Corea del Nord

Visitare la Corea del Nord? Impossible is nothing!

Domenica 4 agosto è forse il momento clou della mia avventura cinese: è il giorno infatti in cui è previsa la gita organizzata presso la città nordcoreana di Sinuiju, l’oscuro e misterioso abitato che si trova esattamente aldilà del ponte sullo Yalu davanti alla ridente e scintillante Dandong. Confesso che alla vigilia di questo viaggio avevo molti dubbi e pregiudizi sul conto di questo misterioso paese però il desiderio di soggiornare, sebbene per poche ore, in uno dei posti più discussi e chiacchierati del pianeta ha prevalso sulle mie incertezze.

Alle sette e mezza ho quindi appuntamento al centro per l’immigrazione di Dandong con un gruppo foltissimo di turisti cinesi (un centinaio circa) intenti vedere cosa c’è sull’altra sponda del fiume Yalu, io sono l’unico occidentale di questa comitiva. Per i cittadini della Repubblica Popolare visitare la vicina Repubblica Popolare Democratica di Corea (Ciaoxian in cinese) equivale a fare un salto nel passato perché il paese attualmente guidato da Kim Jong Un ricorda loro per molti aspetti la Cina di Mao, cioè un paese arretrato ed isolato dal resto del mondo dove la propaganda, gli slogan, il culto dei leader e la sensazione di abitare in una fortezza assediata circondata da nemici la fanno da padrone. Per visitare posti come Sinuiju basta prenotarsi con una decina di giorni d’anticipo in qualche agenzia (io ho scelto la Young Pioneers dopo aver letto sulla mia guida che visitare la RPDC è molto più facile di quello che si crede) che poi organizza il viaggio appoggiandosi ad un’agenzia di Stato nordcoreana tramite intermediari cinesi. Il costo è di circa duecento Euro e prevede una sorta di visto (in realtà più una carta d’immigrazione dato che non viene apposto sul passaporto) più le spese per il trasporto ed il vitto.

 

Fitti controlli burocratici in Cina, snelli in Corea del Nord

Durante la mia lunga permanenza al centro per l’immigrazione dove la nostra comitiva deve svolgere una lunga procedura burocratica noto la prima stranezza della giornata: il cellulare non viene requisito dalle autorità coreane bensì da quelle cinesi a Dandong (ho pagato venti Yuan per il deposito!). Una volta saliti a bordo del pullman della Myohyangsan Travel Company di rigorosa marca Pyonghwa cioè l’unica casa automobilistica della RPDC (fondata grazie all’intercessione del chiacchieratissimo Reverendo Moon), l’agenzia nordcoreana che ci accompagnerà oltre lo Yalu, ci accingiamo a oltrepassare il ponte che corre parallelo al Ponte Rotto. Il tratto, estremamente dissestato e pieno di buche sembra più una stradina di periferia che il principale collegamento tra due paesi così cruciali sullo scacchiere della politica internazionale dove passa circa l’80% dei traffici sinocoreani. Mentre il torpedone è sospeso sul fiume sto per riprendere con la macchina fotografica l’attraversata dello Yalu, ad un certo punto il mio capogruppo cinese mi toglie bruscamente l’apparecchio fotografico e lo ripone in una borsa, a gesti mi fa capire che mi ritorneranno la mia Nikon al momento più opportuno.

Una volta toccato il suolo nordcoreano, i controlli si rivelano molto più snelli del previsto: un’occhiata al passaporto, un passaggio al metal detector e via senza troppi problemi! Dopodiché mi ritrovo con le guide, due bellissime e simpaticissime ragazze coreane (ricordo solo il cognome di una delle due che faceva Hong) vestite con una camicia bianca e una classica gonna blu, anche dall’abbigliamento delle due ragazze capisco di trovarmi in un’altra dimensione. Ad un tratto, mentre ci raduniamo per iniziare il tour cittadino vedo arrivare un giovane su una bicicletta fiammante nuova di stecca, camicia bianca e pantaloni neri. Appena scende dalla bici estrae dalla tasca uno smartphone il cui mio in confronto è un ferrovecchio! Se non fosse stato per la spilla di Kim Il Sung sulla camicia avrei pensato che fosse un ragazzo cinese, invece era un giovane coreano del Nord, probabilmente un apprendista guida. Negli ultimi anni, da quando Kim Jong Un ha avviato l’innovativa politica del byungjin (“doppio binario” in coreano) cioè sviluppo degli armamenti militari e del programma nucleare affiancato da delle riforme capitaliste in senso mercatistico, la Corea del Nord ha conosciuto un vero e proprio boom nella fabbricazione di smartphone, i cui modelli da quello che sono riuscito a vedere, sono  molto simili a quelli della cinese Huawei. 

Davanti alle statue di Kim Il Sung e Kim Jong Il

Le guide si dimostrano cordialissime e simpatiche, rispondono subito a tutte le domande mie e si dimostravano molto curiose ed informate sull’Italia (alla faccia che i coreani sono isolati dal mondo), siccome sono appassionato di calcio mi chiedono chi sia più forte tra Messi e Cristiano Ronaldo: alla mia risposta che preferisco l’argentino le due coreane mi ribattono che credevano preferissi CR7 perché giocava in Italia! La prima meta della gita è scontata: la comitiva deve rendere omaggio alle statue di Kim Il Sung (padre della patria, presidente della RPDC dal 1948 al 1994) e Kim Jong Il (il figlio che ha governato dal 1994 al 2011, anno della sua dipartita) situate nella piazza principale, che scopro essere non troppo distante dal fiume e adiacente alla stazione dei treni. Purtroppo non ho potuto immortalare attimi così trepidanti dato che, per un regolamento che trovo assurdo, le due maestose statue non possono essere fotografate dagli stranieri: le foto devono essere scattate da fotografi locali che poi vendono la foto per trenta Yuan l’una (i nordcoreani accettano molto volentieri valuta cinese perché il Won per loro equivale a carta straccia). Inoltre i visitatori sono obbligati a depositare un mazzo di fiori (anche qui vanno via dieci Yuan) ai piedi delle due statue per poi svolgere un breve inchino al cospetto del Grande Leader, rappresentato sorridente in giacca e cravatta, e del Caro Leader che invece viene raffigurato nella sua classica blusa color cachi. Siccome intuiscono che queste regole ad un occidentale possono sembrare assurde le due ragazze si sono subito scusate: “Vedi – mi hanno confidato – noi siamo il paese più isolato del mondo, dobbiamo applicare certe regole, lo so che sei un appassionato di fotografia ma purtroppo dobbiamo fare così.” Queste parole mi fanno capire che le due ragazze che sono pienamente consapevoli della situazione in cui versa il loro paese e che non vivono alienate in un mondo virtuale.

Una delle rare immagini di repertorio della piazza centrale di Sinuiju (c’è ancora l’unica statua di un giovane Kim Il Sung).

Il Museo Rivoluzionario della Provincia di Pyonghan Settentrionale

Ricordo ancora l’attimo in cui ho posato i fiori sul basamento delle due statue e quello in cui mi sono inchinato davanti ai due leader, mi sembrava di essere veramente in un’altra dimensione terrena: il silenzio era religioso quasi assordante e non ti pareva di essere nel pieno centro di una città di trecentomila abitanti. Subito dopo la breve cerimonia di “iniziazione” siamo andati a visitare il Museo Rivoluzionario della Provincia di Pyonghan Settentrionale (che coincide pressappoco il Nord Est della RPDC) dove abbiamo assistito ad una sequela impressionante di ritratti di Kim Il Sung (il Grande Leader e cioé il nonno), Kim Jong Il (il Caro Leader e cioè il figlio) e anche Kim Jong Un (il nipote che viene chiamato con un più neutro “Rispettabile Maresciallo”) in una sorta di storia cronologica dei rapporti tra il Partito dei Lavoratori di Corea e la città di Sinuiju.

Scopro così che Kim Il Sung si era battuto in prima persona per migliorare la condizione delle donne locali e che il famoso spettacolo dei Giochi di Massa di Arirang è stato inscenato per la prima volta proprio allo stadio di Sinuiju (che recentemente è stato rinnovato). Per tutta la visita avevo Hong al mio fianco che in un inglese quasi perfetto mi ha descritto alla perfezione settanta anni di storia nordcoreana. E’ una ragazza fortunata mi confida: appena finito gli studi ha subito trovato un lavoro come guida, posto fisso e a tempo indeterminato ovviamente, in Corea del Nord non sanno cosa sia la disoccupazione e nemmeno cosa siano le tasse perché è l’unico paese al mondo dove i cittadini hanno tutto (l’essenziale) e non devono versare nemmeno un’imposta allo Stato.

Sinuiju
Una veduta di una delle principali strade di Sinuiju: il traffico è molto meno vivace rispetto a quello cinese però negli ultimi anni sono comparsi autobus, taxi qualche SUV e qualche scooter elettrico. Per fare un paragone si veda il video sotto che ritrae Sinuiju nel 2001, quasi vent’anni fa.

La Fabbrica di Cosmetici di Sinuiju

Ritornati sul pullman, ci dirigiamo subito alla prossima meta: la Fabbrica di Cosmetici di Sinuiju che si trova nella periferia della città, lungo la strada che collega Sinuiju alla capitale Pyongyang. Dal finestrino ho modo di osservare bene l’ambiente, così insolito per me. La prima cosa che balza all’occhio al visitatore è la presenza pervasiva di manifesti di propaganda politica e la completa assenza di insegne pubblicitarie o commerciali, a parte qualche vetrina nuova con tanto di luci e neon la maggior parte dei negozi sono o delle baracche oppure sono grigi magazzini simili a quelli dei vecchi paesi dell’Est Europa. Le strade sono meno deserte di quello che pensavo: certo, il traffico veicolare è imparagonabile con quello cinese, però lungo le strade vedo autobus nuovi di stecca (di color verde identici a quelli che ho visto a Dandong), taxi (ho visto tre differenti compagnie in giro, quindi c’è anche una concorrenza) e pure alcune jeep, SUV e scooter elettrici. La maggior parte della gente però cammina o va in bicicletta, il vestiario è quasi identico per tutti:  pantaloni lunghi di taglio classico, camicia o giacca maoista) ed è differente da quello ormai occidentalizzato dei cinesi. Non ricordo di aver visto coreani non dico in jeans ma nemmeno con una semplice t-shirt. L’unica cosa che i nordcoreani hanno in comune con i cittadini che abitano al di fuori dei loro confini è la mania del telefono cellulare: deve essere un autentico status symbol nella RPDC dato che molti cittadini lo portano attaccato alla cintura in bella vista, inoltre lungo la strada ho viso molti locali con lo sguardo fisso sullo schermo del proprio smartphone mentre passeggiavano. L’altra cosa che mi ha colpito è la presenza massiccia di pannelli solari: ogni abitazione ne possiede almeno uno, si vede che con la crisi energetica che ha colpito il paese socialista, a causa delle sanzioni per il programma nucleare nordcoreano, le autorità hanno deciso di investire massicciamente nelle fonti alternative per cercare di dare un minino di autosufficienza ai propri cittadini.

Giunti alla periferia di Sinuiju noto che la situazione è già molto meno rosea rispetto che nel centro cittadino: l’asfalto sulla strada è praticamente inesistente (e parliamo di una delle arterie principali del paese!) inoltre vedo alcuni carri trainati da buoi che corrono al fianco del nostro torpedone; la guida del nostro chauffeur (un tipo burbero ma allo stesso tempo simpatico che portava un paio di Rayban tarocchi a goccia!) è spericolata come quella di molti suoi omologhi cinesi, si vede che nell’Estremo Oriente le scuole guida brevettano tanti Hamilton con gli occhi a mandorla! Intanto il capogruppo cinese mi ha finalmente dato il permesso di usare la mia macchina fotografica e ne approfitto per qualche scatto. La Fabbrica di Cosmetici non è nulla di imperdibile, le nostre guide ci dicono che i prodotti che escono da questa fabbrica (è domenica ma gli operai lavorano comunque dato che la loro giornata libera è di martedì) sono molto rinomati in patria e sono venduti anche in Cina. All’esterno del fabbricato noto nelle adiacenze di un campetto di calcio e di uno di pallacanestro, segno che gli operai della fabbrica lontano dalle catene di montaggio possono praticare sport.

Corea del Nord
Un mosaico raffigurante Kim Jong Il all’esterno della Fabbrica di Cosmetici.

La scuola materna Ponbu

Tornato in città dobbiamo visitare la Scuola Materna Ponbu, una delle migliori di tutta la regione dove oltre alle aule si possono trovare dormitori, sale giochi e anche un teatro in miniatura. Ad accoglierci nella hall c’è un gigantesco ritratto di Kim Il Sung e Kim Jong Il abbracciati con dei ragazzini, quando sono tornato a casa e ho mostrato questa foto ad alcuni miei amici molti si sono messi a ridere! Il culto della personalità in Corea del Nord è qualcosa di davvero esasperante e rasenta l’idolatria di Stato, in particolare per i primi due leader. Kim Jong Un, a differenza del genitore e del nonno, non sembra ancora aver sviluppato un culto attorno alla sua persona molto probabilmente perché nella cultura confuciana queste cose si confanno di più a persone anziane o decedute, come nel caso di Kim Il Sung e Kim Jong Il i cui volti e le cui frasi campeggiano un po’ ovunque. Durante lo spettacolo ragazzini e ragazzine coreane vestiti in abito tradizionali cantano canzoni coreane e cinesi, anche assieme agli ospiti provenienti dalla Terra di Mezzo che vengono invitati dalle maestre sul palco, al termine dello spettacolo riesco anche a farmi fotografare assieme ai ragazzini, ormai a a a metà giornata mi sento già un nordcoreano adottato!

(Fine 7a puntata)

Le puntate precedenti:
1a puntata – Pechino: alla scoperta degli hutong
2a puntata – Pechino: dalla Grande Muraglia a Tienanmen
3a puntata – Pechino: rievocando i fasti imperiali
4a puntata – Dalian: la città dei record

5a puntata – Dalian: un circondario che pullula di storia
6a puntata – Dandong: una finestra sulla Corea del Nord

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