conte e mattarella

A 96 ore dal “gran rifiuto” del Quirinale, che ha fatto naufragare il primo tentativo del governo Conte sul nome di Paolo Savona al MEF, finalmente la XIII Legislatura avrà il suo primo governo, fiducia permettendo.

Questa sera l’Avvocato Giuseppe Conte, dopo l’incontro ufficiale delle 21 con il Presidente della Repubblica Mattarella, ha annunciato la squadra di governo, che dovrà giurare domani al Palazzo del Quirinale prima di chiedere la fiducia delle Camere. Finisce così un teatrino che aveva cominciato a stancare un po’ tutti gli italiani, che fossero favorevoli o meno a questo patto per il “governo del cambiamento”.

 

Ritrovatosi isolato a seguito del braccio di ferro di domenica scorsa con Salvini e Di Maio, il Quirinale ha dovuto fare un passo indietro rispetto ai giorni scorso. Il ritiro da parte del Cinque Stelle della messa in Stato di Accusa, ha permesso ulteriori ed estenuanti trattative sul ministro dell’Economia e delle Finanze, grazie all’iniziativa di Luigi Di Maio, bravo a ricucire i rapporti con il Presidente e i suoi collaboratori.

Il Presidente Mattarella, dopo la scelta di mettere il bastone fra le ruote a Conte e la sua lista di ministri, ha ricevuto critiche sia dai partner europei, che lo hanno accusato di fare il gioco dei populisti, sia dall’alleato Usa, che attraverso diverse fonti faceva sapere all’opinione pubblica internazionale, che l’Italia stava affossando definitivamente la credibilità dell’Eurozona. Sia Bloomberg, che un autorevole economista come Krugman, ad esempio, avevano all’inizio della settimana aspramente criticato l’operato del Presidente della Repubblica: “preferisce l’euro alla democrazia” aveva sentenziato il Nobel per l’economia.

Un chiaro segnale del contesto internazionale nel quale si andrà a confrontare il prossimo governo del nostro paese. È chiaro infatti come la situazione italiana sia determinante per il conflitto che il presidente degli Usa Trump sta inscenando nei confronti della Germania, leader indiscussa dell’Eurozona, e al suo surplus commerciale, che costituisce una vera e propria minaccia per il mercato interno degli Stati Uniti. Un governo euroscettico o comunque critico dello status quo europeo, potrebbe essere un valido alleato per Washington, che proprio nelle scorse ore ha imposto ulteriori dazi all’Ue, al Canada e al Messico.

Parte dunque il governo Conte I, la lista è rimasta pressoché la stessa di quella annunciata domenica sera dal leader politico del Cinque Stelle Luigi Di Maio. Savona non è stato escluso dal governo, ma sarà ministro per gli Affari Europei. Al suo posto al MEF ci andrà Giovanni Tria, uomo dato vicino a Renato Brunetta. Laureato in Giurisprudenza, il Professor Tria è da anni ordinario in Economia Politica all’Università di Tor Vergata (Roma) e suole collaborare con la rivista Formiche, che raccoglie analisi e commenti sulla politica nazionale e internazionale.

Di Maio e Salvini saranno vicepresidenti. Il primo si insedierà al “super ministero” del Lavoro e delle politiche sociali e dello Sviluppo Economico, che il Cinque Stelle aveva già chiesto al Quirinale di unificare per poter meglio attuare le riforme sui centri di impiego e il reddito di cittadinanza, il leader del Carroccio prenderà posto invece al Viminale. Conte ha poi chiesto a Giorgetti di occupare il posto di Segretario alla Presidenza del Consiglio, che solitamente è il vero deus ex machina di una squadra di governo. Agli Esteri andrà Enzo Moavero Milanesi, già ministro di Letta agli Affari Europei; all’Agricoltura andrà il leghista Gianmarco Centinaio; alla Sanità Giulia Grillo; alla Difesa Elisabetta Trenta, esperta in sicurezza della Link University, era tra i tecnici indicati da Di Maio prima delle elezioni; Marco Bussetti, il “tecnico” della Lega, sarà il nuovo ministro dell’Istruzione, mentre Alfonso Bonafede sarà il nuovo Guardasigilli; chiude l’elenco dei ministri con portafoglio Danilo Toninelli, che andrà alle Infrastrutture e Trasporti, al posto di Mauro Coltorti, il tecnico inizialmente nominato da Di Maio per il MIT.

Seguono i ministri senza portafoglio: Vito Crimi, sottosegretario con delega ai servizi segreti; Giulia Bongiorno, Pubblica Amministrazione; Lorenzo Fontana, Famiglia e Disabili; Riccardo Fraccaro, Rapporti con il Parlamento e Democrazia Diretta; Erika Stefani, Affari Regionali; Barbara Lezzi, Sud.

Superato l’ostacolo Mattarella, ora resta da raccogliere la fiducia del Parlamento, ma dovrebbero essere pochi i problemi, nonostante i numeri non proprio plebiscitari di Lega e Cinque Stelle al Senato. Ma l’astensione di almeno uno dei partiti del centrodestra (la Meloni) dovrebbe garantire la fiducia a Conte senza il rischio di sorprese. Le chiacchiere adesso sono finalmente finite: soprattutto Salvini dovrà dimostrare che la sua lunghissima campagna elettorale (è in giro dell’Italia dalla fine del 2013) si possa convertire in fatti concreti, i “grillini” che sapranno governare e amministrare, in una posizione che per loro insolita.

Il primo appuntamento chiave per Conte arriverà presto. L’8 e il 9 giugno c’è il Summit del G7 in Canada, dove l’avvocato pugliese che insegna a Firenze incontrerà i presidenti e i primi ministri di Germania, Francia, Stati Uniti, Canada e Giappone, e dove saranno presenti i rappresentanti dell’Unione Europea: Jean-Claude Juncker e Donald Tusk. Lì misureremo lo spessore di un governo che resterà pur sempre un compromesso tra due forze politiche che si somigliano in tante cose, ma parlano lingue diversissime in altre.

Quello che conta è che dopo 30 anni l’Italia con le sue posizioni coraggiose in politica estera e in politica europea torni al suo ruolo di ago della bilancia del Mediterraneo. Perché al di là dell’atteggiamento moralista della classe dirigente tedesca, più di facciata che altro, un’Italia che si ribelli dal progetto franco-tedesco sarebbe un vero e proprio smacco per Berlino, che avvicinerebbe l’Italia a Trump e al Regno Unito post-brexit. L’Italia è tutt’altro che un paese-cicala da bacchettare, ma una media potenza con una posizione invidiabile nel mediterraneo, un ruolo che la nostra classe dirigente nel corso della Seconda Repubblica ha completamente dimenticato e che aveva fatto le nostre fortune nell’epoca dei blocchi.

Adesso Di Maio e Salvini hanno l’opportunità di ripartire da lì, consapevoli che Roma, nei conflitti tra Mosca, Washington, Berlino e Londra può costruire la sua rinascita politica ed economica. Ma come nello sport anche in politica la verifica spetta al campo, non importa quanto sei stato pagato al calciomercato o quanti voti hai preso. Essere statisti è un’altra cosa.

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