Mario Draghi

Trump ha cambiato anche molte convinzioni sull’euro, è la novità di questo 2017. Ma partiamo dall’inizio…

Come abbiamo già ricordato nell’articolo precedente, qualche giorno prima del suo insediamento ufficiale alla Casa Bianca, il Presidente Donald Trump ha rilasciato un’intervista esclusiva al Sunday Times e al Bild.

Una chiacchierata che ha toccato vari punti interessanti, tra i quali ovviamente non potevano mancare Brexit e Euro.  Per chi seguiva il tycoon già da un bel po’, non è certo una novità: Trump ha più volte accusato Cina e Germania di essere manipolatori di moneta e di schiacciare la concorrenza, svalutando fortemente le rispettive monete così da non permettere al mercato di riequilibrarsi.

Al Sunday Times, Trump ha solo ribadito il concetto: “La Ue rappresenta soltanto un mezzo per raggiungere gli obiettivi della Germania, ha fatto bene il Regno Unito a uscirne. Altri Paesi lasceranno l’Unione europea dopo Brexit”.

Dichiarazioni queste che hanno fatto il giro del mondo e hanno allarmato i nostri politicanti europei, insieme ai progressisti già nostalgici di Obama, che subito hanno trovato la loro nuova (si fa per dire) eroina, Angela Merkel.

Sembra certo comunque che, con l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca, il 2017 sarà l’anno della fine della moneta unica europea e dell’UE come la conosciamo.

Intanto, uno dei migliori giornalisti economici inglesi, Ambrose Evans-Pritchard, sul Telegraph ci fa il riassunto del World Economic Forum tenutosi a Davos. I media mainstream ne hanno parlato poco, incentrando il discorso su Donald Trump e sul Premier cinese, diventato ora il difensore del capitalismo mondiale contro i populismi, ma a Davos si è parlato anche di Europa e da quel che riferisce Ambrose Evans-Pritchard, il dibattito è stato piuttosto acceso:

“I leader europei si sono azzuffati tra loro a Davos in una disputa infuocata riguardo a come fermare il collasso della Ue, mettendo a nudo le divisioni purulente che affliggeranno a lungo il progetto europeo anche dopo l’uscita del Regno Unito.

‘L’idea stessa di un’Europa sempre più unita è morta e sepolta’, ha detto il premier olandese Mark Rutte, bollando le richieste di un’Unione Politica completa come una pericolosa fantasia romantica.

‘Il modo più veloce per smantellare l’Unione europea è continuare a parlare della creazione passo dopo passo di una sorta di superstato’, ha detto al World Economic Forum.

[…]

Schulz ha definito profondamente sbagliato il rinunciare al sogno di un’Unione politica e ritornare agli stati-nazione. ‘Che si tratti di Angela Merkel, o Mark Rutte o chiunque altro, devono avere il coraggio di dire che nel XXI secolo abbiamo sempre più bisogno di un’Unione sempre più stretta, e senza di essa l’Ue non ha futuro’, ha detto.

Schulz ha accusato i ministri dell’Europa di sabotare l’Unione europea facendo il ‘doppio gioco’, accettando le decisioni a porte chiuse nel Consiglio dei ministri dell’Ue, per poi negare qualsiasi propria responsabilità una volta tornati a casa. ‘Questo doppio gioco sta distruggendo lo spirito europeo’.

Ha accusato i primi ministri di arrivare alle riunioni al Justus Lipsius Building a Bruxelles proclamando, prima ancora di entrare, di essere lì solo per proteggere i propri stretti interessi.

‘Abbiamo alcuni membri del Parlamento europeo che cercano di distruggere l’Unione europea dall’interno. Rubano gli stipendi alla Ue, e uno di loro è candidato alla presidenza francese’.

[…]

Il Ministro delle finanze italiano, Pier Carlo Padoan, ha ripetutamente accusato le autorità dell’Ue di spingere l’Italia in una crisi bancaria che potrebbe facilmente essere evitata. ‘Il problema dell’Europa, è l’Europa’, ha detto a Davos all’inizio di questa settimana”, è quanto si legge dalle colonne del Telegraph scritte dal noto giornalista.

A Davos era presente anche un’esponente del Movimento 5 stelle, Carla Ruocco, portavoce del Movimento alla Camera e Vice Presidente della Commissione finanza. È possibile leggere il resoconto del suo intervento, sulla sua pagina facebook:

Insomma, mentre il Premier olandese ci viene a dire che l’idea degli Stati Uniti d’Europa è morta e sepolta, il Movimento 5 Stelle che tutti si aspetterebbero essere il primo a parlare di smantellamento della zona Euro, ci viene invece a proporre il “risk sharing”, la condivisione del debito (in pratica gli Eurobond) come unica via agli “Stati Uniti d’Europa”.

Proposte che ormai non hanno più ragione di essere messe sul piatto perché si sa benissimo che nessuno è realmente convinto di creare un superstato europeo sul modello degli USA: la Germania non condividerà mai i debiti con Italia, Grecia e Portogallo, e pergiunta la Costituzione tedesca vieta alla Germania di entrare in uno Stato europeo.

Quindi, cara signora Ruocco e cari amici 5 stelle, di cosa stiamo parlando? Il Movimento 5 Stelle è davvero per il ritorno alla piena sovranità monetaria oppure l’accordo con ALDE non era solo strategia o un “matrimonio di interesse” come si è tentato di giustificarlo, ma una scelta politica coerente con la visione di Europa che il Movimento ha? A noi i dubbi vengono, e pure tanti.

Chi invece mette l’uscita dall’Euro al primo posto, può piacere oppure no, è Matteo Salvini della Lega Nord (sì lo “sciacallo” che va in abruzzo dopo le valanghe e poi si presenta dalla Gruber con i doposci, ma forse è l’unico politico italiano che ha fatto sentire la propria vicinanza ed ha cercato di aiutare come poteva le popolazioni colpite dalle recenti calamità. Leggete i commenti qui per credere).

Sabato, Salvini ha partecipato al convegno dell’eurogruppo “Europa delle Nazioni e delle Libertà” tenutosi a Coblenza, in Germania, a casa di Frauke Petry, leader di Alternativa per la Germania. Chi ha dimestichezza con le lingue può vedersi gli interventi dei vari leaders (tra i quali quello di Marine Le Pen) nel canale youtube di AfD. Noi qui pubblicheremo soltanto quello di Matteo Salvini, sia perché è in italiano e sia per fare un confronto con le parole di Carla Ruocco del M5S.

A proposito di Marine Le Pen, pochi giorni fa è stato ufficializzato il suo programma economico, nel caso venisse eletta Presidente della Repubblica francese alle elezioni che si terranno in primavera.

Riprendiamo un articolo de La Stampa per fare un sunto: “se sarà eletta, lei contatterà subito i suoi partner sia all’interno della zona euro che al livello di tutta l’Unione europea.

«La Francia non è la Grecia: tedeschi, italiani e spagnoli accetteranno di negoziare», ha sottolineato Jean Messiha, ex alto funzionario, uscito dalla prestigiosa Ena, oggi nella scuderia dei consiglieri della Le Pen.

Inizieranno così sei mesi di negoziato e Parigi imporrà una serie di condizioni per restare nell’Unione europea: ristabilire i controlli alle frontiere interne (la fine di Schengen), recuperare la sua indipendenza monetaria (l’uscita dall’euro e forse la sua fine sostanziale, dato che la Francia è la seconda economia dell’area) e il “patriottismo economico” (la possibilità di agire sulle leve protezionistiche).

Sul fronte monetario l’obiettivo è creare un nuovo franco e in parallelo una moneta sul modello di quello che era l’Ecu, fino agli anni Novanta, virtuale e non coniata, con un tasso semi-fisso di cambio rispetto alle valute nazionali.

Dopo sei mesi, sulla base dei risultati delle trattative, la Le Pen vuole organizzare in Francia un referendum: lei stessa dirà se votare sì o no alle condizioni strappate alla Ue, ma saranno i francesi a decidere.

La prospettiva è che Parigi esca non solo dalla moneta unica (quello è dato per scontato), ma anche dall’Unione Europea, se la popolazione non riterrà sufficienti le concessioni di Bruxelles.

[…]

Da sottolineare: la leader del Front National vuole anche ripristinare una legge del 1973 per riportare la banca centrale francese sotto l’egida del potere esecutivo. E stampare così moneta per alimentare il deficit pubblico, che di sicuro lieviterà, se verrà eletta, viste le sue “misure sociali”, come la pensione a 60 anni, le riduzioni drastiche delle imposte per le piccole e medie imprese e un aumento generalizzato del salario minimo (in Francia fissato per legge) di 200 euro.” 

Dopo questa abbondante, ma necessaria, carrellata di notizie, veniamo al clou del nostro articolo: dal famoso “whatever it takes”, con il quale Mario Draghi poneva la garanzia della BCE sui debiti sovrani per “salvare l’Euro” e porre fine al problema dello spread, solo una volta il capo della Banca Centrale Europea parlò della possibilità di smantellare l’Eurozona.

Eravamo a maggio 2015 ed allora il nostro Mario Draghi chiuse tutte le porte a una possibile eventualità: “L’euro è irreversibile” – tuonò – “l’uscita non è prevista dai trattati” e per questo non esisteva “nessun piano B”. Tuttavia, dichiarazioni del genere facevano già presumere che, in realtà, la possibilità di smantellare la zona Euro esisteva eccome.

Ed eccoci a gennaio 2017, con un populista diventato Presidente degli Stati Uniti , il quale ha detto chiaro e tondo al mondo che molto presto altri Paesi seguiranno la via già intrapresa dalla Gran Bretagna. In una lettera resa pubblica venerdì, Draghi fa dietrofront e ammette: “Qualunque Paese intenda lasciare la zona euro, dovrà pagare i propri conti”.

I conti a cui Mario Draghi fa riferimento sono quelli rappresentati dal saldo Target 2, il sistema di pagamenti della zona Euro, rappresentante della bilancia dei pagamenti dei singoli Stati europei. Il saldo Target 2 è la prova più evidente degli squilibri della zona Euro perché mette a confronto le performance tra creditori e debitori.

Grafico del saldo Target 2 dei Paesi della zona Euro. Da notare la divergenza tra Germania ( Paese creditore) e l’Italia (Paese debitore)

 

Nel 2011, fu a causa dell’aumento spropositato della bilancia dei pagamenti (debito privato e non debito pubblico, come vulgata mainstream vorrebbe) che fu mandato in Italia un certo Mario Monti, reo confesso di aver “distrutto la domanda interna”. Col governo Berlusconi il Target 2 rilevò un saldo negativo di ben oltre i 260 miliardi di euro.

Durante il governo Monti, sacrificando l’economia italiana, il saldo negativo si ridusse, fino al 2014 da quanto è tornato a crescere. Dai dati di novembre rileviamo che l’Italia ha un saldo negativo pari a 358,6 miliardi di euro. Ora Draghi viene a dirci che se vogliamo uscire dall’euro dobbiamo onorare questi debiti.

Cosa rispondergli? La questione è un tantino più complicata perché nel saldo Target 2 rientra anche il Quantitative Easing, ma se vogliamo rispondere per le rime,diciamo che onoreremo i nostri debiti molto volentieri. Grazie alla lex monetae lo faremo in liretta svalutata con un risparmio del 20-30%. Oppure ci dia indietro i miliardi di contribuzione netta che l’Italia versa all’UE ogni anno, probabilmente ce ne staranno pure d’avanzo. Scelga lui.

Marco Muscillo

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.