Giuseppe Conte

La confusione e il caos che hanno caratterizzato gli eventi politici italiani nel corso della formazione del governo, soprattutto nell’ultima settimana, sono riconducibili in primis alla legge elettorale, inadatta a garantire un governo al paese. Inoltre, le forze vincitrici, la Lega nell’ambito della coalizione di centro-destra e su tutti il Movimento Cinque Stelle, hanno presentato un programma con molti elementi di rottura rispetto allo status quo (qualunque cosa si possa pensare), e coloro che hanno perso le elezioni – insieme ai media italiani – non hanno aiutato a tranquillizzare gli animi, né a calmare la situazione.

Settimane di colloqui tra i partiti e il presidente Mattarella hanno avuto luogo prima che il 5SM e la Lega iniziassero a convergere su un “contratto” politico. Queste due forze politiche sono infine giunte a un accordo definitivo, presentando una lista di ministri a Mattarella, che ha designato Giuseppe Conte come primo ministro. Tuttavia, Mattarella ha deciso di bloccare Paolo Savona, rifiutandolo come ministro dell’Economia e delle Finanze a causa della sua posizione critica nei confronti dell’UE. In molti hanno considerato questa scelta una violazione della Costituzione: non si è trattato infatti di una valutazione istituzionale, ma di un veto politico alle idee di un autorevole professore, con una lunga esperienza nelle istituzioni. Dopodiché, abbiamo assistito a giorni caotici, sfociati in una riapertura a favore di un governo politico – l’idea del governo Cottarelli avrebbe aggravato ulteriormente la situazione – con Di Maio e Salvini che hanno riproposto una nuova lista di ministri, spostando Savona dal Ministero dell’Economia al Ministero degli Affari Europei.

Attualmente, si può asserire che esistano tre principali attitudini od approcci verso il nuovo governo: la speranza di milioni di elettori di sperimentare cambiamenti positivi – il “governo del cambiamento” è lo slogan -; le forti critiche dei partiti di opposizione e, infine, l’equidistanza di osservatori, analisti e persone che non hanno pregiudizi politici o paraocchi ideologici.

Come dovremmo interpretare le fluttuazioni nei mercati finanziari europei negli ultimi giorni della crisi? M5S e Lega sono veramente così pericolosi per il futuro dell’Europa? Le fluttuazioni dei “mercati” stavano realmente indicando un giudizio sulla natura del nuovo governo? Innanzitutto, dobbiamo parlare di operatori del mercato (il mercato in sé non esiste). Questi ultimi stavano reagendo all’instabilità politica italiana, a causa di una situazione imprevedibile che è durata troppo a lungo e ha provocato il caos istituzionale. Ogni parte politica e ogni commentatore ha cercato di sfruttare i “segnali di mercato” per giustificare la propria posizione a favore o contro il nuovo governo. Pura “speculazione politica”. Tuttavia, quando il nuovo governo ha prestato giuramento il 1° giugno 2018, gli indici di mercato sono stati positivi. Stavano supportando il governo? No, probabilmente stavano sostenendo, più verosimilmente, la formazione di un nuovo governo. Gli operatori di mercato reagiscono alla politica perché hanno bisogno di azioni politiche, regolamenti e linee guida per indirizzare i loro movimenti anarchici alla ricerca di profitti. Essi hanno bisogno di conoscere le regole generali del gioco oltre i propri recinti di azione.

In Europa, è difficile prevedere, come in Cina, gli effetti delle politiche del prossimo governo. In Cina, il partito dei vari meccanismi di selezione politica (significativamente meritocratici, basati su esami ed esperienze pregresse) garantiscono la legittimità del governo. Niente proviene dalla sorpresa dei partiti all’ultimo momento.

Detto questo, in Italia non vedo una situazione preoccupante, almeno nell’immediato. Esiste la possibilità che emergano nuove idee e suggerimenti su UE, euro, crisi del reddito, disuguaglianze, politiche migratorie e piani di investimento a lungo termine, aprendo nuovi spazi per un dibattito più costruttivo rispetto al passato. Un punto centrale è legato alle questioni relative agli affari esteri, ampiamente intrecciate con gli affari interni. Alcuni ministri sembrano avere, ad esempio, le giuste competenze e conoscenze sulla Cina. Questo è un punto chiave e strategico nei cambiamenti che il mondo sta attraversando.

Si pensi al nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, Giuseppe Tria, che conosce la Cina e ha legami con il paese. Tra l’altro, a quanto emerge da prime dichiarazioni, lo stesso ministro sembra essere particolarmente favorevole al rilancio degli investimenti pubblici. Per quanto riguarda invece la posizione di 5SM e Lega sulla Russia, l’Italia potrebbe migliorare la cooperazione con Mosca, pressando altri partner europei a rimuovere le sanzioni e a ridurre le lacerazioni che i precedenti partiti hanno inflitto, seguendo l’erronea politica statunitense nella crisi e nella guerra in Ucraina. A questo proposito, c’è un altro punto da considerare: il nuovo governo potrebbe posizionarsi, secondo Stefano Bonilauri, presidente dell’associazione Emilia Romagna-Russia, “nelle attuali tensioni tra Stati Uniti e Germania, al fine di ottenere concessioni finanziarie dall’UE e nel frattempo aprire maggiormente ai nuovi mercati emergenti dell’Est”. Ciò detto, non dovremmo trascurare l’esistenza di molti punti interrogativi sul nuovo governo, come nel caso del nuovo ministro della Difesa, Trenta, le cui precedenti posizioni e funzioni professionali stanno sollevando critiche in merito all’esistenza di possibili conflitti di interesse.

Per concludere, è necessario essere consapevoli che la maggioranza del popolo italiano non ha sperimentato miglioramenti nelle proprie condizioni di vita durante i precedenti governi. È una lunga agonia, che spiega in modo significativo i risultati elettorali. Questo è ciò che i partiti morenti (PD e Forza Italia) non hanno ancora capito.

Articolo scritto originariamente per Global Times, adattamento in lingua italiana.

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