La prima direzione del Pd dopo la batosta elettorale e le dimissioni di Renzi, non ha riservato sorprese. L’ex premier non ha partecipato fisicamente ai lavori ma la linea che è passata è quella dettata da lui. I big del partito sfilano sotto la pioggia per un appuntamento che con il passare delle ore si è trasformato da “resa dei conti” ad “atto dovuto”.

Il presidente del Pd Matteo Orfini ha aperto la direzione del partito con la lettura della lettera di dimissioni di Matteo Renzi che oggi ha scritto su Facebook: “Mi dimetto ma non mollo”.

 

“Ho ricevuto e mail bellissime in questi giorni. Mi scuso se non riuscirò a rispondere a tutti uno per uno come vorrei”, ha scritto Renzi. “Paolo però merita un’eccezione. È un ragazzo molto giovane, straordinario, che combatte contro la Sla. L’ho conosciuto 10 mesi fa a Milano, durante un incontro con Barack Obama. Siamo rimasti in contatto in questi mesi”, ha spiegato l’ex sindaco di Firenze. Poi ha pubblicato la lettera in cui il suo sostenitore lo invita a “ritirare le dimissioni”.

Questa la risposta dell’ex premier: “Caro Paolo, io non mollo. Mi dimetto da segretario del Pd come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri. E quando penso che in Italia ci sono persone come te, innamorate della vita e talmente coraggiose da non aver paura di sfidare malattie devastanti, ti dico che sono orgoglioso di averti conosciuto. E di lottare insieme a te. Abbiamo perso una battaglia, caro Paolo, ma non abbiamo perso la voglia di lottare per un mondo più giusto. Lo faremo insieme, con il nostro sorriso e con la nostra libertà. Io non mollo, ma soprattutto non mollare tu! A tutti quelli che mi hanno scritto chiedendomi di non mollare rispondo nello stesso modo”.

Un ringraziamento a Renzi è stato rivolto anche dal vice segretario Maurizio Martina per “l’atto forte e difficile” delle dimissioni ma soprattutto “per il lavoro e l’impegno enorme di questi anni”.

“La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento. Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall’Assemblea. Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità”, ha continuato Martina.

Poi un passaggio tipicamente renziano per forma e contenuti: “Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità”.

Il vice segretario nella relazione di apertura della Direzione, come aveva fatto Renzi durante la conferenza stampa, ha ribadito che il Pd “continuerà a servire i cittadini dall’opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare”.

Martina nella sua relazione ha detto anche che l’Assemblea nazionale di aprile anziché avviare il congresso e le primarie, “dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del partito democratico in grado di potarci nei tempi giusti al congresso. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Ha bisogno di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo”.

La direzione nazionale del Pd ha approvato il documento finale che di fatto ha recepito la relazione del vicesegretario Maurizio Martina. Si è parlato di 7 astenuti, facenti capo all’area Emiliano.

Nessun processo a Renzi da parte della minoranza e toni morbidi anche da parte di Andrea Orlando. “Evitiamo strategie maoiste, ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia, aggiungendo “non credo che nel partito si possa fare a meno di ciò che ha rappresentato Renzi in questi anni, sarebbe una cretinata. Ma non penso neanche che qualcuno possa pensare che mentre qualcuno si carica il peso della transizione, si defila e spara sul quartier generale, secondo una strategia inaugurata dal presidente Mao Tze Tung”.

Orlando ha annunciato il suo sostegno a Martina, a patto di garanzie: “Penso che Maurizio debba avere il nostro sostegno e incoraggiamento. Bene avviare una fase costituente. Chiediamo delle garanzie, non vogliamo damnatio memoriae di nessuno, ma che si usino metodi diversi rispetto al passato. Evitiamo di ridurre tutto a un tema di leadership”.

Ma chiede “come primo atto al reggente di chiamare quelli che non sono stati candidati senza sapere neanche il perché”.

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