal”, sono poi state riprese pari pari anche dalla “destra sovranista”, alla Salvini e alla Meloni, ma d’altra parte l’atlantismo è la base comunque di entrambe: e quindi di cosa ci si dovrebbe mai sorprendere? Sono solo due facce della stessa medaglia, e si aiutano fra di loro, anche passandosi le barzellette che fanno ridere di più.

Tornando invece al tema delle Chiese Evangeliche Cinesi in Italia, è semmai lecito chiedersi se al loro interno non possano esservi praticanti o seguaci che hanno una posizione ostile al governo di Pechino e che condividono quindi, in un modo o nell’altro, certi attacchi che gli vengono diretti da parte di esponenti del nostro paese. Ancor più, è lecito chiedersi se, al loro interno, non vi siano proprio figure più o meno riconducibili al mondo delle varie “sette sotterranee” che in Cina sono comprensibilmente viste con sospetto a causa delle loro azioni eversive o terroriste e che invece da noi godono dell’incosciente “lasciar fare” da parte delle nostre autorità. La domanda è certamente lecita ma, a giudicare dal clima ordinato e tranquillo che caratterizza queste chiese riconosciute e che operano pacificamente ed alla luce del sole nel nostro territorio, si potrebbe già facilmente escludere una simile e malaugurata ipotesi.
 

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