Nel suo duro attacco ai “privilegi dei prenditori”, il vicepremier Luigi Di Maio ha toccato un tasto dolentissimo: la presentazione alla Corte dei Conti di un esposto contro gli ex ministri dei precedenti governi per la concessione ai Benetton.

“Chi ha sbagliato pagherà: è ora che tutti i ministri che hanno autorizzato questa follia paghino di tasca propria”, scrive Di Maio sui social.

“Se chi ha fatto la concessione regalo ad Autostrade e chi non l’ha annullata ha causato un danno alle casse dello Stato, continua il ministro del Lavoro del M5S, sarà denunciato alla Corte dei conti per danno erariale: siamo già al lavoro per questo”.

Da fonti vicine al Movimento sono trapelate voci di qualche incontro già avvenuto tra Luigi Di Maio ed avvocati esperti in materia, secondo i quali vi sarebbero i margini per presentare l’esposto al procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio.

 

 

Già quasi cinque mesi fa, alcuni quotidiani, parlarono di un attenzione particolare dei giudici contabili per le concessioni. In particolare, sembrava si volesse far luce sulle motivazioni che erano alla base della decisione del ministero dei Trasporti di non pubblicare i contratti con i gestori. Altro capitolo oscuro e meritevole di approfondimento, era quello dei “dettagli economico-finanziari”.

La Corte dei conti, stando a quanto riportato a Marzo da il Fatto Quotidiano, aveva avviato un’indagine sullo stato delle concessioni autostradali coinvolgendo 17 soggetti, dalla Presidenza del Consiglio ai ministeri dei Trasporti e dell’Economia passando per l’Anas, l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone e infine l’Aiscat, l’Associazione italiana delle società concessionarie di autostrade e trafori, presieduta da Fabrizio Palenzona, che raggruppa 25 gestori di quasi 7 mila chilometri di asfalto, a cominciare dai giganti Benetton che con Autostrade per l’Italia dispongono di circa 3mila chilometri.

I riflettori si erano poi spenti e l’argomento non è stato più affrontato prima del crollo del ponte Morandi. Adesso Di Maio sembra voler andare fino in fondo.

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