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In un’Italia scossa da intrighi, complotti e sinistre ingerenze, anche un ordinario trasferimento può sollevare dubbi ed alimentare supposizioni per il suo tempismo e per quelle che agli occhi di tanti non sono semplici “coincidenze”. Tanto più se la notizia viene fatta artatamente passare sotto traccia.

Ambrogio Cartosio è stato nominato Procuratore della Repubblica di Termini Imerese. Ha lasciato Trapani, dove era stato nominato Procuratore ad agosto dello scorso anno. Al suo posto, è arrivato Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, la moglie del giudice Giovanni Falcone, uccisa insieme al marito nella strage di Capaci il 23 maggio del 1992.

Le designazioni erano state deliberate all’unanimità, già nel mese di aprile, dalla quinta commissione per il conferimento degli incarichi del Consiglio superiore della magistratura. L’ufficializzazione è giunta dopo il voto del plenum, del 14 e del 15 giugno.

Ex sostituto della Direzione Distrettuale Antimafia, già Procuratore aggiunto a Trapani, Cartosio aveva preso il posto di Marcello Viola che aveva guidato la Procura trapanese per circa 5 anni, dopo il suo trasferimento a Firenze.

L’ormai ex Procuratore capo facente funzioni di Trapani, è colui che ha disposto il sequestro della nave Iuventa, battente bandiera olandese ed operante per conto dell’organizzazione non governativa tedesca “Jugend Rettet”. Cartosio è stato tra i primi a mettere sotto la sua “lente d’ingrandimento”, la collaborazione tra membri degli equipaggi delle navi delle ong e scafisti.

Il 10 maggio, davanti alla commissione Difesa del Senato, spiegò come dalle indagini fossero emersi “casi in cui soggetti a bordo delle navi delle ong che sono evidentemente al corrente del luogo e del momento in cui si troveranno imbarcazioni di migranti: evidentemente ne sono al corrente da prima e questo pone un problema relativo alla regolarità di questo intervento”, evidenziando la pratica diffusa tra gli equipaggi di determinate Ong di effettuare operazioni di salvataggio “anche senza informare la nostra Guardia costiera”.

“La presenza di navi delle ong in un determinato fazzoletto di mare, osservò il magistrato, sicuramente costituisce un elemento indiziario forte per dire che evidentemente sono al corrente del fatto che in quel tratto di mare arriveranno imbarcazioni, ma questo da solo non è sufficiente per incriminare qualcuno con il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il dato, unitamente ad altri dati indiziari, potrebbe costituire il compendio indiziario per supporre la partecipazione al reato”.

Queste le parole pronunciate da Cartosio al Comitato Schengen, con un passaggio chirurgico sulla pericolosa connessione tra assenza di controlli e nuovi eserciti a disposizione della criminalità: “Arrivano gommoni, zattere, barche, in tutta la Sicilia, persone che arrivano nella clandestinità e non verranno mai individuate. Che fine fanno queste persone non lo sappiamo, c’è il rischio che finiscano loro stesse vittime di reati gravissimi, come lo sfruttamento del lavoro e la prostituzione e potrebbero anche essere usate dalla mafia come manovalanza. Salvare persone è doveroso, umano e lecito, ma il controllo ci vuole se no il rischio è quello di dare un esercito nuovo nella disponibilità delle organizzazioni criminali”.

Nel suo discorso d’insediamento a Termini Imerese, l’esperto magistrato ha dedicato una riflessione forte e coraggiosa al tema sempre attuale dell’informazione e delle inchieste spettacolo.

L’opinione pubblica, ha spiegato Cartosio, ha diritto di essere informata quando si procede a compiere arresti, “perché non siamo in un Paese dittatoriale in cui le persone spariscono come desaparecidos”, ma l’informazione “deve essere contemperata con il massimo rispetto per le persone che vengono arrestate, e che però sono la Procura e la polizia giudiziaria a indicare unilateralmente come autori di un reato. Saranno poi i giudici a stabilire se il soggetto è veramente colpevole”.

Parole vibranti che riflettono la profonda sensibilità dell’uomo e l’adamantina capacità professionale del magistrato. Doti che hanno permesso a Cartosio, in un momento politicamente delicatissimo, di procedere al sequestro dell’intoccabile “Iuventa”.

Il lavoro della Procura di Trapani sulle condotte opache di alcune ong, deve essere difeso e protetto. Al Procuratore Ambrogio Cartosio vanno gli auguri per il nuovo, prestigioso incarico. Ai giudici trapanesi un grosso in bocca al lupo per il difficile lavoro investigativo che sta facendo luce su un “mondo di mezzo” occultato per troppi anni da parte del mondo politico non solo nazionale, con la complicità di sedicenti intellettuali e di celebratissimi media.

 

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