Nadiya Savchenko
La Savchenko durante il processo

MOSCA – Il 22 marzo scorso si è concluso a Rostov il processo a carico di Nadiya Savchenko, accusata di complicità nell’uccisione di due giornalisti russi nel Donbass nel giugno 2014. Il giorno del verdetto ha causato grande scalpore tra i giornalisti e tra il “gruppo di sostegno” della Savchenko. Già alle 07:30 del mattino, due ore e mezza prima della lettura della sentenza, giornalisti provenienti da diversi Paesi si trovavano allineati in un luogo rumoroso a 100 metri di distanza dal primo “blocco di sicurezza”. Le misure di sicurezza adottate vicino al tribunale sono state senza precedenti. Intorno all’edificio era presente una cinquantina di poliziotti e militari delle truppe interne, mentre l’aera circostante era controllata dall’unità cinofila. Per i corrispondenti ed i visitatori della Corte era stato organizzato un doppio controllo di sicurezza.

La Savchenko è stata condannata a 22 anni di carcere. In realtà, però, trascorrerà in carcere 20 anni e quattro mesi dalla data del verdetto, dal momento che vi ha già trascorso un anno e otto mesi. La Corte ha inoltre multato la Savchenko di 30 mila rubli per l’episodio dell’attraversamento di frontiera, in seguito al quale sarebbe entrata illegalmente in Russia. Nel verdetto è stato stabilito che la soldatessa verrà rilasciata nel 2036, ma potrebbe essere rilasciata sulla parola dopo 12 anni di detenzione, nel 2028.

Il giudice ha assicurato che le prove contro la Savchenko sono state presentate da una commissione d’inchiesta oggettiva e affidabile. Secondo il giudice, i dati contenuti nella fatturazione del telefono della Savchenko dimostrerebbero la sua colpevolezza. Inoltre, il giudice ha evidenziato che la soldatessa avrebbe aderito al Battaglione Aidar volontariamente.

La Corte ha anche respinto la versione sul rapimento della Savchenko e sulla sua successiva consegna illegale in Russia. Come indicato nel verdetto, la soldatessa avrebbe invece segretamente attraversato il confine con la Russia — versione supportata da prove, comprese alcune testimonianze.

La Savchenko è stata riconosciuta colpevole della morte di persone e di avere attraversato illegalmente il confine con la Russia. Secondo il giudice, la Savchenko avrebbe commesso i due reati come conseguenza del suo odio nei confronti delle persone di lingua russa. Come risulta dalla sentenza, la Savchenko era consapevole del fatto che le sue azioni avrebbero portato alla perdita di vite umane.

Nel frattempo, l’avvocato della soldatessa ucraina ha detto di avere fatto appello al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla difesa dei diritti umani. Secondo il suo avvocato, l’ex tenente non aveva intenzione di fare appello a qualsiasi verdetto che fosse contrario ai Diritti dell’Uomo sanciti dalla Corte Europea. Tuttavia, l’avvocato ha deciso comunque di dare avvio ad una serie di procedure internazionali per la sua liberazione.

Alcuni giovani attivisti contrari all’ex tenente, hanno organizzato dei picchetti davanti al tribunale della regione di Rostov. Gli stessi hanno portato, oltre a fiori ed alle fotografie dei giornalisti uccisi, dei manifesti che recitavano: “Savchenko, dichiarata colpevole” e “Savchenko deve rispondere secondo la legge”.

Sembra tuttavia possibile, secondo più fonti, che la Savchenko venga in futuro scambiata con due prigionieri russi attualmente detenuti Ucraina. Si attendono per ora ulteriori sviluppi della vicenda.

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