coppie separate

Un lettore ha criticato un nostro recente pezzo nel quale abbiamo discusso circa le parole dette da Papa Francesco in difesa del matrimonio, affermando che ne era poco chiaro il senso.

Guidati dall’idea che in ogni comunicazione la responsabilità sia della fonte e che “sono stato frainteso” non sia mai una scusa valida, tenteremo di spiegarci meglio. Il nostro intento era sottolineare una contraddizione, ricorrente nei messaggi della Chiesa cattolica, che nasce dal proporre una religione moralistica, intellettualizzata, quindi lontana da una reale spiritualità e da ogni metafisica.

Si presume che i fedeli ragionino a partire dall’idea che l’essere umano consista, oltre che di corpo e mente, anche di ‘anima’ o di ‘spirito’, insomma di un livello ulteriore, eppure ciò non sembra emergere, se non di rado, né dai discorsi del clero né da quelli dei praticanti: niente di sorprendente, considerato che nella battaglia culturale tra la religione e la scienza in quest’epoca è stata la seconda a vincere, anzi a trionfare. Tale scontro, ormai concluso, va anzi verso il superamento, poiché parte della comunità scientifica inizia a riconoscere come alcune recenti scoperte supportino molti insegnamenti delle tradizioni spirituali più antiche.

Le conseguenze di un credo povero di spiritualità si colgono anche riguardo il tema che più interessa le religioni, cioè la morte: in un articolo dell’estate 2015 ci siamo chiesti quanti tra coloro che, interrogati sulla vita ultraterrena, dicono di crederci, ne siano davvero convinti e quanti lo dicono soltanto “per farsi coraggio o perché ritengono blasfemo dire il contrario”.

Le parole che provengono dal clero cattolico mancano di quella specifica autorevolezza che si riconosce ai discorsi spirituali: basandosi su argomentazioni del tutto profane, di volta in volta vengono o meno condivise, semplicemente, come qualunque opinione. Le parole più interessanti e più cristiane, nel senso di caritatevoli, dette da Bergoglio ci sono sembrate allora quelle relative al dolore dei figli: “non sapete quanto soffrono i bambini quando vedono le liti e le separazioni”.

Se dal punto di vista religioso il matrimonio è un sacramento, cosa che può interessare solo un discorso interno alla comunità dei fedeli, da un punto di vista legale non è altro che un contratto, le cui clausole regolano la possibilità di uscirne e che prevede una serie di tutele per i coniugi e la loro eventuale prole. Ragionando nell’ottica del bene comune le succitate tutele andrebbero difese e magari rafforzate, soprattutto quelle a vantaggio dei minori: le condizioni dei figli nati dentro o fuori il matrimonio sarebbero da parificare in toto.

Le prime frasi comunemente pronunciate quando un matrimonio o una convivenza si rompono sono, difatti, “poveri i figli” oppure “per fortuna non hanno avuto figli”. Se ai tempi delle feroci polemiche sul ‘Family Day’ abbiamo già trattato dei fattori di rischio connessi all’omogenitorialità, oggi vogliamo ricordare che il divorzio interessa un numero di figli incomparabilmente più grande, rappresenta un indiscutibile fattore di rischio e che la sua legalizzazione in nessun modo ha reso meno dolorose le sofferenze che causa.

Separazioni e divorzi sono ormai diventati fatti talmente ordinari che si sottovaluano le loro conseguenze, eppure anche laddove i coniugi riescano a superali in serenità, accade in genere che i figli ne siano danneggiati. I più classici segnali di disagio sono: attaccamento morboso nei confronti di un genitore e rifiuto dell’altro, difficoltà relazionali coi coetanei, assunzione di comportamenti tipici dei bambini più piccoli oppure “da grandi”, somatizzazioni fisiche oppure, di tutti il caso più frequente, calo del rendimento scolastico. Talvolta i figli sembrano sereni, se non addirittura entusiasti, ma non è detto che sia un buon segno, potrebbe anzi trattarsi di un modo di negare una sofferenza intollerabile.

Quando una coppia di genitori va in crisi ci si pone il dubbio se, per il bene dei figli, sia meglio separarsi o restare insieme: meglio evitare l’illusione che esista una regola sempre valida, l’unica risposta seria è “dipende”. La letteratura scientifica sembra concordare sul fatto che i figli trovano qualche sollievo dalla separazione dei genitori unicamente nei casi di coppie ad alta o altissima conflittualità.

In conclusione è fuor di dubbio che una relazione conflittuale tra i loro genitori rappresenti un fattore di rischio per i figli di qualsiasi età e che una separazione ne può rappresentare uno aggiuntivo, quindi nei casi di coppie a conflittualità d’intensità media o bassa l’ipotesi di salvare il rapporto ha senso, anche se di certo richiede un notevole sacrificio.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome