I fatti di Dacca – di cui Boschetti è l’unico italiano sopravvissuto – li conosciamo tutti, quindi non perderemo troppo tempo a riepilogarli, né tanto meno ci perderemo in dettagli che, mai come stavolta, sarebbero di troppo.

In soldoni, dei terroristi hanno fatto irruzione in un ristorante nella capitale del Bangladesh, frequentato sopratutto da italiani e da giapponesi, e preso in ostaggio e ucciso tutti i non musulmani su cui sono riusciti a mettere le mani.

Faraaz, un bengalese che, conoscendo il Corano, era stato risparmiato, si fa ammazzare per non abbandonare le amiche indiane.

Gian Galeazzo Boschetti, un italiano, allontanatosi per telefonare, intuisce la malaparata e si nasconde all’esterno, dove rimarrà acquattato per ore. La moglie – racconterà – rimane all’interno da dove invocherà il nome del marito.

Contro Boschetti si è scatenato l’odio di milioni di Rambo virtuali, anche titolati, come Massimo Gramellini, scrittore e vicedirettore de La Stampa, il quale ha, in sostanza, dato del vigliacco a Boschetti, per il fatto che non sia entrato nel ristorante per morire con la propria moglie nonostante, è lo stesso Gramellini a riconoscerlo, Boschetti non avrebbe potuto far nulla per salvarla.

gramellini eroe

Gramellini non è il solo, ma di certo il più famoso, almeno in questo caso. Il suo commento fa il paio con quello famosissimo di Vittorio Feltri sul massacro di Utoya, in Norvegia. In quell’occasione, Feltri sostenne una cosa simile, e cioè che, se qualcuno delle vittime avesse mantenuto la calma e fosse saltata addosso a Breivik, il massacro si sarebbe evitato.

“Ma 50 – e sull’isola ce n’erano dieci volte tante-se si lanciano insieme su di lui, alcune di si­curo vengono abbattute, ma solo alcune, e quelle che, viceversa, ri­mangono illese (mettiamo 30 o 40) hanno la possibilità di farlo a pezzi con le nude mani.”

Chiariamoci, non sono i soli ad aver espresso idee simili, anzi: in questi giorni, svanito il sogno europeo della nazionale italiana, in centinaia hanno infestato Internet accusando Boschetti di essere un vigliacco, un verme, un vile, sostenendo a sinistra che doveva entrare nel locale e morire placidamente accanto alla moglie o, a destra, che doveva afferrare un qualche oggetto e assalire i 7 terroristi e ucciderne qualcuno, cercando la bella morte.

Uno dei problemi di questo corso di pensieri eroico-internettiano, a parte il cattivo gusto di chiedere ad altri di farsi ammazzare senza motivo, mentre magari si corre dall’avvocato se qualcuno ci dà del cretino, sta nella sua mancanza di realismo, specialmente nella variante destro-d’annunziana.

  1. È irrealistico pensare che un civile (che non sia un delinquente, e quindi non abbia alcuna preparazione alla violenza) possa affrontare certe situazioni semplicemente schioccando le dita. Testimonianze numerosissime di scampati da situazioni simili o analoghe, dalle stragi di Parigi alle più banali rapine a mano armata, riferiscono di reazioni come ansia, paralisi o azioni e grida inconsulte.
  2. Per non parlare poi di quanto sia assurda l’idea che un uomo disarmato, in circostanze normali, possa affrontare nemici numerosi e in grado di esercitare violenza (e questi terroristi non vedono l’ora di uccidere e di essere uccisi).

In questo video vengono smentiti molti luoghi comuni holliwoodian-internettiani sulle reali possibilità, per una persona disarmata e non addestrata, di disarmare un (e sottolineiamo uno) uomo armato di pistola. Inutile dire che l’idea di un video su un uomo solo, disarmato e inesperto contro 7 terroristi armati neppure gli sia passata per la mente, chissà perché.

Quest’altro video è ottimo perché parla degli effetti delle ferite e della vista del sangue su chi si trovi coinvolto in uno scontro contro un coltello senza esserne avvezzo. Utile per trarne le debite analogie. Da notare come l’autore sconsigli assolutamente di affrontare, disarmati, una persona armata di coltello. Figuriamoci 7 terroristi armati di mitra!

Ecco un frammento di alcune testimonianze di sopravvissuti alla strage del Bataclan.

“Uno a uno, li giustiziano. Qualcuno riesce a scappare in salvo. Ma i terroristi hanno perfino il tempo di ricaricare le armi, e continuano a uccidere. I colpi finali durano per almeno dieci, infiniti, minuti. Le vittime aspettano, con la morte in fronte. «Tutti si sono buttati a terra, quelli continuavano a sparare, era un inferno», racconta in lacrime un altro testimone dopo essere stato liberato. Alain vive in una strada vicina al teatro. «Stavo cenando – spiega – e ho sentito due fucilate. Sono subito sceso e un uomo si trovava davanti alla ringhiera del cancello. Ferito. Aveva una pallottola nel braccio. Ho aspettato i soccorsi. Ho aperto la porta ai pompieri quando sono arrivati».”

Ecco invece i superstiti di Utoya.

UNA SOPRAVVISSUTA ALLA STRAGE.“Camminava lentamente lungo l’isola e ha sparato contro tutti. Poi si è avvicinato verso il posto dove ero seduta e ha aperto il fuoco uccidendo subito dieci persone. La cosa strana è che era così calmo. Sono riuscita a salvarmi perché mi sono buttata in acqua”. Così una giovane sopravvissuta alla sparatoria di ieri sull’isola norvegese di Utoya, durante il raduno dei giovani laburisti, ha raccontato alla tv Tv2 la dinamica dell’attacco omicida. “Ci siamo riuniti per parlare di quanto era appena accaduto a Oslo quando abbiamo sentito gli spari. Sul momento non gli abbiamo dato importanza, poi tutti hanno iniziato a scappare”, ha detto un’altra ragazza di appena 16 anni. E ancora: “Ho visto un poliziotto con i tappi per le orecchie. Ha detto: ‘vorrei riunirvi tutti’. Poi ha iniziato a sparare. Siamo corsi sulla spiaggia e iniziato a nuotare verso la terraferma”, ha detto la ragazza raccontando che l’autore della strage ha sparato anche in acqua. In molti hanno cercato rifugio in altre case mentre gli spari continuavano, altri invece sono fuggiti nei boschi o via mare. “Per sopravvivere molti hanno fatto finta di essere morti”, ma dopo aver sparato una prima volta, l’uomo ha nuovamente aperto il fuoco finendoli con un colpo alla testa.”

Ne potremmo inserire molti altri, ma sarebbe inutile: gente di ogni tipo, di fronte a una situazione stile quella di Dacca non è riuscita a fare altro che fuggire, oppure paralizzarsi. Vale a dire le due reazioni tipiche di molti animali (non da preda) di fronte al pericolo. Questo vale anche nel caso di poliziotti e militari (non veterani): si pensi ai due agenti che, durante la strage di Parigi si fanno da parte con la loro auto, di fronte ai due mitra puntati contro di loro. A maggior ragione, è assurdo pensare che un civile privo di un qualunque background militare o criminale possa fae molto altro che paralizzarsi, strisciare o correre via.

Questo per dimostrare che anche la stessa idea del Boschetti che per puro intellettualismo-eroismo riesca ad alzarsi e a correre contro i terroristi/offrirsi spontaneamente a loro per morire accanto alla moglie avrebbe richiesto dei nervi eccezionali, esperienza e addestramento, anche solo per non rimanere a terra tremante. Quindi le polemiche contro Boschetti sono completamente fuori dal mondo, specie se vengono da persone che magari in vita loro non hanno mai neppure assistito a una rapina, figuriamoci a una situazione del genere.

Inoltre, vi è da notare che a sollevare tali accuse contro Boschetti è in genere una persona dall’orientamento più o meno intellettuale, poco propensa quindi a farsi coinvolgere in risse o simili: difficile immaginarle nelle vesti di Rambo mentre affrontano 7 terroristi armati solo di dialettica.

Inoltre non si capisce perché non pretendere, a maggior ragione, che fossero gli ostaggi ormai certi di morire, a scagliarsi contro i terroristi, dato che erano numerosi e senza più nulla da perdere. Neanche il bengalese sacrificatosi per morire assieme alle due amiche indiane, di certo coraggiosissimo, si è scagliato contro i terroristi. Come mai? Nel caso degli altri ostaggi si potrebbe pensare a viltà, ma per il bengalese non può essere questa la ragione. Può essere che, di fronte a certe situazioni, subentri un blocco psicofisico quasi impossibile da superare? Vi sono, a sostegno, numerosissime testimonianze, come quelle che abbiamo citato. Possibile che Gramellini e altri, non sappiano tutto questo? Sì, ma potevano informarsi, prima di scrivere.

Cos’è che spinge tali persone a ergersi non solo a (improbabili) eroi omerici, ma pure a elargire giudizi sprezzanti nei confronti di una persona che ha fatto ciò che, al posto suo, il 99% delle persone avrebbe fatto?

Magari in parte è anche una questione di ignoranza su quali siano i limiti anzitutto psicologici di una persona non addestrata a certe situazioni, di fronte a gente armata e organizzata. In altri casi è probabilmente il desiderio narcisista di mettersi in mostra. E forse anche il pio desiderio, da parte di gente solitamente tranquilla, di essere in grado di fare la differenza, di sconfiggere il Male. Oppure si tratta di un modo, a sinistra, per continuare la campagna ininterrotta contro l’Italia e gli italiani, dato che una simile accusa non è mai stata formulata per i superstiti della strage di Parigi o per quella di Utoya. A destra può essere un modo per sferzare la mollezza italiana, magari all’insegna de “Quando c’era Lui…”

Non lo sappiamo. Quel che è certo è che se 60 milioni di allenatori strappano un sorriso, 60 milioni di Rambo, con la pelle degli altri, non si possono davvero sopportare.

Massimiliano Greco

UN COMMENTO

  1. Di solito si insegna a disarmare una persona con il coltello in quasi tutti i corsi di arti marziali anche tradizionali, perché le arti marziali tradizionale nei giorni nostri derivano dalle arti di guerra dei guerrieri antichi tradizionali, per esempio i samurai per le arti giapponesi, cosi oggi sono rimasti queste rimasugli, ma sinceramente è da pazzi insegnare la difesa contro il coltello a mani nude, al limite lotta coltello contro coltello o bastone o altra arma contro coltello; per quanto riguarda la difesa da una pistola è da corsi di difesa personale che vanno tanto di moda oggi, come questi che insegnano il krav maga che di solito usano questo nome a sproposito, sono “istruttori” che hanno preso il brevetto in una fine settimana, sono dei pazzi e anche pericolosi per quello che insegnano.

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