diego fusaro

“Cari amici della sinistra di completamento del capitale, mi permetto di farvi notare che Carlo Marx di fronte all’immigrazione di massa non farebbe l’elogio lacrimevole e vittimistico (ché altrimenti sarebbe la Boldrini e non Marx): farebbe la spietata critica dei processi della produzione capitalistica che generano l’immigrazione di massa. Quando ci arriverete sarà troppo tardi”.

Così ha scritto il filosofo marxiano Diego Fusaro su facebook pochi giorni fa. Allievo del compianto filosofo torinese Costanzo Preve e di Gianni Vattimo, Fusaro insegna allo IASSP di Milano, ma il torinese è spesso ospite di diverse trasmissioni di approfondimento politico e talk-show.

Secondo Fusaro l’immigrazione è un nuovo schiavismo che ha lo scopo di compiere un taglio drastico ai salari nei paesi occidentali. Le potenze occidentali hanno sostituito secondo il filosofo il colonialismo con l’imperialismo, che prima bombarda i paesi del terzo mondo e poi li condanna alla deportazione per “lavorare a due l’euro l’ora” in occidente. Idee sostenute varie volte dal filosofo, in particolare durante una puntata di Matrix, condotto sulle reti mediaset da Nicola Porro.

Il filosofo torinese si riferisce in particolare a una considerazione sostenuta ne La questione irlandese da Karl Marx: “La borghesia inglese non soltanto ha sfruttato la povertà dell’Irlanda per mantenere la classe operaia inglese a un basso livello grazie all’immigrazione forzata di irlandesi poveri, ma ha anche diviso il proletariato in due campi ostili”. La questione irlandese ha in effetti lasciato ai lettori di Marx le considerazioni più importanti sul rapporto tra gli stati capitalisti e il fenomeno dell’immigrazione.

Nella lettera inviata da Karl Marx a Sigfried Meyer e August Vogt nel 1870 il filosofo di Treviri fa notare che: “L’Inghilterra, in quanto metropoli del capitale, in quanto potenza fino ad oggi dominante il mercato mondiale, è per il momento il paese più importante per la rivoluzione operaia, oltre a ciò essa è l’unico paese, nel quale le condizioni materiali di tale rivoluzione si siano sviluppate fino ad un certo grado di maturità. Perciò l’obiettivo più importante dell’Internazionale è di accelerare la rivoluzione sociale in Inghilterra. L’unico mezzo per accelerarla è rendere indipendente l’Irlanda. Di qui ne deriva per l'”Internazionale” il compito di mettere sempre in primo piano il conflitto tra Inghilterra e Irlanda, di prendere sempre posizione aperta a favore dell’Irlanda. Il compito specifico del Consiglio centrale a Londra, è di risvegliare nella classe operaia inglese la consapevolezza che l’emancipazione nazionale dell’Irlanda non è per essa una question of abstract justice or humanitarian sentiment [questione di astratta giustizia o di sentimenti umanitari N.d.T.] bensì the first condition of their own social emancipation [la prima condizione per la loro stessa emancipazione sociale N.d.T.]”.

Marx considerava come condizione necessaria all’emancipazione degli operai irlandesi lo sviluppo dell’Irlanda stessa, e la sua indipendenza nei confronti dell’allora impero britannico. Fusaro osserva quindi giustamente come il filosofo di Treviri non sarebbe stato certo a fianco dei centri sociali e della loro ideologia dell’accoglienza. Marx, ricorda Fusaro in un altro dei suoi video, scrive ne Il Capitale che gli stati capitalistici hanno interesse nel formare un esercito industriale di riserva, ovvero una sovrappopolazione di lavoratori, destinata a rimanere nella disoccupazione.

L’osservazione sull’esercito industriale di riserva è in Marx direttamente collegata alla teorizzazione della caduta del saggio tendenziale del profitto. Per Marx la concorrenza del mercato libero costringe le aziende ad aumentare la produttività, cioè a diminuire il costo del processo produttivo per rendere la merce più appetibile sul mercato. Le industrie hanno bisogno quindi di aumentare l’efficacia del cosiddetto capitale fisso, costituito dai beni durevoli di un’industria (macchinari etc.), costi che l’industria sosterrebbe andando a tagliare il capitale variabile, costituito dalla forza lavoro.

D’altra parte lo stesso Marx criticava anche l’atteggiamento degli operai inglesi nei confronti dei loro colleghi irlandesi, che tenderebbe a spaccare il fronte operaio: “Ogni centro industriale e commerciale in Inghilterra possiede ora una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L’operaio comune inglese odia l’operaio irlandese come un concorrente che comprime il livello di vita. In relazione al lavoratore irlandese egli si considera un membro della nazione dominante e di conseguenza diventa uno strumento degli aristocratici inglesi e capitalisti contro l’Irlanda, rafforzando così il loro dominio su se stesso. Egli nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro l’operaio irlandese. Il suo atteggiamento verso di lui è più o meno identico a quello dei ‘bianchi poveri’ verso i negri negli ex Stati schiavisti degli U.S.A. L’irlandese lo ripaga con gli interessi della stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda. Questo antagonismo viene alimentato artificialmente e accresciuto dalla stampa, dal pulpito, dai giornali umoristici, insomma con tutti i mezzi a disposizione delle classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. Esso è il segreto della conservazione del potere da parte della classe capitalistica. E quest’ultima lo sa benissimo“.

Un monito quello di Marx che diventa estremamente attuale: se l’analisi dell’immigrazione come componente del capitalismo e oggi del neoliberismo europeista, è corretta, il rischio è che la deriva verso argomenti di tipo etnico, culturale e religioso invece che l’analisi sui fenomeni politici ed economici possa favorire allo stesso modo chi vuole arretrare sui diritti del lavoro e non solo. Lo dimostra il mese perso dai partiti in campagna elettorale per concentrarsi sulla vicenda di Macerata, vera e propria operazione di distrazione di massa, studiata forse strategicamente per nascondere i problemi di un paese che rischia nel giro di un anno di far perdere il posto di lavoro a circa 160mila persone.

3 COMMENTI

  1. Purtroppo non ho mai letto il Capitale di Marx.
    Nel periodo della guerra fredda era una lettura che non andava molto di moda.
    Sarebbe bello leggere un suo libro che spiega in breve questo messaggio lasciato da Marx.
    Bravo Diego Fusaro.
    Lei fa onore al Bel Paese

  2. Molte cose esatte, ma allora perchè quelli che sono contro l’immigrazione non protestano contro le guerre, le crescenti spese militari (ca 70 milioni al giorno per l’Italia), contro lo sfruttamento delle materie prime dei paesi sottosviluppati,hanno girato la testa quando hanno attaccato la Libia di Ghedaffi e battuto le mani quando è stata fatta la guerra nella ex Jugoslavia ed in medio oriente, ed invece si fanno la campagna elettorale sulle paure e sulle disgrazie della povera gente?. Debbo poi dire che anche tra chi vuole l’accoglienza si parla poco dei veri problemi che creano l’immigrazione.’ e spesso si gira la testa dall’altra parte. alvaro

    • “perchè quelli che sono contro l’immigrazione non protestano contro le guerre, le crescenti spese militari, contro lo sfruttamento delle materie prime dei paesi sottosviluppati, hanno girato la testa quando hanno attaccato la Libia ed invece si fanno la campagna elettorale sulle paure e sulle disgrazie della povera gente?. ”
      Perchè i vigliacchi sono tanti, e la propaganda fondata sulle paure dei vigliacchi porta tanti voti.

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