coronavirus italia

Non sono mancate le polemiche da quando è stato individuato in Italia il primo caso di Coronavirus. Il 38enne lodigiano, che per giorni ha presentato i sintomi dell’influenza, ha costretto alla quarantena dieci cittadini italiani del piccolo paese lombardo. Il cosiddetto paziente 1 era stato in contatto con un collega che era da poco tornato da un viaggio in Cina, ma non presentava sintomi ed è risultato negativo al test.

In totale sono circa 52 i casi di contagio in Italia, secondo le dichiarazioni del governo dopo il cdm straordinario di sabato sera, diffondendosi attraverso due focolai: uno lombardo, che ha però coinvolto anche la regione Piemonte e raggiunto il capoluogo Milano, un secondo nel Veneto. Due anche le vittime, un uomo di 78 anni residente nel padovano e una donna di 77 anni di Casalpusterlengo, sempre nel lodigiano. Tuttavia, manca ancora il cosiddetto paziente 0, quello dal quale sarebbe partito il contagio in Italia, probabilmente un portatore sano. Molte attività delle regioni del nord sono state sospese e rimandate, nelle cittadine dove è partito il focolaio è stato instaurato un vero e proprio coprifuoco. Coinvolto anche lo sport, sono state rimandate tre partite di Serie A: Inter-Sampdoria, Verona-Cagliari, Atalanta-Sassuolo.

Le attuali opposizioni alla maggioranza giallo-rossa hanno imputato al governo Conte gravi responsabilità nella manca prevenzione della diffusione del virus cinese. In particolare le destre hanno lanciato un loro vecchio pallino che è la sospensione degli Accordi di Schengen che prevedono la libera circolazione dei cittadini della comunità europea all’interno di essa, Italia compresa. Tradotto in parole povere questo significa che chiunque sia stato di recente nella Repubblica Popolare Cinese o in un altro paese coinvolto dal contagio non può essere controllato dalle autorità se questi è entrato in un paese dell’area Schengen prima di fare ritorno in Italia, così come non può essere controllato nessun cittadino europeo che può aver contratto il virus. A meno che il governo non avesse deciso nello scorso gennaio o decidesse nei prossimi giorni di sospendere gli accordi di matrice europea. Ciò vorrebbe dire centinaia o migliaia di italiani o anche di cittadini europei potenzialmente portatori di Coronavirus.

Può diventare dunque un’emergenza sanitaria mondiale, che sta per diventare anche di portata nazionale, un tema politico? L’ex deputato Guido Crosetto con grande onestà intellettuale e contro gli interessi del suo partito di riferimento (Fratelli d’Italia) prima che si scateni l’inferno della polemica, fa sapere che ciò non è moralmente corretto.

Noi siamo di avviso leggermente diverso, ma certamente bisogna evitare lo sciacallaggio e le strumentalizzazioni. Può permettersi la Lega di metterla sul piano della sovranità, dopo che in un anno di governo il partito guidato da Salvini si è rimangiato molte delle critiche anti-sistema delle quali si era fatto fautore a partire dal lontano 2013? Direi di no. La retorica antieuropea non è solo appannaggio del salvinismo. Lo è stata anche dell’epopea di Renzi, seguita da scarsi risultati. È ormai chiaro all’osservatore attento che finché si può fare del populismo a buon mercato e a costo zero gli uomini politici del nostro paese, destra o sinistra non fa differenza, spendono qualche reprimenda nei confronti dell’Ue a trazione franco-tedesca, salvo venire a più miti consigli nel momento in cui sono chiamati ad assumersi qualche responsabilità. Lo abbiamo visto non solo con Renzi e Salvini, ma con due insospettabili come Letta e Prodi. Velocemente ritornati nei ranghi quando la minaccia SalviniDi Maio diventava troppo reale per gli europeisti.

Malgrado le giravolte di alcuni leader politici, responsabili dello sfascio nel quale versa il paese da troppi anni, anche al governo Conte vanno ascritte responsabilità come a tutti i suoi predecessori. Sebbene in ambito europeo il governo italiano sia stato l’unico a bloccare il traffico aereo, la campagna di sensibilizzazione sul tema e la prevenzione nella diffusione del virus è stata molto blanda. Qualcuno potrà dire che l’attenzione sul tema in Europa è stata addirittura assente, forse perché i due maggiori paesi dell’Unione, quelli che contano sul serio, hanno ritenuto il loro rapporto con la Cina, sia a livello economico che a livello culturale, fosse più scarso rispetto a quello italiano. Ciò non è dato saperlo.

Resta tuttavia il modo in cui il governo italiano abbia seguito i segnali di oblio dell’Ue sul tema, fino all’emergere dei primi casi di contagio, a nostro avviso rasentando la negligenza. La commissione europea e gli organi dell’Ue così celeri nel mettere becco sui bilanci di Grecia e Italia o nel suggerire ai governi di aumentare il numero di vaccini obbligatori (sacrosanti, sia chiaro). Così celeri nell’imporre prodotti alimentari che danneggiano l’economia dell’Italia o di un altro paese, ma che magari arricchisce qualche azienda francese o tedesca, non hanno saputo sedersi a un tavolo e proporre una strategia comune efficace nella lotta al contagio da Coronavirus, che era più che scontato che prima o poi potesse colpire l’Europa, lasciando qualche vittima dietro di sé.

È a questo punto che casca l’asino, dunque, e fa molto rumore, troppo. È noto il metodo omertoso con il quale la Merkel e le cancellerie europee vicine a Berlino amano gestire le emergenze. Tedeschi e francesi hanno per anni negato la realtà di un problema come quello della penetrazione del jihadismo islamico e di un problema di integrazione all’interno dell’Europa di molte comunità di fede e cultura musulmana. Attentati gravissimi sono spesso stati derubricati a iniziative di uomini ribattezzati “lupi solitari” o semplicemente “pazzi”. Chi ha avuto modo di analizzare i comportamenti del centrismo europeo alla Merkel, sa bene che le preoccupazioni della Cancelliera tedesca sono, in primis, di non deviare dal terreno del politically correct. Se ne dicono peste e corna sulla Repubblica Popolare Cinese, ma dal momento in cui si pretende che si prendano le dovute precauzioni nei confronti di un’emergenza sanitaria di livello mondiale si diventa improvvisamente xenofobi; la seconda preoccupazione è di non creare “allarmismi” tali da prestare il fianco alla retorica dei euroscettici e ai populisti.

Chiediamoci perché ciò accade. Alla prevenzione del Coronavirus non è legata per ora nessuna campagna di vaccinazioni, le multinazionali del farmaco non hanno niente da guadagnarci, la politica non ha interessi particolari in questa emergenza. È proprio con questo modo di governare l’Unione Europea da parte del governo tedesco che la Comunità Europea da anni fa la classica figura di chi chiude la stalla dopo che sono scappati i buoi: dalla crisi economica che ha coinvolto la moneta unica, alla crisi dell’immigrazione, l’Europa arriva sempre dopo che è avvenuto il delitto.

Lo stato italiano e i suoi governi filoeuropeisti, del resto, non fanno altro che adeguarsi alla linea dell’Ue. Se l’Europa politica dimostra ogni giorno di più essere tutto tranne che unita, l’Italia dimostra di avere un problema serio di sovranità: è l’unico paese dell’area euro a non ricevere alcun vantaggio né della moneta unica né dall’unione politica e continua, eppure continua a seguire in modo acritico le direttive che arrivano da Berlino o da Bruxelles. Il governo Conte in entrambe le sue versioni è un fallimento, se prendiamo come pietra di paragone le sue premesse: dalla gestione immigratoria (sconfitta totale in Ue) alle misure economiche (niente deficit e sempre proni alla Commissione come i precedenti governi), promesse mai mantenute su autostrade e terremotati (guai a uscire fuori dai canoni neoliberisti dell’Ue che vietano interventi statali e in perdita), produzione industriale in calo (asset industriali svenduti a società straniere).

Un’emergenza come quella del Coronavirus non dovrebbe dare spazio alla polemica politica, è vero, eppure un problema lo pone: siamo al di sotto dei livelli minimi di sovranità popolare garantita dalla Costituzione. Una condizione politica che non può portare altro che guai. «La vera caratteristica della libertà è l’indipendenza, mantenuta con la forza» diceva Voltaire e l’Italia del 2020 è tutt’altro che indipendente.

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