Per la prima volta dal 1976 il Presidente di Cuba non è più un Castro. L’ormai anziano Raul, fratello di Fidel, col quale portò al trionfo la Rivoluzione Cubana nel 1959, ha infatti lasciato le redini al nuovo Presidente, Miguel Diaz-Canel, già primo vicepresidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri. La votazione da parte dell’Assemblea Nazionale è stata praticamente plebiscitaria.

Tuttavia non s’è trattato di un passaggio brusco da un’era ad un’altra: Raul Castro, infatti, rimarrà Segretario del Partito Comunista Cubano fino al 2021. La transizione, dunque, richiederà almeno tre anni, al termine dei quali plausibilmente Diaz-Canel otterrà anche la guida del Partito, previsione certo facile ma comunque non scontata. Si tratta di una prassi abbastanza comune nei paesi socialisti, dove a guardar bene assai di rado il Capo dello Stato e quello del Partito sono la stessa persona; lo stesso dicasi per quanto riguarda il Capo del Governo.

Ingegnere, prima di divenire Presidente Miguel Diaz-Canel ha scalato tutta la gerarchia del Partito, di cui è stato capo in due delle province più importanti del paese: dapprima a Villa Clara, quindi a Holguin, da cui provengono i fratelli Castro. La gente del posto ama ricordarlo come una persona semplice, che si recava in ufficio in maglietta e bicicletta. Nel suo importante ruolo politico, Miguel Diaz-Canel è stato fra i primi della “nomenklatura” cubana ad interessarsi dei diritti e delle istanze della comunità LGBT, questione del resto su cui Cuba è da sempre all’avanguardia in America Latina. A Villa Clara Diaz-Canel prese le difese del Bar El Mejunje, punto di riferimento per la comunità LGBT locale.

Diaz-Canel ha promesso di fare di Cuba “un paese prospero e sostenibile”, ma al contempo ha anche affermato che “la Rivoluzione andrà avanti”. Nel 2013 Raul Castro l’ha scelto come primo vicepresidente, preferendolo ad altri giovani esponenti della nuova guardia cubana affermatisi sotto suo fratello Fidel come Roberto Robaina e Felipe Perez Roque, giudicati “troppo attratti dal miele del potere”. Diaz-Canel, al contrario, ha cominciato a godere di maggior visibilità solo negli ultimi tempi, occupandosi delle relazioni con interlocutori ed alleati importanti per Cuba come il Venezuela e la Russia.

Al nuovo Presidente cubano toccherà adesso portare avanti il piano d’apertura al mercato iniziato da Raul, seppure con una serie d’aggiustamenti, e soprattutto affrontare l’annosa questione rappresentata dai rapporti altalenanti con gli Stati Uniti. Dopo le prime caute aperture di Obama, infatti, con Trump il disgelo fra i due paesi s’è praticamente interrotto. Cuba non è più un paese isolato, né a livello regionale né tantomeno internazionale, ma un dialogo con Washington è in ogni caso giusto che venga definito. Anche negli Stati Uniti, del resto, molte cose sono cambiate a vantaggio di Cuba: aumentano le pressioni di molti imprenditori che vogliono commerciare con l’isola, mentre la lobby dei cubani a Miami non ha più il peso politico di un tempo, pur continuando a vantare ancora una grossa influenza. Indipendentemente dalle posizioni di Washington, dunque, le possibilità per un disgelo continuano ad esserci tutte.

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