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Benedetto Croce vedeva il liberalismo come “una religione della libertà”. Il filosofo abruzzese, principe del pensiero liberale, ha realizzato tutto il suo pensiero intorno alla libertà, all’etica, ed anche ad una forma di resistenza morale nei confronti del fascismo, nemico, a suo dire, di questi valori. Parliamo di un pensatore che è stato Senatore del Regno d’Italia, parlamentare, proposto alla Presidenza della Repubblica subito dopo la seconda guerra mondiale, dottore honoris causa presso le Università di Oxford, Friburgo, Marburg. Possiamo dire, tranquillamente, uno dei “padri fondatori spirituali” della Repubblica Italiana.

Senza nominare una delle massime fonti del liberalismo italiano (ovviamente, se ben guardiamo, il pensiero politico meridionale meriterebbe una citazione d’obbligo anche per Guido de Ruggiero, Adolfo Omodeo, Vito Fazio Allmayer), torniamo per un attimo alla Repubblica Italiana, Istituto democratico, dove le libertà personali dovrebbero essere garantite dal massimo organo legislativo, la Costituzione. I padri costituenti (tanto nominati durante il referendum appena trascorso), sicuramente avevano tutt’altra visione di quella che oggi spacciano come “libertà”, o “liberalismo”.

Chiaramente, non avevano previsto l’utilizzo dei social network, ma avevano impresso alla società un indirizzo democratico: libertà di pensiero, di parola, di associazione, riunione, circolazione, e molte altre, nel rispetto delle leggi vigenti. Si usciva da un periodo chiamato dittatura, dove lo stato autoritario aveva annullato determinate libertà.

La premessa era d’obbligo per comprendere meglio cosa i “liberali” odierni hanno intenzione di fare. Poiché si ritiene che determinati canali possano veicolare notizie false (cosiddette fake news), oppure alimentare possibili tumulti, e quindi modificare il normale andamento della società, i nostri parlamentari stanno presentando un disegno di legge allo scopo di comminare sanzioni pecuniarie fino a 10 mila euro e prevedere la reclusione fino a due anni, per chiunque pubblichi o diffonda in Internet (ma non su testate giornalistiche) «notizie false, esagerate o tendenziose» o si renda responsabile di «campagne d’odio».

Il testo, con prima firmataria Adele Gambaro del gruppo Ala-Scelta Civica, ed ex Movimento 5 Stelle, è stato discusso in Senato, approvato da tutti gli schieramenti politici.

A prima vista, potrebbe anche sembrare un intervento positivo. Tutt’altro, invece. In una società democratica, chi può decidere quando una notizia è faziosa, tendenziosa, o portante ad istigare campagne di odio? E soprattutto, da quando una cosiddetta società avanzata in termini di libertà, vuole sanzionare col carcere la libertà di espressione? Ed ancora, le piattaforme virtuali saranno in preda a degli sceriffi?

La situazione è degenerata da quando, le grandi élites “liberali” (attenzione, si badi bene la premessa, siamo all’opposto del liberalismo crociano) hanno visto sfumare i loro sogni speculativi, o meglio ancora, quando il popolo si è ribellato alle gabbie imposte dalla dittatura mascherata da democrazia. Quando in Inghilterra ha vinto la Brexit, e Trump è divenuto il Presidente degli Stati Uniti, il mondo ha subito una sorta di cortocircuito.

Secondo le élites, la democrazia è giusta, ma quando il risultato coincide con quanto vogliono esse stesse. Altrimenti, in questo incubo orwelliano, andrebbe abolito addirittura il suffragio universale (1). D’altronde, quante volte si è udito, che i due grandi eventi del 2016 sono accaduti per colpa di persone ignoranti, con scarso titolo di istruzione, palesemente condizionate da mezzi d’informazione sbagliati? Moltissime. E sebbene sia anche quest’ultima una grandissima falsità, anche una persona poco istruita, in una democrazia, ha il diritto – dovere di voto, di libera espressione, di circolazione e di quanto stabilito nel corpus normativo di quello Stato.

L’Italia, condizionata da finti libertari, sentirebbe il bisogno, prima in Europa (e forse tra le prime al mondo) di legiferare privando i cittadini di libertà sancite dalla costituzione. A distanza di qualche mese, si comprende meglio quanto ragione avessero le ragioni del NO al referendum costituzionale, in particolare ne voglio citare una: “nella Costituzione, c’è già scritto tutto. Non serve riscriverla, riformarla (per altri scopi), basterebbe solo applicare quello che in essa v’è scritto” (2).

Di cosiddette “Leggi Bavaglio”, se n’è discusso molto in passato. Questa volta, sembra che il Paese si stia anestetizzando. Non si vedono girotondini, cori che urlano all’abbattimento della democrazia, “Popolo viola” di turno che manifesti contro un tentativo palese quanto maldestro di mettere a tacere ciò che viene ritenuto colpevole di un mutamento della libertà. Invece è proprio ora che le voci, gli scudi si devono alzare. Si sta cercando una soluzione facile, rozza ad un qualcosa che viene considerato un problema. Invece di riflettere quali cause potrebbero portare ai populismi, si va colpire la libertà di espressione.

Ai cittadini invece, va spiegata cos’è la satira, non certo vietata. Va concessa un’informazione migliore, non certo monopolizzata da certi schemi. Ma soprattutto, come disse qualcuno di molto importante in passato, «non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo». Doveroso, è ribellarsi a questo Grande Fratello, onnisciente e infallibile. Poiché esso, non esiste, e comunque sia, non può decidere cosa noi cittadini dobbiamo pensare.

Per visionare il disegno di legge S. 2688 sulla prevenzione della manipolazione dell’informazione online: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/47680.htm

Note

(1) http://www.ilgiornale.it/news/mondo/idea-choc-bloccare-trump-abolire-suffragio-universale-1264541.html
(2) Intervento di Giuseppe Spadaro al Comune di Ferrara, Presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, in data 11/02/2017.

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