Shenyang

La zona “verde” di Shenyang: il Parco Beiling

Martedì 6 agosto è l’ultimo giorno di soggiorno a Shenyang prima della partenza verso le montagne della Manciuria Nord Orientale. Nella mattinata, prima della dipartita verso lo Jilin (la regione che assieme all’Heilongjiang rappresenta la parte più orientale della Repubblica Popolare Cinese), devo ancora visitare la zona a settentrione della città, cioè la parte più verde e tranquilla di Shenyang che si trova a circa due chilometri dal mio albergo. La prima meta è il Parco Beiling, il polmone verde della città, l’area verde dove i locali sfuggono dal caos cittadino per rilassarsi e cercare un po’ di tranquillità. Per arrivarci prendo la solita metropolitana, scendo alla stazione di Beiling Gongyuan e a pochi passi trovo l’ingresso del parco.

Dopo circa un chilometro e mezzo di camminata in mezzo al verde, si arriva all’attrazione principale del parco e cioè le Tombe Settentrionali, un ampio complesso funebre formato da circa una decina di edifici dove venne sepolto il fondatore della dinastia Qing Huang Taiji (1592-1643), i cui figli nel 1644, un anno dopo la sua morte, sconfissero i Ming spostando così la capitale da Shenyang a Pechino. È molto curioso osservare come la storia della dinastia Qing sia nata a Shenyang e… sia morta di fatto a Shenyang quando il 17 agosto 1945 Pu Yi, ultimo imperatore della Cina imperiale deposto con l’instaurazione della Repubblica nel 1912, fu catturato dai russi sulla pista d’aeroporto di Shenyang proprio mente lo stato fantoccio del Manciukuò, di cui fu effimero sovrano. Consegnato alle autorità cinesi dopo il Processo di Tokio e concluse i suoi giorni lavorando come giardiniere al giardino botanico di Pechino. La sua vicenda ha ispirato Bernardo Bertolucci nel suo celebre L’Ultimo Imperatore (1987), film che ha vinto ben nove Oscar.

L’ingresso delle Tombe Settentrionali

Per pranzo pizza “cinese”

Per pranzo, stufo di giorni e giorni di cibo cinese piccante, decido di mangiare in un ristorantino italiano dal titolo molto fantasioso (“Amore Pizza”) situato all’interno di uno dei tanti centri commerciali di Chaoyang Street, quella che assieme a Taiyuan Street, rappresenta le due principali arterie dedicate allo shopping della città. Sono davvero curioso di assaggiare come cucinano i piatti italiani i cuochi cinesi e così mi ordino una bella pizza ai funghi! Pur non essendo cotta nel classico forno a legna bensì in un più comune forno elettrico la pizza “cinese” mi sorprende per il suo gusto ed il suo impasto molto sottile e leggero come le pizze alla romana, che dire: mi aspettavo cose assai peggiori!

Un fiore nel Parco Beiling.

Suggerimenti sul come viaggiare con i bus a lunga percorrenza

Per raggiungere la città di Ji’an, situata lungo lo Yalu al confine con la Corea del Nord, devo prendere l’autobus perché non sono disponibili altri collegamenti. Se per quanto concerne i treni, come abbiamo già detto esistono siti web dove si possono acquistare i biglietti online, la faccenda è molto diversa per gli autobus a lunga percorrenza dato che per prendere un biglietto bisogna recarsi sul posto, alla stazione dei bus, con almeno trenta minuti di anticipo sull’orario di partenza. Prima di prendere un bus consiglio sempre di parlare prima con il personale dell’albergo, per far capire come mi sia mosso in una situazione del genere dico solo che alla reception la sera prima della partenza avevo mostrato a una delle inservienti dell’albergo un foglio con su scritto “stazione degli autobus a lunga percorrenza – Jian, Jilin” in caratteri cinesi. La receptionist mi aveva conferma che l’unico autobus per Ji’an partiva attorno alle 15 dalla Stazione Sud. Quando alle due circa sono fuori dall’albergo chiamo subito un taxi, rimostro lo stesso foglio al taxista che in circa dieci minuti mi porta alla stazione degli autobus a lunga percorrenza Sud (da non confondere con quella Nord che si trova nella zona del Parco Beiling). Alla stazione non trovo molta ressa, in un paio di minuti riesco a comperare il biglietto (95 Reminbi Yuan cioè circa 12 Euro) e poi dopo una breve attesa mi imbarco.

Le autostrade in Cina.

Da Shenyang a Ji’an: un primo sguardo sulle campagne cinesi

Nel corso dei 325 chilometri che collegano Shenyang a Ji’an, oltre che schiacciare un breve pisolino, ho modo di osservare attentamente il paesaggio extraurbano della Repubblica Popolare Cinese radicalmente diverso da quello delle città un po’ come in tutta l’Asia. Fino alla città di Tonghua, una delle prime città dello Jilin, il percorso è abbastanza agevole in una comoda autostrada a due corsie non troppo diversa da molte autostrade che ci sono in Italia, anzi mi sento dire che le autostrade cinesi sono curate meglio delle nostre. Poi però inizia il percorso in aperta campagna e da un’ampia strada due corsie si passa ad una piccola carreggiata polverosa e dissestata che corre in mezzo ad una vallata angusta circondata da montagne ombrose. Dal finestrino ho modo di osservare così i villaggi della Cina rurale composti da case basse costruite “a riccio” e stradine polverose e senza asfalto, come deve essere diversa la vita in campagna per milioni e milioni di cinesi lontano dalle luci e dall’opulenza delle grande metropoli! Arrivo a destinazione attorno alle nove di sera, a notte inoltrata ormai, con una stanchezza incredibile addosso e un buco nello stomaco.

Il lungofiume sullo Yalu: la parte al buio è in Corea del Nord

Ji’an: ancora sul confine sinocoreano

La città di Ji’an (trecentomila abitanti circa) è abbastanza piccola e compatta, così trovo subito un alloggio allo Luming Binguan, albergo consigliato dalle guide perché ha al suo ingresso la scritta “Guesthouse”, una delle poche in caratteri latini. Per cena mi reco sul lungofiume: dello Yalu riesco a vedere pochissimo perché la parte nordcoreana, come immaginavo, è immersa in un’oscurità pressoché completa mentre il lungofiume dalla parte cinese è ben tenuto ed illuminato a giorno. A cena decido di sfogarmi un po’ gustandomi un buon tagliere di carne cruda da cuocere sul solito barbecue secondo le usanze coreane. Va tramandato ai posteri un simpatico siparietto che ho avuto con un cameriere, un giovane locale. Costui infatti, vedendomi mangiare, si era meravigliato che non intingessi e strisce di carne nelle solite spezie come si usa in Cina, quando gli ho spiegato che noi in Italia a carne alla brace la mangiamo con un pizzico di sale e un filo d’olio oliva questo qui mi ha guardato strano pensando sicuramente di avere davanti a sé un venusiano! Ma non è finita qui: siccome devo mangiare quattro ciuffi di insalata, chiedo al cameriere (che conosceva un po’ l’inglese) se è previsto un condimento per l’insalata. Costui per rispondermi finge di prendere l’insalata in mano e poi fa il gesto di mordere con i denti: se la carne bisogna mangiarla a tutti i costi speziata, l’insalata invece deve essere trangugiata nuda e cruda senza nessun condimento! Il fascino delle culture e delle usanze diverse a tavola è fascinoso anche per queste simpatiche scenette!

(Fine 10a puntata)

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