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La città di Santiago de Cuba, situata nell’estremo oriente dell’Isola Grande, si sta preparando ad accogliere le ceneri del Lìder Maximo, scomparso a novant’anni la scorsa settimana. Culla della Rivoluzione Cubana, Santiago de Cuba vedrà svolgersi le esequie alle 19.00 ora locale, corrispondenti all’una di notte in Italia. Le ceneri di Castro saranno omaggiate in Piazza Antonio Maceo, e successivamente inumate nel cimitero di Santa Ifigenia, dove già riposano altre importanti figure della storia cubana, come José Martì. Secondo quanto già anticipato lo scorso martedì, durante la cerimonia parlerà anche l’attuale Presidente e fratello di Fidel, Raùl Castro.

Il percorso tenuto dal convoglio che trasporta le ceneri di Fidel Castro è lo stesso che i suoi rivoluzionari compirono, sia pur in senso inverso, fra il 1958 ed il 1959: si chiamava “Carovana della Libertà” e partiva da Santiago per raggiungere L’Avana. Ieri l’urna ha attraversato Holguìn, terra natale di Castro, per una breve sosta di 15 minuti. Holguìn, nota per le sue coltivazioni di cedri, ha fornito proprio il legno per l’urna dove adesso riposano le ceneri del Lìder Maximo.

Se le informazioni sullo svolgimento dei funerali non sembrano al momento essere ancora abbondanti, ancor meno risultano esserle quelle sui suoi partecipanti. Si sa per certo che vi presenzieranno i Presidenti progressisti dell’America Latina, come il boliviano Evo Morales, già atterrato all’Avana, il venezuelano Nicolàs Maduro, il nicaraguense Daniel Ortega e l’ecaudoregno Rafael Correa. Non mancherà un tributo nemmeno dall’Africa, per esempio col vicepresidente angolano Manuel Domingos Vicente. Per l’Angola Cuba si schierò, fra il 1975 ed il 1988, ben 300mila combattenti ed il legame fra i due paesi, anche a distanza di decenni, s’è mantenuto sempre particolarmente intenso. Sarà ovviamente presente anche il Capo di Stato sudafricano Jacob Zuma, grande amico ed estimatore di Castro.

Parteciperanno poi anche gli ex Presidenti brasiliani Luiz Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff, come anche l’ex calciatore Diego Armando Maradona, grande amico di Castro, che ha definito come “un secondo padre”. Argentina e Brasile manderanno poi anche loro delegazioni governative, a sottolineare la volontà di partecipare ai funerali tenendo un basso profilo. Non si prevedono particolari partecipazioni neanche da parte europea: la Francia, per esempio, si limiterà a mandare in rappresentanza di François Hollande il ministro dell’ambiente Ségolene Royal. La Spagna manderà una sua delegazione, capeggiata dall’ex Re Juan Carlos, che conosceva e stimava Castro, mentre da parte dell’Irlanda ci sarà Gerry Adams, capo del partito Sinn Féin ed ex leader dell’IRA, che già su Twitter s’era dichiarato “onorato” di partecipare al funerale.

Non parteciperanno, invece, e la notizia è stata già data ormai da giorni, il Presidente statunitense Barack Obama e men che meno il suo vice Joe Biden: troppo prematuri i tempi, probabilmente, per una presenza ai funerali di Castro, magari col rischio d’incidenti diplomatici o “scivoloni” che potrebbero compromettere il percorso di disgelo appena iniziato. Inoltre il prossimo arrivo di Trump alla Casa Bianca pone nuove nubi proprio su questo processo, e probabilmente l’Amministrazione uscente preferisce non mettersi di traverso o comunque rivolgere provocazioni al nuovo Presidente degli Stati Uniti. Oltre a loro hanno declinato la possibilità di una propria partecipazione anche la britannica Theresa May ed il canadese Justin Trudeau, che comunque in patria aveva ricevuto pesanti critiche per aver espresso un elogio solenne ed ammirato della figura di Castro, in cui aveva ricordato anche la forte amicizia che legava quest’ultimo a suo padre. Anche Jeremy Corbin, leader dei laburisti inglesi, dopo un primo accenno alla possibilità di comparire ai funerali di Castro, ha fatto marcia indietro. L’Italia probabilmente manderà il viceministro degli esteri Mario Giro: sebbene la scelta appaia a prima vista un po’ sottotono, è importante ricordare come Giro sia un ex dirigente della Comunità di Sant’Egidio, che alla fine degli Anni ‘90 svolse un importante ruolo di mediazione fra Cuba e gli altri attori impegnati nella guerra in Angola, ovvero MPLA, UNITA e governo sudafricano. Probabilmente all’esecutivo italiano il viceministro Giro, proprio per il suo passato di rilievo in un’organizzazione religiosa che vanta tuttora importanti contatti con Cuba, è sembrato la soluzione diplomaticamente più esaustiva ed efficace.

Non saranno presenti neppure i Presidenti di Russia e Cina, Vladimir Putin e Xi Jinping. Il primo invierà Vyacheslav Volodin, presidente della Duma che notoriamente gli è vicinissimo, mentre il secondo si farà rappresentare da una nutrita delegazione sui cui nomi comunque vige ancora la massima riservatezza. Anche l’India, altro grande colosso dei BRICS, si farà rappresentare da una delegazione bipartisan guidata dal Ministro dell’Interno Rajnath Singh. In linea di massima, potremmo dire che l’atteggiamento tenuto dai vari Capi di Stato della Comunità Internazionale sia il medesimo già visto in occasione dei funerali di Chavez. Anche allora tanto i russi quanto i cinesi, che col Venezuela godevano di un rapporto speciale per non dire privilegiato, preferirono partecipare in maniera indiretta alle esequie, attraverso propri diplomatici o addirittura, come nel caso russo, col direttore della compagnia petrolifera statale. In questa scelta molto probabilmente si può leggere la volontà di non assumere una presenza di primo piano a Cuba e in America Latina, sebbene in forma soprattutto simbolica, e quindi di non compromettere il processo di distensione fra L’Avana e gli Stati Uniti. E, probabilmente, anche di non voler creare nervosismi da parte statunitense, alimentando a Washington la convinzione che Russia e Cina si stiano insinuando troppo prepotentemente o energicamente in America Latina, con la conseguenza di provocare strane o inopportune reazioni.

Cuba, dopo la conclusione di questi funerali, non si ritroverà certamente più sola dal punto di vista internazionale, ma sicuramente orfana del “Padre della Rivoluzione”. Era un’idea a cui il popolo e i vertici cubani s’erano indubbiamente abituati da tempo, visto che da dieci anni Fidel Castro non governava più e le sue condizioni di salute apparivano assai incerte. Già questo potrebbe servire da risposta ai legittimi dubbi di chi si chiede quale potrà essere il futuro di Cuba dopo Fidel: forse, considerando anche il fatto che a breve pure il fratello Raùl dovrà lasciare le redini del paese, a favore di un giovane della fazione dei cosiddetti “chinos”, quelli cioè favorevoli a perseguire il modello cinese, l’avvenire dell’Isola Grande sarà impostato su una linea di maggior apertura, sia economica che internazionale, tale da sconfessare in parte anche l’operato e le idee del fondatore, ma senza comunque mai tradirne davvero lo spirito e gli intenti originari.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

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