Coronavirus Roma

Non è mai piacevole per nessuno, e men che meno per noi, dover ritornare a toccare certi vecchi discorsi che si speravano essersi ormai definitivamente superati ed archiviati, ma qualcosa ci dice che tale lavoro di fatto non finirà mai. A cosa ci riferiamo? Al fatto che, in piena pandemia da Coronavirus, ancora continuano a farsi sentire esperti, opinionisti, giornalisti e persino politici e scienziati che, anziché collaborare per rafforzare un clima di unità e di concordia utili a superare in modo congiunto l’emergenza in corso, sembrano determinati ad operare in senso nettamente contrario, seminando letteralmente zizzania in un’opinione pubblica già di per sé piuttosto confusa e disorientata. Ed è piuttosto difficile pensare, data l’intelligenza e la cultura di queste persone, che il loro agire sia frutto di una semplice o banale incoscienza od inconsapevolezza della posta in gioco e di tutti i rischi che ne potrebbero conseguire; ragion per cui, è tutt’altro che facile conceder loro delle attenuanti o delle scusanti che dir si voglia.

Vogliamo fare degli esempi? Nel caso degli aiuti forniti all’Italia da paesi come Cina e Russia, tanto per dirne una, una pletora di politici e giornalisti più o meno a loro vicini hanno cercato, senza fra l’altro poter addurre alcun elemento concreto, d’insinuare che non di aiuti si trattasse, ma di regolari acquisti o compravendite, come a voler dire che “nessuno regala niente, men che meno loro [ovvero russi e cinesi]”, e quando sono stati messi con le spalle al muro dall’evidenza dei fatti hanno comunque ancora continuato ad arrampicarsi sugli specchi sostenendo che tali aiuti comporterebbero comunque delle contropartite, neanche si fosse trattato del famoso “regalo” o “favore” del mafioso di paese che, in cambio, ovviamente, intende ricevere una fedeltà ai limiti della soggezione e della schiavitù. Forse, costoro, sono talmente abituati a ragionare in termini di “legalismo astratto” da vedere certi comportamenti ovunque si presentino, un po’ come quei loro colleghi (quando non sono sempre loro) che vedevano i comunisti o i fascisti anche sotto il letto di casa loro, a fascismo e comunismo morti e sepolti in Europa ormai da decenni.

E, su questo fronte, non c’è da far sconti proprio a nessuno: si va dalla destra sovranista o populista che dir si voglia, amica ed ammiratrice dei vari Johnson, Trump e Bannon, alla sinistra liberal e liberista dei radicali riciclatisi in partiti come +Europa e PD, passando per tutto ciò che vi è nel mezzo e senza nemmeno trascurare le ali più “estreme” che, con costoro, non dovrebbero avere almeno in teoria granché da spartire ma che di fatto ne costituiscono né più né meno delle appendici nostalgiche o residuali. E non parliamo, poi, dei vari giornali più o meno legati a tutte queste entità politiche, grandi o piccole che siano: in questi giorni, per esempio, molto zelante è stato Il Foglio, una testata che ai tempi del fondatore Giuliano Ferrara era la rappresentanza dichiarata in Italia della destra israeliana e repubblicana USA, e che oggi invece si è riscoperta come espressione del pensiero liberal renziano. E poi, che dire di Formiche, nota per la sua vicinanza anche ad ambienti della Difesa, e che già da tempi non sospetti prende di mira i “sinologi” di casa nostra, con toni spesso a dir poco polemici? Poi, se vogliamo, possiamo allargare il calderone aggiungendo tanti altri titoli, anche di pubblicazioni online minori, ma meglio fermarsi qua: rischieremmo davvero di fare un elenco infinito o quasi.

In ogni caso, gli articoli pubblicati solo negli ultimi giorni da tutti questi vari nomi, tanto per farla breve, hanno sposato le posizioni di un’altra testata italiana nota per le sue posizioni saldamente anticinesi, Bitter Winter, che già da tempo accusava Pechino di voler approfittare della pandemia nel suo paese per reprimere i vari gruppi religiosi “dissidenti”, a cominciare da cristiani e musulmani uiguri, ma anche sette religiose già da tempo bandite per il loro comportamento criminale (ma strenuamente difese in Occidente, secondo il noto principio per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”) come il Falun Gong e la Chiesa di Dio Onnipotente. Oltre a Bitter Winter, che di fatto rappresenta ormai in Italia e all’estero (viene pubblicato, online, in otto diverse lingue, con una vera e propria “potenza di fuoco” che desta non poca curiosità in termini di spese) le posizioni della Chiesa di Dio Onnipotente e dei gruppi separatisti musulmani dello Xinjiang, a sostenere queste posizioni vi è anche un altro noto giornale, The Epoch Times, che oltre ad avere una fortunata e seguita edizione madre in lingua inglese è ugualmente pubblicato anche in altre lingue, italiano compreso (la sua redazione per l’Italia ha sede a Milano), e che com’è noto è l’organo ufficiale del Falun Gong.

Guardacaso, nello staff dei consiglieri di Steve Bannon, il guru dei sovranisti USA, grande imbeccatore di Donald Trump incensato e seguito in Italia anche da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ci sono pure “strateghi” legati a tutti questi gruppi: al Falun Gong, alla Chiesa di Dio Onnipotente e ai gruppi musulmani radicali uiguri. Una coincidenza? Chi lo sa; sta il fatto che a loro, intanto, è affidata una parte consistente della strategia di “contenimento” ed “isolamento” della Cina tanto cara a Bannon e a Trump (e un po’ a tutto l’arco costituzionale USA). Trump ebbe in The Epoch Times uno dei pochi giornali a sostenerlo con maggior fede e trasporto durante la campagna elettorale, ed anche in seguito l’ha definito come l’unica testata seria e che si degna di leggere fra tutte quelle degli Stati Uniti. Non vi è un giornale ufficiale della Chiesa di Dio Onnipotente, altrimenti saremmo certi che avrebbe usato le medesime parole di elogio anche per quello; ma in compenso vi sono tutti gli altri che, partendo dalla questione dei “diritti umani” ed in particolare delle “libertà religiose”, svolgono surrettiziamente lo stesso servizio.

Ciò che deve preoccuparci, dunque, è che adesso a sposare simili posizioni ci si mettano anche altri giornali, meno “di settore” o “di nicchia” e più orientati al grande pubblico, o comunque a quel pubblico di politici e di altri giornalisti che a loro volta, recepite certe informazioni che diventano a quel punto le loro opinioni, le trasmetteranno anche alle colonne dei loro giornali, questi ultimi sì ben più letti e diffusi, oppure ne faranno nuovi argomenti per la politica dei loro partiti ed associazioni. Si tratta, insomma, di un lavoro di “contaminazione”, in questo momento indubbiamente ben lontano dal potersi definire costruttivo: mentre l’Unione Europea scricchiola dimostrando tutte le sue carenze e la sua mancanza di solidarietà e di coesione dinanzi alla crisi scatenata dal diffondersi del Coronavirus, e la NATO non trova nient’altro di meglio da fare che un’esercitazione militare nel cuore del Vecchio Continente per mostrare i muscoli alla Russia, gli aiuti medici e sanitari da Mosca e da Pechino a certi ambienti non possono che dar comprensibilmente fastidio. Sono un po’ come le classiche uova rotte nel paniere, e quindi bisogna delegittimarle ed infangarle in tutti i modi possibili ed immaginabili.

Solo che, negli ospedali, la gente ammalata (e che muore) c’è davvero. Forse, anziché sparare a zero su chi ci aiuta (e a tal proposito sarebbe doveroso elencare e ringraziare anche tutti gli altri, come Cuba, Venezuela, Vietnam, Egitto, e adesso anche l’Albania), sarebbe meglio ringraziarli, e fare magari del vero giornalismo d’inchiesta, per esempio su chi, in tutti questi anni, il nostro sistema sanitario l’ha fatto pesantemente dimagrire ed impoverire, su chi vi ha addirittura rubato sopra, su certe politiche europee e nazionali che hanno devastato il nostro Stato sociale e su chi, sempre su queste politiche, ha apposto la propria firma. Ci sono i nomi di tanti politici e decenni di malefatte, su cui si dovrebbe indagare, anziché andarsi a cercare chissà quali strane ed improbabili storie.

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