Prevedibilmente, la Clinton ha colpito, attaccato e a volte affondato, la figura di Trump. Una strategia precisa, studiate e relativamente semplice: evidenziare tutti i difetti inerenti l’inadeguatezza estetica e comunicativa del magnate. Ciò che sfugge ai pianificatori della strategia democratica è che Trump, già attaccato ampiamente e ripetutamente dai suoi avversari repubblicani negli ultimi 16 mesi, aveva ben poco di nuovo da svelare. In una parola, la Clinton non ha prodotto nulla di già visto o sentito contro il Repubblicano. Un bottino molto magro, se si considera che il punto debole di Trump è esattamente quello su cui la Clinton ha insistito maggiormente, senza però portare conseguenze evidenti nei sondaggi online seguiti al dibattito.

graficografico-2Trump al contrario ha avuto un atteggiamento molto diverso. Ha attacco la Clinton più in relazione a ciò che ha dimostrato di non essere in grado di fare in 30 anni di politica. Per reiterare il concetto ha colpito la presidenza di Obama, la situazione economica negli Stati Uniti e i problemi comuni che gli americani si trovano ad affrontare, irrisolti, da decenni. Ha insistito su questa strada rinvigorendo la dose citando le infrastrutture fatiscenti, i problemi economici e il tema della sicurezza. In tutte queste espressioni ha accostato il nome della Clinton al fallimento in cui si trovano gli Stati Uniti. Doveva far passare un messaggio e c’è riuscito: la colpa è anche della Clinton, rea di essere da 30 anni in politica, combinando solo disastri e senza aver mai pensato ai problemi dell’americano medio. Una vittoria dei democratici sarebbe un disastro per il paese, prolungando l’agonia degli ultimi otto anni di Obama.

In un’epoca in cui chi fa parte dell’establishment perde, Trump ieri sera ha pensato più che altro a far passare l’idea che una vittoria della Clinton sarebbe una completa continuazione dell’amministrazione Obama. In una votazione che si annuncia più come un verdetto su quale candidato sia il più odiato, il vasto e diffuso sentimento dell’anti-politica potrebbe essere la chiave di volta per la vittoria di Donald Trump a Novembre.

Federico Pieraccini

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