Storicamente la Cina ha sempre potuto vantare un’importante influenza in Medio Oriente. Per parlare solo del Novecento, fu infatti con l’Egitto di Nasser che, nel 1956, in occasione della Conferenza di Bandung, la Cina diede vita al Movimento dei Non Allineati, insieme all’Indonesia di Soekarno, alla Jugoslavia di Tito e all’India di Nehru. Già in tale occasione la Cina parlò della necessità che i paesi del cosiddetto Terzo Mondo collaborassero fra loro e portassero avanti una politica estera basata sul pacifismo. Questa linea politica è stata mantenuta nel corso del tempo dalla Cina, ed ha sempre più manifestato la propria validità, in un’epoca in cui il Terzo Mondo, alla ricerca di partner affidabili e rispettosi per avviare il proprio sviluppo, s’è purtroppo scontrato con l’aggressività militare di molte nazioni del “Primo Mondo”.

Sempre nel corso del Novecento la Cina ha intrattenuto rapporti positivi anche con altre nazioni mediorientali, a cominciare dall’Iran, con cui i legami si sono sicuramente intensificati a partire dalla Rivoluzione Islamica del 1979, conoscendo poi un ulteriore rafforzamento negli ultimi anni.

Ma, se volessimo risalire più indietro nella storia, dovremmo allora ricordare l’antica Via della Seta, che congiungeva la Cina al Medio Oriente e all’Europa, attraverso percorsi assai lunghi ed avventurosi. La memoria di quell’antica via commerciale (ma anche culturale e diplomatica) è sopravvissuta fino ai giorni nostri, e ricorre spesso nella lettura degli storici e dei letterati del tempo, sia occidentali che orientali, così come nelle rovine delle antiche stazioni di viaggio dove i mercanti, i viandanti e i pellegrini stazionavano nel corso del loro faticoso cammino. Tutta l’Asia Centrale è una galleria di tali preziose testimonianze.

Quell’antica e gloriosa epopea rivive oggi nella nuova Via della Seta, che la Cina guidata da Xi Jinping propone ai suoi vari partner politici e commerciali. Non a caso anche in occasione del viaggio di Xi Jinping in Medio Oriente, avvenuto proprio nei giorni scorsi, se ne è molto parlato, con abbondanza di particolari e di aspettative.

In Medio Oriente Xi Jinping non si è presentato soltanto come l’uomo che portava delle grandi opportunità economiche e commerciali, ma anche e soprattutto nell’insolita per quanto graditissima veste di mediatore. Siamo tutti a conoscenza delle tensioni che attualmente contrappongono l’Arabia Saudita all’Iran, e che hanno le loro ripercussioni tanto in Siria e in Libano quanto nello Yemen.

L’Arabia Saudita ha cominciato a stabilire rapporti apprezzabili con la Cina praticamente a partire dal 1990. Da allora ad oggi l’economia cinese è diventata una delle più energivore del pianeta, mentre l’Arabia Saudita è nota per essere la principale fornitrice di greggio a livello mondiale. Il potenziale per una buona intesa, quindi, c’è tutto. L’Arabia Saudita ha bisogno di beni e di servizi, e la Cina di energia. Il buon senso degli affari, da questo punto di vista, è stato il miglior diplomatico: dal 1990 ad oggi, infatti, il commercio fra i due paesi è passato 1,30 miliardi di dollari a 75 miliardi di dollari.

In Egitto, dove Xi Jinping ha fatto tappa provenendo da Riyad e prima di recarsi a Teheran, il terreno era ancora più fertile. Già ai tempi di Mubarak, nel 1999, Cina ed Egitto avevano avviato una cooperazione strategica, che nel 2014, con al Sisi, è stata elevata al rango di vera e propria partnership strategica e globale. Solo nel 2014 le esportazioni cinesi verso l’Egitto sono aumentante di un quarto: anche in questo caso Il Cairo ha bisogno soprattutto di beni e di servizi. Le voci principali sono costituite dal tessile, dalle macchine utensili e dall’elettronica. In cambio la Cina compra dall’Egitto soprattutto gas e petrolio.

Per quanto riguarda l’Iran, che Xi Jinping si è riservato per ultimo, le prospettive risultano addirittura ancora più rosee. Solo negli ultimi sette anni, infatti, Pechino è stata la principale partner commerciale di Teheran. Nel 2014 il commercio fra i due paesi è ammontato a più di 500 miliardi di dollari, con oltre un centinaio di aziende cinesi presenti in Iran. Anche in questo caso le esportazioni cinesi verso l’Iran consistono prevalentemente in macchine utensili, prodotti chimici ed elettronici ed acciaio. Pechino acquista, nel crescente mercato iraniano, soprattutto petrolio, materie prime e prodotti agricoli.

L’approccio cinese al Medio Oriente può essere un importante vettore per lo sviluppo, secondo la linea della Nuova Via della Seta, ma anche la ragione per un appianamento di contrasti politici ed interreligiosi ormai annosi e apparentemente compromessi in modo irreparabile.

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