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Def, la manovrina primaverile di Padoan

Premessa: Draghi e il Target 2

Prima di cominciare a trattare dell’argomento di questo articolo, diamo due notizie interessanti. Ricordate la storia di Draghi e del saldo Target 2? Ne abbiamo parlato ampiamente nelle precedenti puntate.

Si è aggiunto un nuovo capitolo: l’eurodeputato tedesco Hans-Olaf Henkel ha richiesto una nuova interrogazione parlamentare sul tema, chiedendo a Mario Draghi cosa accadrebbe se fosse la Germania a lasciare l’Euro, visto che la BCE ha un debito Target 2 con la Bundesbank di 750 miliardi di Euro. A quel punto, la BCE dovrebbe saldare i propri conti in sospeso allo stesso modo di come dovrebbero fare i Paesi in saldo negativo, come l’Italia? Ecco a voi la risposta del numero uno della Banca Centrale Europea:

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Mario Draghi ha eluso la risposta, forse perché non sapeva cosa rispondere per non smentire quanto detto la prima volta, e ha continuato a ribadire l’irrevocabilità dell’Euro, cosa a cui ormai non crede più nessuno, forse nemmeno lui stesso e ora vedremo perché.

I paesi non AEC II si sganciano dall’euro

L’altro giorno la Repubblica Ceca ha deciso di sganciare la corona ceca dal cambio fisso con l’Euro. Il cambio era fissato a 27 corone per euro e durava da ormai tre anni.

Come saprete, per i Paesi che intendono entrare nell’Eurozona è previsto un periodo di “agganciamento” delle valute nazionali alla moneta unica, allo stesso modo di come era per tutti al tempo della moneta di conto fittizia ECU, antenata dell’Euro. Praticamente lo sganciamento attuato dalla Repubblica Ceca manifesta la volontà del governo di Praga di rinunciare ad un prossimo ingresso nell’Eurozona. La stessa cosa sta pensando di fare la Danimarca, che finora ha mantenuto una banda di oscillazione del 2,25% con la moneta europea. Leggiamo su Wall Street Italia le motivazioni:

“La valutazione di abbandonare il peg con l’euro è sul tavolo della banca centrale da tempo – spiega Giampaolo Bazzani, ad di Saxo Bank Italia al Sole 24 Ore – La Danimarca non ha piena fiducia nella solidità dell’area euro, sia monetariamente che politicamente. È un Paese a Tripla A, tra i più solidi e benestanti d’Europa. La Banca centrale vuole avere una via d’uscita pronta in caso di deflagrazione dell’euro. E in questo momento con le elezioni francesi e tedesche alle porte, oltre a tensioni future legate alla Turchia e all’immigrazione il rischio di una disintegrazione dell’euro non è pari a zero. E la Banca centrale vuole essere preparata». […] 

“Se l’inflazione dovesse continuare a normalizzarsi la Banca danese sarebbe certo più serena nel prendere una decisione di sganciare il peg con l’euro – spiega ancora Bazzani al quotidiano – Ma va detto che al momento è un’ipotesi, per quanto non da escludere, che ci pare non imminente”.

Def: crescita italiana entro il 2020, c’è da crederci?

Veniamo quindi ai fatti di casa nostra. E’ stato varato dal Consiglio dei Ministri il Documento di Economia e Finanza, che scioglie le riserve sui provvedimenti correttivi della manovra finanziaria di quest’anno. Il governo stima la crescita del PIL al 1,1% per il 2017 e 1,0% per il 2018 e 2019, dovuto a una politica fiscale “stringente”, ma Padoan prevede l’impennata della crescita sicuramente nel 2020.

Con la correzione dello 0,2%, il deficit di bilancio si attesterebbe al 2,1% per quest’anno mentre è stato concordato con l’Europa un deficit addirittura del 1,2% per il 2018. La manovrina di 3,4 miliardi interesserà l’efficientamento della gestione tributaria, con misure di lotta all’evasione validate dall’Ue e con misure solo in parte di tagli di spesa. Rapporto debito-Pil stabilizzato attorno al valore dello scorso anno.

Le privatizzazioni

Capitolo importante è quello delle privatizzazioni, che procederanno a un ritmo dell 0,3% annuo. Il Premier Paolo Gentiloni ha voluto precisare che la manovra tiene i conti in ordine “senza aumentare le tasse”. La manovra correttiva dovrebbe recuperare un miliardo di euro dai tagli ai Ministeri, dall’estensione dello split payment sull’IVA per le PA che potrebbe recuperare 1,3 miliardi e misure per facilitare il recupero fiscale, aumenti di tasse su giochi e tabacchi.

Lo stesso Padoan ha precisato che le coperture vanno ancora definite nei dettagli e quindi c’è poco di certo. Si tratta comunque di misure già di per sé poco concrete che non danno una certezza sulle cifre ma bisogna affidarsi sulle stime. Qui siamo in linea con l’incertezza delle slides dell’epoca Renzi.

Le novità

Tra le novità c’è il Reddito di inclusione attiva (Rei), un provvedimento di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito. Vengono stanziati 2 miliardi di euro che coprirà un sussidio di 480 euro mensili per 400mila nuclei familiari, un terzo circa delle famiglie che rasentano la soglia di povertà.

Altra novità è il Bes,  l’indice del Benessere equo e sostenibile, che va ad affiancare il PIL. Nel Def vengono considerate quattro categorie: il reddito medio disponibile, un indice di diseguaglianza, il tasso di mancata partecipazione al lavoro e le emissioni di anidride carbonica.

Crescita: una chimera più che una realtà

La parola chiave della manovrina è sempre la solita: la crescita. Il Consiglio dei Ministri ha voluto ribadire che non si tratta di una manovra recessiva, che non aumenta le tasse, ma che pur mantenendo in ordine la finanza pubblica punta a dar stimolo all’economia.

La crescita

Eppure i conti dicono che rispetto a dicembre assistiamo a una contrazione di 3,4 miliardi, una contrazione che continua dal 2011 in poi e che continuerà anche nei prossimi anni, fino al raggiungimento del pareggio di bilancio. Nel frattempo si attende una crescita del PIL che puntualmente viene rinviata di anno in anno.

Economia sacrificata in nome del bilancio

Bisogna contenere il debito pubblico, che come ammette lo stesso Padoan, aumenta per la pesantezza degli interessi sul debito.

Proprio per ridurre il debito, si varano programmi di privatizzazione degli assets pubblici: dalla vendita di quote della Cassa Depositi e Prestiti arriveranno probabilmente 5 miliardi di euro. Paradossalmente, questa è l’unica certezza trapelata nelle ultime settimane. Ma cosa possono fare 5 miliardi di privatizzazioni rispetto ai 2200 miliardi del debito pubblico italiano? Si attende quindi la crescita, un aumento significativo del PIL, che possa rendere più sostenibile il debito. Perciò si fa affidamento al mercato, che tiene in mano la decisione dei tassi d’interesse sul debito, e alla BCE che attraverso il QE tiene a bada lo spread, quindi il mercato stesso. Ma il target di inflazione del 2% nell’Eurozona è praticamente raggiunto e la BCE potrebbe interrompere il programma di acquisto dei titoli di stato, che già da quest’anno si ridurrà.

A queste condizioni, sarà difficile vedere un miglioramento dell’economia nel 2020, come la vede il nostro Ministro dell’Economia.

Marco Muscillo

2 COMMENTI

  1. Hanno scritto :” Il governo stima la crescita del PIL al 1,1% per il 2017 e 1,0% per il 2018 e 2019, dovuto a una politica fiscale “stringente”, ma Padoan prevede l’impennata della crescita sicuramente nel 2020″ .
    Tutto si basa su ipotesi campate in aria …le ultime stime soprattutto degli indici sociali danno l’economia in calo pesante, l’ISTA ha rilevato una contrazione dei consumi alimentari non credo dovuto ad una improvvisa attuazione di atteggiamenti individuali per dimagrire.Se lo mettiamo insieme ad altri indici di disoccupazione , licenziamenti e altre “belle” notizie simili si capisce che siamo difronte all’ennesima presa in giro. Il Governicchio Gentiloni evita di fare una manovra seria sia percè non ne ha i numeri sia perchè sa che è a termine e Renzi non ha alcuna voglia di essere accusato di aumento di tasse.
    Quindi il teatrino Gentiloni dimostra tutta la sua inconsistenza.
    Alp Arslan

    • Esatto. Una delle regole basilari della contabilità è il principio della prudenza. A tale principio dovrebbero conformarsi tutti i dati di bilancio che non sono certi, insieme alle stime. Nei Def, invece, le stime sono sempre sopravvalutate. E se quelle non sono veritiere, tutto il castello crolla.

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