Alfio Marchini, Silvio Berlusconi, Guido Bertolaso

Le prossime elezioni amministrative che interesseranno comuni molto importanti dello stivale sembrano rappresentare uno spaccato della storia nazionale. Roma fu Capitale dell’Impero, l’Alba della nostra Civiltà, i suoi cittadini potevano vantare “Civis romanus sum”; oggi sembra volerne piuttosto rappresentare tutti i problemi, le inefficienze a cominciare dalla politica che in vista di elezioni ormai vicine non riesce ad assestarsi: nel M5S prima volevano candidare il famoso Alessandro Di Battista, per passare poi alla semisconosciuta Virginia Raggi, la quale è in testa forse più per la disperazione dei romani, che per meriti suoi. Col PD Roberto Giacchetti, adatto a lasciare qualche possibilità al partito dopo l’incresciosa figura di Ignazio Marino, candidato anche lui che potrà dimostrare quanto bene gli volessero i cittadini “bucatini” romani. Il centrodestra, anche se sarebbe più corretto dire “i” centrodestra, visto che ci sono quasi più candidati che partiti, è un caos nel caos. Sembra pure aggiungersi ogni giorno qualcuno, perfino Tosi: manca solo Papa Pio X che dimenticò di nominare un cardinale, e allora “fatti trenta, facciamo trentuno!”.

Non vanno meglio le cose a Milano, dove un candidato proveniente dall’amministrazione Moratti va a scontrarsi col candidato di Berlusconi: un amministratore di Expo contro quello di Fastweb. In ogni caso, al di là del vincitore, sarà sicuramente un soggetto fuori dalla politica, che può far piacere ai disillusi, ma non è un dato positivo, perché un amministratore d’azienda non è un politico: il fine dell’operatore privato è ottenere ricavi, quello del pubblico è la soddisfazione dell’interesse pubblico, per cui un tempo era normale anche qualche conto in rosso. Quanto alle alternative il M5S non può certo dare conforto, perché ci mostra un atteggiamento antipolitico come eliminare candidati brutti nel senso più letterale del temine; invece, Corrado Passera con Italia Unica probabilmente ha definitivamente ucciso la sua creatura liberale classica che non aveva mai preso il volo, decidendo l’alleanza con il centrodestra formale.

Viviamo nel mondo della dispersione, senza riuscire a proporre idee innovative: a Roma si organizzano “complotti per far vincere” perché ottenerne l’amministrazione è più il peso e il rischio di una gestione impossibile che non il palio della Capitale. Una vittoria di Pirro. E a Milano tutti sicuri, perché tanto si percorre la linea tecnica e allora che problema c’è ad accettare uno che di fatto non rappresenta delle idee? La sfiducia per la politica arriva al punto di mettere in cattiva luce l’uomo politico proprio a casa sua. Così, se Roma fu la Capitale politica di un’epoca, oggi invece è Capitale del caos politico; se oggi la Finanza e la Tecnocrazia comandano nell’Occidente libero, Milano da Capitale finanziaria italiana vuole meritarsi questo primato di spoliticizzazione. Intanto il Presidente del Consiglio viene proprio da Florenza bella, già protagonista nel Rinascimento e poi Capitale del neonato Regno d’Italia nel 1865, ma cosa ne rimane della Repubblica toscana? E che fine hanno fatto Machiavelli, Lorenzo il Magnifico, Francesco Sforza e Ottaviano Augusto?

Giulio Sibona

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