Donald Trump

Sono passati ormai due anni dalla firma dell’accordo fra Stati Uniti ed Iran sul nucleare. L’intesa, presentata dall’Amministrazione Obama come uno dei suoi più importanti risultati, è sempre stata avversata da Donald Trump durante tutta la campagna elettorale, con la relativa promessa di cancellarla in caso di elezione. Dal canto suo, l’Iran ha sempre visto nel raggiungimento di questo accordo uno dei suoi maggiori successi in campo politico e diplomatico, una vittoria tattica e a tavolino contro quello che ai tempi di Khomeini (ma anche dopo) veniva definito come il “Grande Satana”. La popolazione che festeggiava a Teheran subito dopo la firma dell’accordo lo testimoniava più che sinceramente.

Oggi Donald Trump, divenuto nel frattempo Presidente, potrebbe davvero stracciare l’accordo già definito “storico”: proprio per questo motivo la Guida Suprema della Rivoluzione Islamica dell’Iran, l’Ayatollah Sayyed Ali Khamenei, ha subito messo le mani avanti avvisando che “La nazione iraniana manterrà saldamente le sue posizioni onorevoli e dignitose per quanto riguarda l’accordo sul nucleare e reagirà a ogni mossa sbagliata da parte del sistema egemonico”.

Le parole della Guida Suprema hanno preceduto di poche ore l’atteso incontro fra Donald Trump e il premier israeliano Benyamin Netanyahu, notoriamente preoccupato dall’intesa fra Stati Uniti ed Iran sul nucleare e fra i principali promotori del suo smantellamento. Il loro incontro, infatti, verte proprio su questo scottante dossier: fondamentalmente i due leader, decisi a rinsaldare gli storici legami fra Stati Uniti ed Israele che secondo Tel Aviv sotto Obama si erano decisamente indeboliti, s’interrogheranno su come lasciarsi alle spalle questo “incidente” dell’accordo sul nucleare con l’Iran.

Si sta svolgendo la 72esima riunione ministeriale dell’ONU, e domani Netanyahu lancerà dalla cattedra più alta del Palazzo di Vetro un appello diretto proprio a Khamenei, affinché metta fine al programma nucleare iraniano, poco importa che sia pacifico o meno. Secondo alcune fonti israeliane, perché possa essere più comprensibile, il premier israeliano lancerà questo suo appello addirittura in lingua farsi. Ma Netanyahu non si limiterà a parlare di nucleare, perché tratterà anche il tema, decisamente molto spinoso per Israele, del dislocamento di truppe e di uomini di Teheran in Siria, quella Siria che di fatto ha ormai vinto la sua partita contro il terrorismo e contro tutti coloro che (Israele compresa) volevano la fine di Assad. Trump è chiamato da Netanyahu a dimostrare la propria alleanza, fornendo una ben più che significativa sponda.

Il Presidente americano dimostra, come sappiamo, fin da tempi non sospetti le sue perplessità sull’accordo con l’Iran, accusando quest’ultimo di violarlo “nello spirito”. In particolare Trump si riferisce al fatto che Teheran abbia comunque portato avanti i suoi progetti nel campo della missilistica e soprattutto aiutato la Siria e i ribelli Houthi nello Yemen, in questo caso mettendo in gravi difficoltà l’alleato saudita. Obama, quando aveva chiuso un occhio sul nucleare iraniano, l’aveva insomma fatto nella speranza che in cambio Teheran abbandonasse al proprio destino Assad e i correligionari yemeniti: due scelte suicide, che l’Iran si è ben guardato dal fare.

In molti sono disposti ad avallare Trump al Palazzo Vetro nella scelta di smobilitare l’accordo con l’Iran sul nucleare: prima fra tutte, l’ambasciatrice all’ONU Niki Haley, ma anche i generali Jim Mattis e H.R. McMaster. Il problema, però, è che se gli Stati Uniti stracciassero tale accordo si troverebbero ancora più isolati dagli alleati europei, che invece continuano ancora a vederlo come il “male minore” rispetto ad una situazione che, a quel punto, in assenza di qualsiasi intesa, potrebbe facilmente sfociare in un quadro non molto dissimile da quello nordcoreano.

Questo, oltretutto, in un momento in cui l’Iran rafforza di giorno in giorno le proprie posizioni in termini d’influenza politica nella regione, mentre anche il suo partenariato con la Russia non fa altro che accrescersi ed aumentare, come dimostrato anche proprio dalle ultime novità dal fronte siriano. Forse, per Trump, conviene non toccare niente e lasciare tutto così com’è.

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