Ci eravamo lasciati la settimana passata con la Commissione Europea che dava il via libera al governo italiano di Renzi ad una garanzia statale di 150 miliardi di Euro sulla liquidità per le banche solvibili. In pratica, se fosse necessario, gli istituti bancari potrebbero emettere obbligazioni garantite dal Tesoro e ad essere rimborsate dallo Stato nel caso di difficoltà.

Avevamo detto che, per verificare se la mossa della Commissione potesse avere effetti positivi, dovevamo monitorare la reazione dei mercati finanziari nei giorni successivi all’annuncio. Come ricorderete, la garanzia è stata concessa con la motivazione di “tranquillizzare i mercati”  ed infatti, il giorno stesso dell’annuncio Piazza Affari ha chiuso in positivo. Ma l’euforia si è spenta tutta li: nella giornata di venerdì, le borse sono crollate nuovamente trascinate dalle prestazioni dei titoli bancari. Unicredit ha chiuso con un -4,92 (il giorno prima era stato nominato Jean Pierre Mustier come nuovo amministratore delegato), Intesa San Paolo con un -1,92, Ubi Banca con un -1,94 e via dicendo. Anche oggi le cose non sembrano andare bene: dopo aver ricevuto la lettera della BCE in cui gli viene intimato di ridurre, entro il 2018, le sofferenze accumulate al 20% sul totale dei crediti, il titolo di Mps ha perso il 13,99% e le altre banche rimangono sulla scia di quel che è accaduto venerdì.

Ma perché i mercati non hanno reagito positivamente allo scudo sulla liquidità? Semplicemente perché, come avevamo già noi intuito, la proposta dello scudo non risolve il problema alla radice. Intanto bisogna comprendere che il problema delle banche non sta nella mancanza di liquidità, che oltretutto è già abbondante grazie agli interventi della BCE, ma il problema sta tutto nella carenza di capitale e nei crediti deteriorati che lo erodono. Per cui una garanzia del genere non va a curare nulla. In più, la garanzia si applicherebbe soltanto alle banche solvibili, cioè solo per quelle sane. Ma una banca che non fosse a rischio di insolvenza non avrebbe nemmeno bisogno di aiuto. Come poi precisa Luigi Zingales in un recente intervento sul Sole 24 Ore: “In questa situazione uno scudo disegnato per risolvere problemi di liquidità (e non di mancanza di capitale) non funziona. Anzi, così come è stato disegnato è addirittura controproducente. Il governo si è affrettato a dire che lo scudo non parte subito, ma sarà avviato solo a domanda delle banche in difficoltà. Ovviamente nessuna banca vorrà chiederlo per evitare lo stigma sul mercato. Nel frattempo si sa che ci sono banche in difficoltà (altrimenti perché creare lo scudo?), ma non quali. Per di più non c’è neppure la certezza che le banche ricorrano allo scudo in tempo, perché la paura dello stigma le indurrà a farlo all’ultimo momento possibile. L’unica cosa certa è che grazie allo scudo le banche non si rimetteranno a prestare”.

L’effetto più significativo che lo scudo approvato dalla Commissione Europea ha prodotto è quello di rendere ormai palese che il sistema bancario italiano ha dei problemi seri, i quali potrebbero portarlo al collasso. Dal governo si sono subito affrettati a sdrammatizzare la situazione e a dire che la garanzia “non sarà utilizzata nell’immediato” perché per ora non ce n’è bisogno, ma una cifra importante come 150 miliardi di euro, pari al 9% del PIL nazionale, non può non far pensare a qualcosa di serio. Oltretutto, questi soldi andrebbero ad aumentare il debito pubblico, per cui se dall’Europa sono disposti ad accantonare tutto il rigore e l’austerità sui conti pubblici per andare a salvare le banche, significa che non c’è molto da star tranquilli.

A smentire  il Premier Renzi è arrivato perfino il Financial Times che è andato in stampa con questo titolo di apertura: “Renzi ready for defy Brussels over bailout for Italy’s troubled banks” . Il quotidiano della City scrive così nell’articolo che segue: “L’Italia è pronta a sfidare l’Unione europea e iniettare, in modo unilaterale, miliardi di euro nel suo sistema bancario in difficoltà, se esso fosse oggetto di una severa pressione sistemica: una mossa di ultima istanza che minerebbe il nascente regime comune per la gestione delle banche in difficoltà”. I motivi sono semplici: “L’italia è lo Stato più vulnerabile dell’Eurozona dopo l’esito shock del voto del Regno Unito di lasciare l’UE, con i titoli bancari precipitati di un terzo. Le preoccupazioni maggiori sono concentrate sui risultati degli stress test delle banche che usciranno alla fine di questo mese e su un referendum costituzionale in Italia che si svolgerà ai primi di ottobre, sul quale il Sig. Renzi ha scommesso tutto il suo lavoro. Citigroup ha descritto il referendum come “probabilmente il più grande rischio sul panorama politico europeo di quest’anno, al di fuori del Regno Unito.”

Da Palazzo Chigi è arrivata subito una replica ufficiale: “Contrariamente a quanto riportato oggi sulla stampa internazionale, il presidente del Consiglio Matteo Renzi è pronto a “sfidare” Bruxelles sul futuro dell’Europa poiché non crede possibile ignorare il risultato della Brexit. È dunque sulla crescita, gli investimenti, la cittadinanza, l’immigrazione, la lotta alla disoccupazione che si concentra l’attenzione dell’Italia. Quanto alle banche, è noto, come ha avuto modo di sottolineare anche ieri in una intervista tv, che Renzi prediliga le soluzioni di mercato, nel rispetto delle regole vigenti in Europa”.

Sono smentite di routine. Ma ormai sembra sicuro che il governo italiano sarà costretto ad accantonare le regole UE sul bail-in e ad intervenire per salvare il sistema bancario tramite un aiuto di Stato. Vedremo se questo gli sarà permesso e a quali condizioni.

Marco Muscillo

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