Prima le dimissioni post-datate con uno scranno a Palazzo Madama come salvagente (l’ennesima incoerenza di uno che voleva rottamare pure il Senato), poi il fuoco amico, infine (ma solo per ora) lo sfratto esecutivo.

Il dopo 4 marzo è ricco di amarezze per Matteo Renzi, l’ex rottamatore che, dopo il 40,81% alle europee del 2014, è stato rottamato a furor di popolo straperdendo a colpi di “NO” il referendum costituzionale del 2016 (19.419.507 voti, pari al 50,1%) e le recenti politiche, dove il suo Pd ha raccolto appena il 18,7%.

“Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Signa e Impruneta”. E’ stato questo il passaggio più contestato dell’ex premier che ha dato inizio al fuoco amico e all’invio dell’avviso di sfratto.

Una tattica dilatoria, finita subito nel mirino di Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato nella scorsa legislatura: “La decisione di Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo”. Secondo il senatore sardo, le dimissioni di un leader “sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre”.

Parole di fuoco all’indirizzo di Renzi anche dal senatore dem Ugo Sposetti, storico tesoriere dei Ds: “Renzi e l’attuale direzione del Pd non sono degni di affrontare il dibattito su quello che dovrà fare da ora il partito. Sono indegni. Lui e la sua cerchia sono delinquenti seriali che hanno distrutto la sinistra e rotto l’idea di comunità. Proporrò la costituzione di Comitati 5 marzo per la rinascita del Pd. I circoli devono autoconvocarsi per esaminare il risultato elettorale ed elaborare proposte per tornare a essere un partito vero. Renzi va processato”.

“La sconfitta di domenica, ha aggiunto Sposetti, è figlia di arroganza politica, boria, pressappochismo, visione miope. Questa sconfitta non è ‘ogni sconfitta’. Dietro questa c’è anche l’insano gusto del potere che pervade ogni azione di Renzi. Tutto quello che sta facendo in questi giorni e in queste ore è dettato da un vero e disgustoso attaccamento alla poltrona. Per questo non esiste altra via che quella di un vero e proprio processo politico a Renzi da parte della nostra gente, è solo uno a cui bisogna ribellarsi subito”.

Ultimo in ordine di tempo è stato il sindaco di Milano Beppe Sala, che all’inaugurazione di Tempo di Libri, rispondendo ai cronisti, ha dichiarato: “Lo dico senza ambiguità, credo che le dimissioni di Matteo Renzi debbano essere più chiare. Non trovo saggio che debba essere Renzi a governare questo passaggio così delicato. Che tra l’altro prevede le elezioni di presidenti di Camera e Senato e prevede la formazione del muovo governo. Se ti dimetti, ti dimetti. Lo dico con rispetto”.

Attacchi pesantissimi che hanno fratto naufragare il tentativo di Matteo Renzi di provare a gestire il post elezioni del Pd. L’uscita di scena immediata di Renzi è confermata da una nota diramata dal presidente dem Matteo Orfini.

“Matteo Renzi si è formalmente dimesso lunedì – ha scritto Orfini – Come da lui richiesto nella lettera di dimissioni, e come previsto dallo statuto, ho immediatamente annunciato la convocazione dell’assemblea nazionale per gli adempimenti conseguenti”.

E ancora: “Contestualmente ho convocato la direzione nazionale che sarà aperta dalla relazione del vicesegretario Martina. Nella direzione, si legge nel comunicato, discuteremo le scelte politiche che il Pd dovrà assumere nelle prossime settimane”. “Continuare a discutere di un fatto ormai avvenuto come non vi fossero state non ha molto senso, come non lo ha disquisire del percorso conseguente le dimissioni che è chiaramente definito dal nostro statuto e che non consente margini interpretativi né soluzioni creative”, ha aggiunto Orfini.

Più esplicito ancora è stato il portavoce nazionale del Pd Matteo Richetti: “Lunedì faremo una direzione che individuerà la reggenza del partito. Non so se ci sarà Renzi e se non ci sarà sarà la dimostrazione che ha fatto un passo indietro anche fisico”. A guidare la delegazione del Pd al Colle per le consultazioni con il presidente della Repubblica, sarà il vice segretario Maurizio Martina, come da statuto. Con lui ci saranno i neo capigruppo dem di Camera e Senato.

Lunedì il reggente, poi l’assemblea, che dovrebbe tenersi a fine aprile dopo le consultazioni di Mattarella. “Ci sono due strade: una che torna a dare la voce al popolo del Pd oppure l’assemblea, che è legittimata a eleggerlo”, ha spiegato Matteo Richetti, secondo cui è da preferire la prima opzione.

Il dopo Renzi potrebbe avere le fattezze dell’ex Scelta Civica Carlo Calenda, neo iscritto al Pd, dopo tre anni di tentativi infruttuosi di avere la tessera dem.

Liberale, pariolino, europeista e grande utilizzatore dei social, l’ex ministro non è mai stato troppo amico di Renzi. Con un passato lavorativo alla Ferrari, a Sky e in Confindustria, sotto lo sguardo attento di Montezemolo, il rampollo di una famiglia legata a filo doppio al mondo del cinema, è pronto ad interpretare un copione non facile, quello del segretario capace di risollevare un partito senza più identità, lacerato da battaglie interne, in bilico tra la svolta e l’implosione.

3 COMMENTI

  1. ” straperdendo a colpi di “NO” il referendum costituzionale del 2016 (19.419.507 voti, pari al 50,1%) ” non si straperde con un 51%. questo è fuoco amico del ipù nefasto perchè è subdolo.

  2. Calenda non rappresenta nulla…non credo chepossa rappresentare le fasce sociali deboli dhe il PD si vorrebbe fregiare di rappresentare e che lo hanno abbandonato …un tipo come Calenda che si iscrive al circolo dei vip dei PD e non in una borgata come avrebbe dovuto fare la doce lunga della “classe politica” che ora naviga nel PD … gente snob e altolocata che si iscrive e si candida immediatamente ai piano alti senza passare dalla militanza semplice.
    Tutta altra storia con la militanza dei comunisti di un tempo dove andavano nelle seioni e nelle borgate a parlare con la gente e molte volte prendere i pugni in faccia.
    Questi sono personaggi da operetta e il loro curriculum, a dispetto delle etichette( ferrari etc) è da persone che poco hanno a che fare con una forza che si dice o vorrebbe essererappresentativa del mondo del lavoro, in primis dei lavoratori.

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