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Una nota emessa a seguito della riunione del ‘Cio’ tenutasi sabato 28 ottobre a Losanna recita così. “gli e-sports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quelle degli atleti delle discipline tradizionali”. Insomma, secondo il ‘Comitato Olimpico Internazionale’, i videogiochi sono sport. Ma no, non è vero.

Nel 1905 in ‘Relativismo, realtà e dogma’ Gilbert Keith Chesterton predisse: “fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro”; forse ora il momento di combattere per testimoniare che i videogiochi non sono sport. Un’affermazione del genere non si può confutare, per quanto è assurda. Fino a qualche anno fa avrebbe probabilmente fatto ridere, oggi viene presentata come una verità.

Ma non finisce qui, secondo il Cio i videogiochi potrebbero diventare perfino discipline olimpiche, sempre che siano rispettati i valori olimpici, che sussistano strutture per l’antidoping e che siano contrastate le scommesse illegali.

Di fronte a un simile delirio la domanda che ci sovviene è: “che cos’è lo sport?”. Esistono numerose definizioni del concetto, talvolta molto diverse tra loro, tutte accomunate dal coinvolgimento del corpo, dalla presenza di un qualsivoglia esercizio fisico. E’ perciò considerata come un’attività sportiva correre (‘footing’), anche se non si fanno gare e non si cronometrano i tempi per misurare le prestazioni. Se invece si partecipa anche a delle gare, si parla di sport agonistico.

I videogiochi, che sono costruiti per poter misurare delle performance, fatto che rende possibile confrontarle, possono essere organizzate in modo da costituire un’attività agonistica, ma mai sportiva. Sempre che non si consideri sufficiente sforzo fisico quello compiuto dai giocatori mediante le dita: se così fosse la definizione dovrebbe comprendere anche i giochi da tavolo, a partire dai più nobili e antichi, come gli scacchi e la dama, fino al ‘Monopoli’, allo ‘Scarabeo’ e ai giochi di carte; a quando il riconoscimento del ‘poker’ in versione ‘Texas Hold’em’ quale disciplina olimpica?

Avrebbero di certo più diritto di essere considerati competizioni sportive della dama, della briscola e di ‘Call of Duty’ tutti i concorsi artistici, soprattutto quelli di discipline che, come la danza, necessitano di gesti caratterizzati, se non da atletismo, perlomeno da destrezza.

E che dire di tutti gli sport universalmente riconosciuti come tali, ma mai ammessi alle Olimpiadi?

Considerare i videogiochi come sport olimpici potrebbe davvero segnare la fine della rassegna a cinque cerchi, che già ha perso molta della sua credibilità, come un po’ tutte le manifestazioni nelle quali si gareggia per una bandiera nazionale, se consideriamo che tra naturalizzati e beneficiari di passaporti facili, le rappresentative sono sempre più infarcite di stranieri, proprio come avviene nelle squadre di ‘club’. Non parliamo poi del ridicolo doppiopesismo nell’applicazione della lotta al doping, vedasi il caso delle squalifiche di intere nazionali russe, basate sul mero sospetto.

Dire che i videogiochi sono sport è un delirio e, come tale, è un sintomo di un malessere profondo, ovvero un cattivo rapporto con il proprio corpo, dovuto alla diffusa tendenza a vivere completamente “nella testa”.

La scarsa attività di base è una delle cause che concorrono al problema, un’ora di ginnastica alla settimana alle scuole elementari è davvero troppo poco, come abbiamo già proposto in passato ne servirebbe una al giorno (http://www.opinione-pubblica.com/limportanza-dello-sport-per-la-formazione-e-le-sterili-polemiche-sul-viaggio-del-pdc-allo-us-open/)!

Almeno sgombriamo il campo dagli equivoci, prima che qualche preside di una scuola tenti di sostituire quell’unica ora di educazione fisica con un’ora passata ai videogiochi.

3 COMMENTI

  1. Più che opinione pubblica questa la definirei opinione personale e tra l’altro basata più su un titolo di un articolo che su una approfondita informazione.
    Ti invito a considerare che inserire i videogiochi nella categoria sport permetterebbe la creazione di società e circoli sportivi legati a questo tipo di attività garantendo la tutela da parte del CONI.
    Ti informo anche che tra l’elenco delle discipline sportive ammesse dal CONI vi sono già gli scacchi oltre che l’aereomodellismo, la mongolfiera e altri che nella tua definizione di sport non sarebbero concepibili.
    Ti informo che tra gli sport olimpici è presente il curling anch’esso di dubbia prestanza fisica per il lanciatore e che ritengo richieda molta meno coordinazione riflessi e logica di molti videogiochi.
    Attualmente i videogiocatori son svariate decine di milioni che competono tra loro a livello internazionale promuovendo il confronto e il dialogo tra i vari stati.
    I tornei agonistici hanno montepremi di qualche milione di euro rendendoli più degli di nota di qualche disciplina olimpica poco praticata.
    Infine per quanto riguarda l’insegnamento e la gestione dell’attività fisica nelle scuole e altrove son d’accordo con te nel dire che è insufficiente e mal eseguita.

  2. Io sono un Video giocatore da sempre, e chiamarli sport e portarli alle olimpiadi non lo trovo corretto. Le olimpiadi sono tutto un insieme di discipline fisiche e atletiche in primis, i videogiochi molto meno, non riesco a paragonare gli allenamenti di un maratoneta con quelli di un provare dove la coordinazione occhio-mano è tutto. Però é il mercato del futuro. In tanti paesi gli Esport (sport elettronico) sono riconosciuti da anni e muovono fra eventi, sponsor, montepremi, scommesse legali un mare di soldi. E attirano molti giovani. È normale quindi che nell’ottica di ricevere più attenzione mediatica e quindi più sponsorizzazioni (leggasi soldi) il comitato olimpico voglia avvicinarsi a questo “nuovo mondo” (ed è già in ritardo rispetto alle situazioni estere). Ma in un paese dove per il tifo calcistico si è arrivati a uccidere, paragonare i videogiochi agli sport tradizionali serve solo per attirare l’attenzione sulla vicenda. Per me restano due settori separati, che vanno gestiti separati.

  3. Ormai lo sport è soldi, e la proposta del Cio è stata senz’altro dettata da chi dietro vede interessi economici. Una volta le olimpiadi erano il trampolino di lancio per gli atleti dilettanti, ora sono sponsor per le aziende. Per quel che riguarda le scuole, mancanza di ore di ginnastica e quel poco che si fa molte volte gli insegnanti non sono vestiti adeguatamente dando anche un bel esempio. Alvaro

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