Sul caso della nave Diciotti era calato il sipario mediatico già da qualche settimana. Per il titolare dell’inchiesta, il pm di Agrigento Luigi Patronaggio, elevato ad idolo da certa sedicente sinistra alla perenne ricerca di un leader, pochi microfoni e pochissimi riflettori. Segno inequivocabile di sviluppi poco graditi a chi, essendo uscito bastonato democraticamente dalle urne, sperava di ritornare a palazzo Chigi attraverso la via giudiziaria.

Il leader della Lega era stato inizialmente indagato per sequestro aggravato di persona, sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale per non aver fatto scendere subito i migranti a bordo dell’imbarcazione. Poi gli ultimi tre reati erano decaduti. Restava solo il sequestro aggravato di persona. Quanto basta per alimentare le fantasie dei suoi avversari, che lo immaginavano già con manette tintinnanti ai polsi e catene ai piedi.

Ma qualcosa è andato storto per chi parlava di iter breve sull’asse Procura di Palermo – Tribunale dei ministri. Il pm Patronaggio e la procura di Agrigento sono scivolati una prima volta sulla buccia di banana del difetto di competenza perché la Diciotti è stata fermata quando era ancora in acque catanesi. E così l’inchiesta è passata da Palermo a Catania. Poi è arrivata la doccia gelata. Per il tribunale dei ministri di Palermo, Matteo Salvini ha difeso l’Italia.

“Nei primi giorni di intervento della nave Diciotti al largo di Lampedusa, per il salvataggio dei 190 migranti che si trovavano a bordo di un barcone proveniente dalla Libia, non sono emersi reati. Fu anzi difeso meritoriamente dalla Guardia costiera l’interesse nazionale”, è scritto nelle carte che il tribunale dei ministri di Palermo ha inviato alla Procura dello stesso capoluogo siciliano perché trasmettesse gli atti alla corrispondente Procura di Catania.

Per il collegio palermitano, presieduto da Fabio Pilato, Filippo Serio e Giuseppe Sidoti, dal 15 al 20 agosto, vi è stata “solo una attività di pressione diplomatica nei confronti di Malta, perché adempisse i doveri previsti dalle convenzioni internazionali che regolano il salvataggio e l’accoglienza dei flussi migratori. Poi la nave fece uno scalo nei pressi di Lampedusa, dove, con alcune motovedette, furono sbarcati 13 migranti ammalati. Gli altri 177, sempre in quella prima fase, non furono oggetto di alcun reato, men che meno il sequestro di persona, perché nei primi giorni si stava cercando una soluzione diplomatica per l’accoglienza, che poi non fu trovata”. Nessun sequestro di persona, se l’italiano è italiano.

Relativamente ai giorni dal 20 al 25 agosto, i magistrati di Palermo non hanno individuato reati e rimettono la possibilità di valutazione ai colleghi catanesi. Secondo loro “la Guardia Costiera, cercando una soluzione per lo sbarco a Malta, fece l’interesse del Paese al rispetto delle convenzioni da parte dei partner europei”.

Salvini non ha agito solo da leader di un partito con posizioni chiare sugli sbarchi ma da ministro. A tutela del superiore interesse del Paese.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.