La trama

Il film in questione si apre con una scena molto toccante. Si svolge a Ceylon antica colonia occidentale, Ceylon è stato teatro per molti anni di un sanguinoso conflitto civile tra due etnie. L’etnia maggioritaria, chiamata singalese e l’etnia minoritaria detta Tamil. I fattori di divisione tra le due comunità furono e sono tuttora molteplici. L’etnia tamil de facto occupava e amministrava una buona porzione di territorio dell’isola stessa. Parliamo di un territorio ricco di vegetazione ma anche di risorse agricole, territorio che in realtà divenne uno stato nello stato amministrato dalla formazione guerrigliera denominata Tigri Tamil. Ebbene la scena è la seguente, la lacerante sconfitta della guerriglia. Un soldato saluta per sempre i propri commilitoni caduti. Un soldato qual sono il protagonista del film comprende non senza dolore che la guerra sia finita e che ormai la sconfitta non potrà mai più essere vendicata. La fine di questa guerra lo porta al desiderio ma anche la necessità di dover cambiare totalmente vita. I pericoli in seguito ad una sconfitta per degli insorti sono notevoli, occorre per lui scappare, dimenticare la propria identità, ricominciare una vita nuova altrove.

In un campo profughi allestito fortunosamente coglie l’occasione di costruire una nuova identità e un inizio. Per fuggire si reinventa capo di famiglia, si finge padre di un’orfana abbandonata in questo campo e marito di una donna tamil in fuga da ogni possibile ritorsione. La donna ha perso la propria famiglia e tutti i propri cari, anche lei ha bisogno di fuggire. Anche lei spera di poter raggiungere i propri parenti in Gran Bretagna passando per un periodo di purificazione dalle ferite della guerra.

Rimane la piccola, costei spera solo che tutto sia finito e che comunque in un modo che ancora non riesce a pensare possa vivere. I tre cambiano identità e partono alla volta della Francia. Il vecchio soldato Tamil diventa Dheephan, il guardiano factotum di una desolante periferia francese. La moglie presunta diviene badante e la piccola diventa una giovane scolara alle prese con una lingua che non è la sua. L’inserimento nella nuova realtà appare all’inizio privo di reali problemi. I problemi non tardano ad arrivare, il luogo dove sono andati a vivere è una periferia dove da anni ci sono conflitti tra bande criminali per il controllo del territorio.

Questi conflitti e questa rabbia urbana o suburbana hanno reso il quartiere ancora più degradato. Ancor più degradato dall’ignoranza e dalla totale mancanza di senso civico degli abitanti. Tutto è dovuto e nulla si tutela, tutto cade a pezzi e nessuno se ne deve occupare. Il regista in questo senso inscena proprio il mito progressista tipico del pensiero laburista britannico dell’”emarginato buono e felice”. La nuova presunta famiglia si scontra con questa nuova vita, le difficoltà sono molteplici la prima sta nella difficile comprensione della lingua degli abitanti e del loro modo di pensare, la seconda sta nella mancata comprensione delle logiche criminali che di fatto circondano questa realtà dove vivono. La mancata comprensione della lingua rappresenta un ostacolo davvero importante. Dheephan però non si perde d’animo. L’essere sopravvissuto a una guerra lo rende priva di paure di tipo adolescenziale. Dheephan crede ormai che quella famiglia sia in fondo la sua nuova famiglia ed equivalga a un vero nuovo inizio, ciò che lo circonda e che non gli piace, spera e agisce per poterlo cambiare. Gli manca però la capacità di comunicare, parla poco. Tutti gli attori in questo film parlano poco e ancor meno si comprendono a vicenda. Nel frattempo la vita del quartiere cambia, la guerra tra bande criminali raggiunge un’apice di violenza e di vendette incrociate che inquietano tutti gli abitanti. Dheephan è stato un soldato, di certo non un guerriero urbano, nonostante ciò la guerra e il dolore l’hanno temprato. Non è certo una guerra tra criminali che lo può spaventare e soprattutto non vuole che costoro la abbiano vinta sulla sua vita e sul lavoro suo quotidiano. Ciò che in fondo per lui rappresentano le sue speranze e il suo nuovo inizio.

Il commento

Il titolo iniziale rappresenta e sintetizza come può essere interpretato questo film. Nel mondo ci sono stati e ci sono tuttora conflitti di cui nessuno parla e nessuno si è interessato. Siamo a conoscenza di come siano gestiti gli organi d’informazione perciò non mi dilungo. In ogni caso per questi conflitti e per questi esiti siamo spesso noi a pagarne le conseguenze. Non abbiamo condiviso e neanche siamo stati interpellati per ciò concernono determinate scelte strategiche e geopolitiche. Non abbiamo legami né storici né commerciale evidenti con altre realtà; nonostante ciò importiamo masse di persone dai vissuti tragici ai quali dobbiamo fornire quel minimo iniziale per fare in modo che costruiscano nuove esistenze.

La retorica buonista ci vede responsabili sempre e comunque per quanto accade nel mondo e in quanto tali siamo e dobbiamo diventare un polo di ricezione per nuove masse di risorse. Bene, qualcuno di costoro si è mai soffermato o almeno ha provato a compiere un’opera di analisi sociologica delle tante e troppe periferie europee? Il film ne dona un’ennesima immagine poco rassicurante… Quindi la domanda è sempre la medesima, sembra quasi come se si minimizzassero i problemi di casa nostra per continuare ad idolatrare i popoli lontani, con le proprie culture millenarie d’accordo, ma anche con tutti gli irrisolti conflitti che noi in quanto abitanti talvolta di queste periferie siamo obbligati a dover sopportare. Tutto questo ragionamento dei potenti globalisti è ipocrita e nauseante, corollario di questo pensiero è l’istituzione di nuovi miti e nuovi ideali combattenti. Non viene da stupirsi che il protagonista venga dalla zona Tamil. Ebbene dobbiamo sempre e comunque trovare ideali così lontani dalla nostra Europa? Dobbiamo per forza pensare che un’altra area geografica fosse inesistente o abitata da barbari quale è l’area sinorussa. Domande retoriche alle quali lascio a voi ogni tipo di risposta e magari vi invito ad un certo tipo di dibattito.

Il film in ogni caso ha vinto la palma d’oro a Cannes, premio che in ogni caso considero meritato. Questo film potrebbe essere ideale e adatto alla visione di una neo famiglia. Magari composta di una donna amante del monologo interiore e delle introspezioni che traspaiono da tanti silenzi e flashback presenti in questo film. All’uomo possono invece interessare e piacere quegli istanti nei quali si ricordano gli echi di tanti battaglie vere e presunte che si sono magari vissute in ambienti certamente non come Ceylon. Insomma le introspezioni e i sogni potrebbero piacere agli inguaribili sognatori e romantici e la figura del protagonista a tutti quelli che hanno combattuto in modi differenti e a vario titolo per un ideale e per dei propri sogni.

Quindi è un film del quale consiglio la visione a un pubblico variegato e anche a coloro che forse leggono il nostro giornale per sbaglio o per caso pensando di imbattersi nel solito fogliastro di retorica globalista. Il vostro eterno mito dell’India intesa come oriente potrete riviverlo in diversi aspetti, magari sognerete di avere una domestica tamil che possa cucinare per noi come al vostro amato ristorante indiano dove andate a mangiare tra una droga e l’altra e tra un presidio antirazzista e l’altro. Insomma è un film che potrebbe avere e soddisfare un pubblico quanto mai diverso tra di loro. Nonostante ciò difficilmente avrà un grande successo di incassi e pubblico, ormai lobotomizzati da anni di eroi americani siamo difficilmente in grado di capire ed apprezzare la profondità di un monologo interiore o dell’introspezione.
Buona visione a tutti!

Dario Daniele Raffo

PANORAMICA RECENSIONE
Giudizio

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome