TAP: Gasdotto Trans-Adriatico (Trans-Adriatic Pipeline)

Da alcune settimane ci sono intensi scontri nel Salento fra la polizia e i manifestanti che s’oppongono alla realizzazione del TAP, un gasdotto che dal lontano Azerbaigian, passando attraverso i Balcani, deve raggiungere le coste pugliesi.

Numerosi comitati locali, insieme al Movimento 5 Stelle, si sono opposti alla sua costruzione, affiancati dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ugualmente critico verso il TAP e deciso a sollevare la questione anche ai piani più alti del PD, partito per il quale s’è candidato alla segreteria. Ormai, tuttavia, il TAP dopo un anno di ritardi ha ottenuto quasi tutte le autorizzazioni necessarie, mentre le inchieste che erano state aperte sulla sua costruzione sono state di volta in volta archiviate. Il 28 marzo sono così cominciati i primi lavori per la sua realizzazione, che al momento prevedono l’espianto di almeno 200 ulivi, oltre all’imballaggio e al trasferimento anche di un altro tipico elemento del paesaggio salentino come i muretti a secco.

I lavori per la costruzione del TAP stanno procedendo di pari passo anche negli altri paesi coinvolti dal suo passaggio, dalla Turchia alla Grecia fino all’Albania. In totale il gasdotto sarà lungo 870 chilometri, cento dei quali sotto le acque dell’Adriatico. A costruirlo, com’è intuibile anche dal nome, è il consorzio svizzero TAP, che tra i suoi azionisti vede anche l’italiana SNAM. Tra i finanziatori del progetto figurano la Banca Europea per gli Investimenti (l’Unione Europea ha identificato il TAP come “Progetto d’Interesse Comune”). Grazie alla garanzia comunitaria, è stato così possibile reperire i fondi per realizzare il progetto con tassi d’interesse ridotti. Il consorzio TAP appartiene per il 20% all’azerbaigiana SOCAR, per l’8% alla britannica BP, per il 19% alla belga Fluxys, per il 16% alla spagnola Enagàs, per il 5% alla svizzera Axpo, oltre che all’italiana SNAM.

Per l’Italia la realizzazione del TAP è strategica, dal momento che nel 2016 il suo consumo di gas è stato di 70 miliardi di metri cubi, pari ad un +15% rispetto al 2014. Al momento il paese dipende soprattutto dal gas russo, in buona parte transitante attraverso l’Ucraina, oltre a quote minori provenienti dall’Algeria e dalla Libia e da altri fornitori minori. Il gas libico, tuttavia, non è oggi più una certezza come lo era fino la 2011 per le note ragioni geopolitiche che hanno coinvolto il paese nordafricano, e anche questo complica di non poco la situazione energetica italiana. Secondo le stime del progetto TAP, il gasdotto sarà in grado di trasportare dieci miliardi di metri cubi di gas all’anno, con la previsione di raddoppiare a venti miliardi nel caso in cui fossero realizzate nuove infrastrutture per aumentare la pressione dentro la conduttura. Da qui deriva tutta l’importanza che il TAP ha acquisito per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale.

Secondo i progetti, per quanto riguarda il tratto italiano la conduttura entrerà nel nostro territorio dal mare, ad una distanza di circa 800 metri dal litorale e ad una profondità di 25 metri. Questa parte del tunnel sarà scavata da terra, partendo da 700 metri dalla spiaggia. Il tunnel avrà un diametro di 1,2 metri e proseguirà per otto chilometri ad una profondità mai minore agli 1,5 metri. Lungo tale percorso, tuttavia, dovranno essere spostati non meno di 1900 ulivi, anche se in base a stime eseguite dal consorzio il loro numero potrebbe ridursi. Gli alberi, una volta ricolmato il tunnel per far passare la conduttura, verrebbero quindi rimessi al loro posto.

Il percorso del TAP.

Nel comune di Melendugno sorgerà il cosiddetto PRT, ovvero il Terminale di Ricezione, sicuramente l’infrastruttura più visibile di tutta la parte italiana del progetto TAP. Da questo punto, di grande vastità, si gestirà l’immissione del gas all’interno della rete nazionale tramite il centro di controllo. Non si prevedono grandi quantità di emissioni, poiché il gas non prevede grandi lavorazioni e non vi sarà comunque stoccato. Le uniche emissioni saranno praticamente quelle dovute al riscaldamento del gas per renderlo idoneo a transitare nella rete nazionale.

Ciò non basta tuttavia a placare gli animi di coloro che protestano contro la costruzione del TAP: secondo loro, infatti, molti degli ulivi che al momento vengono espiantati per essere poi ripiantati una volta completati i lavori non riusciranno a sopravvivere o comunque resteranno danneggiati, così come importanti danni saranno inferti al resto del settore agricolo e al turismo. Il Presidente Emiliano aveva proposto un tracciato alternativo per il TAP, ma a quanto pare il suo suggerimento è stato o troppo tardivo o non sufficientemente esaustivo per i tecnici del gasdotto e per il governo italiano. I lavori, nel frattempo, continuano.

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