Donald Trump - Presidente Usa

Nella sempre più grave difficoltà a fronteggiare la situazione interna, che vede l’epidemia di Covid-19 dilagare ovunque dando agli Stati Uniti un sinistro primo posto nelle graduatorie mondiali, l’Amministrazione Trump è ormai sempre più disperatamente alla ricerca di nuovi e continui capri espiatori. Per un’Amministrazione USA che era partita sotto ben migliori auspici e con ben maggiori aspettative, si tratta sicuramente d’un penoso e pietoso sipario che cala ancor prima che si tengano le tanto temute elezioni Presidenziali.

Chissà, potrebbe anche darsi che in tale occasione, di fronte ad un candidato pur sempre scontato e “vissuto” come Joe Biden, e diciamo pure alquanto “chiacchierato”, Donald Trump riesca ancora malgrado tutto a spuntarla. Ma potrebbe anche succedere, invece, che si ripeta lo scenario del 1980, quando un Carter che aveva guidato dignitosamente il suo paese per quattro anni pagò contro Reagan i suoi ultimi mesi di Presidenza, invero sfortunati, a causa della Rivoluzione Iraniana; o quando un Bush senior, che sembrava trionfante sulle macerie dell’Unione Sovietica allora appena sepolta, venne senza neppure troppi complimenti rinchiuso in soffitta da un Bill Clinton all’epoca ancora giovane e “quasi” di belle speranze.

Vada come vada, queste sono comunque questioni interne agli Stati Uniti, che non dovrebbero pertanto interessare coloro che solitamente hanno l’interesse o l’abitudine d’ingerire negli affari interni altrui; certo, il problema diventa però d’interesse comune nel momento in cui pensiamo che non stiamo parlando d’una piccola nazione, poco influente sulle dinamiche mondiali o persino interessata a non occuparsene, ma al contrario d’una superpotenza che, anche coi suoi equilibri politici ed economici interni, può non solo direttamente ma anche indirettamente incidere sulle questioni internazionali e persino interne d’altri singoli paesi. In questo senso, quindi, non possiamo del tutto esimerci dal guardare con un certo qual interesse agli sviluppi interni della cosiddetta “situazione americana”.

Gli Stati Uniti sono un paese che, rivestendo il ruolo di maggiore potenza al mondo, in senso economico, politico e militare, subiscono forse ancor peggio di qualunque altro lo “smacco” del ritrovarsi con una situazione interna a dir poco “imbarazzante”, con 1,06 milioni di casi confermati ed oltre 61.500 decessi (erano 55.000 solo due giorni fa). Certo, vi sono anche 126.000 guarigioni, ma anche per quest’ultime valgono i dubbi che vengono avanzate per tutti gli altri numeri, in primis quelli relativi ai contagiati e ai deceduti: con un sistema sanitario a dir poco impresentabile, dove quel poco di pubblico rappresentato da Medicare e Medicaid vale quanto il due di briscola e l’accesso alla salute è visto in sostanza come un diritto puramente “astratto” ed “opzionale”, chiunque si può sentir legittimato a pensare che siano tutti dati alquanto “ottimistici”, od “eufemistici” se preferiamo dirla così, che coprono una situazione sanitaria ben peggiore e ben più preoccupante.

Ecco perché, alla Casa Bianca, sono a dir poco impazziti. Pochi giorni fa Trump s’è lasciato andare con una dichiarazione a dir poco infelice, anche se poi s’è cercato di farla passare per una semplice battuta magari non proprio felicemente riuscita, tanto per “indorare la pillola”: iniettarsi il disinfettante nel sangue per immunizzarsi dal Covid-19. Il risultato, come sappiamo, è che ben presto il 911, il numero nazionale USA per le emergenze, è stato tempestato da gente che chiedeva soccorso perché il disinfettante in vena se l’era iniettato per davvero. In un paese dove poi il senso patriottico è, meritoriamente, molto forte, hanno poi destato un enorme scandalo anche altre notizie, tutto sommato non dissimili dalle nostre, come quella delle stragi di persone anziane ricoverate nelle case di riposo, in particolare quelle dove sono ospitati i veterani di guerra: 70, per esempio, sono morti in una struttura del Massachusetts.

Così, alla disperata ricerca d’un capro espiatorio, il presidente Usa non ha pensato di far meglio che tirare nuovamente in ballo la Cina, addirittura accusandola di voler utilizzare strumentalmente ed artatamente il Covid-19 per impedire la sua rielezione. C’è del vero? Sicuramente Trump ha la coscienza molto sporca, dato che sa di non aver mai giocato pulito con la Cina fin dal suo primo giorno alla Casa Bianca: certe sue dichiarazioni, pertanto, sono tutt’altro che casuali. Tuttavia, accusare la Cina d’aver addirittura “escogitato la pandemia da Coronavirus” per impedire la sua rielezione è un’accusa tanto grave quanto folle, che potrebbe ingenerare incidenti diplomatici di non poco spessore. Proviamoci ad immaginare se fosse stata Pechino ad accusare gli Usa di qualcosa del genere, anziché il contrario. I nostri media non si dividerebbero fra chi rilancia seriamente e con aria pseudo-professionale la notizia e fra chi invece cerca di glissare in attesa di maggiori incoraggiamenti, ma tutti all’unisono s’unirebbero in un coro di demonizzazione e di dileggio anticinesi. Già questo può farci capire molte cose.

Stiamo attenti: come più volte è stato detto, fra i consulenti d’immagine e di strategia dello staff di Trump e del suo ideologo-imbonitore Bannon (che del resto svolge le stesse mansioni di grande “imbeccatore” anche per i nostri Salvini e Meloni), ci sono anche espressioni della quintessenza della sinofobia e della politica anticinese, come ad esempio personalità provenienti da sette religiose, reazionarie e note per le loro azioni terroristiche come il Falun Gong e la Chiesa di Dio Onnipotente, a cui è doveroso aggiungere anche i “confratelli” musulmano-radicali che operano nello Xinjiang e nell’Asia Centrale. Ad accumunare queste entità è lo stesso odio per Pechino e lo stesso “bancomat” che le mantiene, chiaramente a suon di dollari americani.

Ed ecco che, puntualmente, i segnali arrivano, immancabili: nella nuova lotta che la Casa Bianca, sempre in funzione anticinese, intraprende anche contro l’OMS ed in particolare contro il suo direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus (un esponente del vecchio governo etiopico egemonizzato dal Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, oggi all’opposizione, ma a suo tempo sostenuto da Clinton, Bush junior ed Obama, e che poco prima dell’arrivo del nuovo governo in Etiopia venne promosso alla prestigiosa carica di guida dell’OMS), accusandolo d’essere anticinese (il che fa sorridere, se parliamo di “ferrivecchi” che gli USA hanno rinnegato dopo essersene lungamente serviti), subito s’associano le varie “fonti di stampa” di queste sette. Tra queste, spicca ovviamente “The Epoch Times”, di proprietà proprio del Falun Gong, che ha sempre sostenuto Trump senza se e senza ma e che l’attuale Presidente statunitense ha sempre definito come uno dei pochi giornali statunitensi meritevoli d’essere letto e creduto. “The Epoch Times”, come anche altre volte è stato detto, esce anche in lingua italiana (in questo caso la sua redazione, online, è a Milano), ed in tale edizione ha pubblicato un articolo che dona molta enfasi alle iniziative d’alcuni rami della Lega lombarda che vorrebbe addirittura adire le vie legali contro Pechino per un’azione volta a chiedere un risarcimento per la Regione Lombardia a causa dei danni che attraverso il Covid-19 la Cina le avrebbe creato. Già alcuni Stati degli USA, del resto, hanno fatto altrettanto; è quindi chiaro che è a costoro che gli esponenti leghisti in questione si siano ispirati.

Tuttavia, andrebbe detto che la Lombardia è stata notevolmente aiutata, dalla Cina e dalla locale comunità cinese, con importanti aiuti di tipo sanitario, comprendenti non soltanto le famose “mascherine” ma anche personale medico e paramedico. E poi ci sono stati anche gli aiuti, giunti in diverse quantità, della comunità egiziana, del Vietnam, del Venezuela, di Cuba… Però a tutte queste lodevoli azioni, di cui ovviamente non ha beneficiato solo la Lombardia, non è stata riservata chissà quale particolare “considerazione” (argh! paesi comunisti! guai a parlarne!). Nel caso della Lombardia, tuttavia, va pur detto che si cerca, analogamente a quanto avviene negli USA, di “fare ammuina” (il termine partenopeo, riferito alla realtà lombarda, in questo caso ci pare ironicamente azzeccato) per coprire i crescenti imbarazzi politici locali: il Pio Albergo Trivulzio e la scelta intemerata di mescolare insieme fra loro, come in un lazzaretto manzoniano o quasi, persone contagiate dal Covid-19 con altre che invece non lo erano, sta infatti costando piuttosto caro a molti politici lombardi che, sul mito della regione superefficiente e dalla sanità sempre impeccabile, in tutti questi anni c’hanno costruito una bella ed immeritata rendita di posizione. Ora è arrivato, in America come in Europa come in Italia, il momento del “redde rationem”, del dover fare i conti: ci sarà da ridere. Nel frattempo, auguri a tutti.

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