La Legge di Stabilità 2016 prosegue il suo iter istituzionale e da più parti iniziano a farsi sentire perplessità e insoddisfazioni. Ad alzare la voce stavolta è stato Sergio Chiamparino, Governatore della Regione Piemonte e Presidente, ormai dimissionario, della Conferenza delle Regioni, che commentando i finanziamenti alla sanità, concessi dalla manovra del Governo, ha tuonato: “Per la sanità manca un miliardo […]In ballo, c’é la possibilità di non poter acquistare tutti i farmaci salvavita necessari”.

Intanto il dossier degli esperti di Camera e Senato arriva in soccorso dei Governatori: la manovra finanziaria, infatti, chiede alle Regioni, per il triennio 2017-2019, “di conseguire nuovi risparmi per oltre 17 miliardi di euro”. I tecnici ne hanno messo in dubbio la praticabilità, visti i margini ristretti di manovra: i Governatori infatti sono “tenuti all’erogazione del contributo nel rispetto dei finanziamenti essenziali di assistenza sanitaria” . Un altro problema che si aggiunge a quelli già citati, riguarda il fatto che le Regioni sono costrette ad accollarsi le funzioni non fondamentali di Province e Città Metropolitane. Tutto questo dovrà avvenire ovviamente rispettando la regola del pareggio di bilancio.

Per questi motivi le Regioni, sul piede di guerra, hanno chiesto un incontro col Premier Renzi, il quale ha subito convocato tutti i Governatori a Palazzo Chigi nella serata di ieri 4 Novembre. Il Presidente del Consiglio, come era prevedibile, ha giocato la carta del decreto “salva Regioni” che dovrebbe sanare i bilanci degli enti in rosso.

Dopo la riunione, il Presidente Chiamparino ha subito fatto dietrofront e ha dichiarato che la valutazione dell’incontro “è stata positiva”. Mentre di tutt’altro avviso sono le parole di Roberto Maroni, Governatore della Regione Lombardia:

“Aria fritta. Abbiamo ascoltato le solite promesse ripetute e abbiamo chiesto di aumentare il fondo (della sanità), perché è stato ridotto e ci hanno detto di no, di attuare i costi standard e ci hanno detto che si farà un tavolo che forse nel 2016 ci porterà a qualche risultato. Quindi, per parte mia, per parte nostra, assoluta insoddisfazione e delusione dall’incontro con il Governo”.

D’altronde il destino della Sanità Pubblica ( e allo stesso modo quello del sistema pensionistico) lo conosciamo già tutti: qualche giorno fa, in un post apparso su scenarieconomici.it, l’economista Maurizio Gustinicchi mostrava come le Coop e le società assicurative legate al PD si stavano organizzando per offrire al pubblico “prestazioni sanitarie integrative”.

Ricordate poi quando, nel marzo 2014, il finanziere George Soros, famoso per la sua speculazione sulla Lira del 1992 (speculazione permessa e favorita dalle scelte sbagliate del Governo italiano, che fece di tutto per far rimanere l’Italia nel sistema ECU, arrivando con Giuliano Amato a prelevare soldi direttamente nei conti correnti degli italiani), acquistò da Unicoop Tirreno il 5% di Lgd, la società immobiliare che detiene un patrimonio valutato in 1,89 miliardi di euro al 31 dicembre 2013 e che comprende solo in Italia 19 tra ipermercati e supermercati, 19 tra gallerie commerciali e retail park, 1 city center, 4 terreni oggetto di sviluppo diretto, 1 immobile per trading e 7 ulteriori proprietà immobiliari? Il fondo Quantum Stategic Partners, gestito dalla Soros Found Management, da allora è diventato il terzo azionista di Lgd.

Il vecchio volpone della finanza aveva fiutato di fare nelle Coop grossi affari e ora ne capiamo il motivo: l’obiettivo è quindi la privatizzazione graduale del sistema Sanitario Nazionale. E chi poteva portare a termine questo progetto, se non, citando Costanzo Preve e Diego Fusaro, quel “mostro trasformista PCI-PDS-DS-PD” che “ha abbandonato la lotta al capitale per la lotta a fianco del capitale”?  Le parole di Noam Chomsky appaiono ora sempre più esatte e profetiche:

“La tecnica standard per la privatizzazione: togli i fondi, assicurati che le cose non funzionino, fai arrabbiare la gente e lo consegnerai al capitale privato”.

Marco Muscillo

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