CONDIVIDI
Crimea

Dal 18 marzo 2014 al 18 marzo 2017

Tre anni fa, il 18 marzo 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato alla nazione il riconoscimento del risultato del referendum della Crimea e della città di Sevastopol. Il referendum si era tenuto due giorni prima, il 16 marzo. Gli abitanti della Crimea e di Sevastopol (la città in cui si trova la base principale della flotta russa nel Mar Nero dai tempi di Caterina la Grande) avevano votato quasi all’unanimità a favore dell’unione con la Russia.

La storia della Crimea regalata all’Ucraina e il ricongiungimento dopo Euromaidan

La Crimea, storicamente, era sempre stata parte della Russia. Tuttavia, nel 1954, con la decisione del leader comunista Nikita Kruscev, l’ex capo dei comunisti ucraini, la Crimea era passata all’Ucraina. Nell’immediato seguito, questa soluzione non aveva avuto conseguenze, poiché la Russia e l’Ucraina erano parte di un unico stato, l’URSS; ma, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli abitanti della Crimea russa erano divenuti cittadini di un altro Stato, l’Ucraina.

In seguito al Maidan in Ucraina, la Crimea si era ritrovata in attesa dell’arrivo dei neonazisti ucraini. Questi, infatti, detenevano un comportamento intimidatorio alle fermate degli autobus con a bordo abitanti della Crimea che tornavano da Kiev dopo avere protestato contro il Maidan. Molti dei passeggeri (la maggior parte dei quali erano donne) sono stati dispersi, brutalmente picchiati o addirittura uccisi. Paventando che un destino analogo potesse attendere la Crimea, la penisola aveva subito cominciato a prepararsi per la difesa.

La decisione del Presidente Putin di riconoscere il referendum aveva chiuso la questione della difesa dall’aggressione in Crimea. Più in particolare, la questione era passata alla Russia: se l’Ucraina avesse invaso la Crimea dopo la sua unione con la Russia, le truppe russe avrebbero reagito. Tuttavia, secondo gli esperti, se la Crimea non avesse scelto di riunirsi con la Russia, vi sarebbe stato un massacro ancora più terribile di quello in atto nel Donbass: i neonazisti ucraini, infatti, erano ostili alla Crimea e soprattutto alla città di Sevastopol (“l’orgoglio dei marinai russi”), poiché i suoi abitanti non si erano mai considerati ucraini e definivano loro stessi russi.

Un massacro songiurato

Putin era a conoscenza dei rischi ai quali stava andando incontro il risultato del referendum, con l’occidente radunato contro la Russia. Tuttavia, se Putin non avesse fatto questo passo, probabilmente il numero delle vittime in Crimea sarebbe stato pari a decine di migliaia, ed i rifugiati sarebbero stati centinaia di migliaia. Gli alleati dei neonazisti ucraini in Crimea erano gli islamisti tartari locali, molti dei quali si erano successivamente uniti alle forze dello Stato Islamico.

La figura di Natalia Poklonskaya

Il simbolo del Maidan divennero degli uomini mascherati, gli ucraini neonazisti che rappresentavano la forza suggestiva principale del Maidan. Il simbolo della Crimea russa era invece il volto della giovane Natal’ja Poklonskaya, la quale eseguiva il lavoro del Pubblico Ministero. Poco prima degli eventi in Crimea, la Poklonskaya stava indagando a Kiev su una presunta frode di Volodymyr Klyčko, l’attuale sindaco della capitale ucraina ed ex campione del mondo di boxe. Nel suo intervento davanti al Maidan aveva ricevuto minacce ed era stata vittima di un tentato omicidio. Ora Natal’ja Poklonskaja vive a Mosca, è diventata membro del Parlamento ed è nota per il suo impegno per l’idea della monarchia. Curiosamente il suo compleanno, il 18 marzo, coincide con l’anniversario del riconoscimento del referendum della Crimea.

La dichiarazione di Putin tre anni fa

Alcuni abitanti della Crimea hanno raccontato che dopo la dichiarazione di Vladimir Putin sul riconoscimento della Crimea, molti di loro avevano pianto di gioia, e che le persone si congratulavano l’un l’altra per le strade. La Russia è passata attraverso una vera e propria catarsi dopo il ritorno della Crimea e di Sevastopol. Senza il ritorno della penisola alla Russia, i suoi abitanti sarebbero andati incontro ad un genocidio da parte dell’Ucraina. Ma il ritorno della Crimea, a sua volta, ha costretto la Russia a ricordare la sua condizione di grande potenza. La storia contemporanea russa è divisa in due parti: prima e dopo il ritorno della Crimea.

La Crimea oggi: cosa è cambiato?

Tuttavia, la Crimea di oggi vive non solo di ricordi e di questioni di alta politica. Per un quarto di secolo, la penisola si era trovata in uno stato di isolamento dal resto della Russia: l’Ucraina è molto più povera rispetto alla Russia, ed alcuni cittadini russi che si erano recati in Crimea prima del suo ricongiungimento con la Russia hanno raccontato della condizione scadente delle sue infrastrutture e dei costi elevati delle infrastrutture sociali. Strade, ospedali e scuole della penisola non erano stati riparati dai tempi dell’Unione Sovietica. Inoltre, i servizi segreti ucraini (SBU) erano a conoscenza dell’esistenza di campi di addestramento di militanti tartari, ma avevano chiuso in attesa di un loro aiuto nella lotta contro la maggioranza russa della penisola.

Cosa è cambiato nella penisola nel corso di questi tre anni? Molte cose ed in molti modi. Ma il cambiamento più importante è stato che, adesso, gli abitanti della Crimea non hanno paura del domani. Ogni giorno guardano le notizie dei combattimenti nel Donbass, la stessa sorte che sarebbe toccata alla penisola se fosse rimasta parte dell’Ucraina. Possono parlare liberamente nella propria lingua (anche in ucraino, che è ancora riconosciuta come lingua ufficiale della penisola, anche se non è popolare). Anche la minaccia dei tartari di Crimea appartiene al passato. I tartari musulmani, che erano stati una volta la quinta colonna degli ucraini in Crimea, ora gioiscono della riunificazione della penisola con la Russia.

Il dato economico: entrate raddoppiate e investimenti

Cambiamenti altrettanto grandi si sono verificati nell’economia. I ricavi del bilancio consolidato della Crimea nel 2016 sono stati pari a 40,6 miliardi di rubli. Quando la Crimea era parte dell’Ucraina, le sue entrate non avevano mai superato i 22 miliardi di rubli. Da diversi mesi è in costruzione un grande ponte per collegare la Crimea alla Russia continentale. Il ponte porterà collegamenti stradali e ferroviari con il resto della Russia, e si prevede che i collegamenti stradali attraverso il ponte inizieranno nel dicembre 2018. La sua costruzione può anche essere seguita online.

 

È anche ricominciata la costruzione attiva delle strade sulla penisola e, dalla vecchia qualità sovietica, a poco a poco si sta passando a moderne strade di alta qualità.

Il boicottaggio ucraino

Dopo il referendum, l’Ucraina aveva tentato più volte di penalizzare gli abitanti della penisola, ad esempio spegnendo il canale di approvvigionamento dell’acqua. Ma L’azione più forte era stato il blocco della fornitura di energia elettrica alla penisola. Come risultato, per diversi mesi la Crimea aveva vissuto in modalità di austerità nei consumi. Tuttavia, la Russia aveva rapidamente istituito una rete di fonti di energia elettrica in Crimea, e successivamente la penisola è stata collegata al sistema comune dell’energia della Russia. Ora l’Ucraina sta vivendo una grave carenza di energia elettrica, e sarebbe costretta a cercare di nascosto l’aiuto della Russia.

La progressiva rinascita industriale

Lentamente le industrie della Crimea e di Sevastopol stanno tornando in vita. Molte aziende della penisola, in epoca sovietica, producevano prodotti militari. Le fabbriche della Crimea avrebbero adesso ricevuto ordine, da parte del dipartimento militare russo, per la costruzione di navi da guerra a fini pacifici, e di prodotti ad uso civile in generale.

Un orgoglio speciale della penisola sono i vini, molto apprezzati in Russia: il grande mercato russo è infatti aperto ai produttori di vino della Crimea. Alcuni produttori locali sperano che, in futuro, gli imprenditori italiani che visitano regolarmente la Crimea possano contribuire allo sviluppo del commercio dei vini della penisola.

Il boicottaggio ucraino (II)

L’immagine reale della Crimea, tuttavia, è ancora lungi dall’essere idilliaca. La Russia sta attraversando momenti difficili per quanto riguarda la penisola. Uno dei problemi principali è che in Crimea sono sopravvissute unità economiche (fabbriche, stazioni, ecc.) una volta appartenute agli ucraini. Paradossalmente gli abitanti russi della Crimea avevano lavorato nelle fabbriche appartenenti ad oligarchi ucraini che finanziavano la guerra nel Donbass.

La Russia, fino ad ora, temeva di violare il principio dell’inviolabilità della proprietà privata: pochi giorni fa, invece, ha annunciato il rimborso obbligatorio di impianti appartenenti all’oligarca ucraino Akhmetov. È stato riferito che questi ha sospeso la produzione, ed ora la disoccupazione minaccia migliaia di operai e di ingegneri. Pertanto, le autorità della Crimea stanno correndo ai ripari in quanto, molto probabilmente, la stessa sorte attende altre aziende ucraine. Le azioni delle autorità ucraine per incoraggiare il blocco al Donbass e gli attacchi contro le banche russe in Ucraina accelerano la soluzione al problema: è probabile, infatti, che la Crimea tagli semplicemente tutti i ponti, che sono impossibili da aggirare.

Nonostante i molti problemi ereditati dall’Ucraina (come le strade in pessime condizioni ed i funzionari corrotti), al terzo anniversario della riunificazione con la Russia, la Crimea è una regione tranquilla ed ottimista riguardo al proprio futuro. Le recensioni dei deputati e degli uomini d’affari italiani che hanno visitato la Crimea dipingono un quadro fresco ed accogliente, che conferma questo punto di vista. Il futuro dell’Ucraina, invece, è sempre più incerto.

Silvia Vittoria Missotti

UN COMMENTO

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: redazione@opinione-pubblica.com

LASCIA UN COMMENTO