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Passaporti Donbass

A due anni dagli accordi di Minsk

A metà febbraio sono scaduti due anni dalla data della firma degli accordi di Minsk. Secondo la Russia, l’Ucraina non ha intenzione di rispettarli. Quasi ogni giorno, nel Donbass, vi è una guerra a bassa intensità, anche se talvolta vengono registrati picchi di combattimenti. In quasi tre anni, da quando è scoppiata la guerra civile in Ucraina, i civili del Donbass sono costretti a sopravvivere in qualche modo.

L’Ucraina, violando gli accordi di Minsk, ha organizzato un embargo commerciale. 4,5 milioni di persone nella regione (coloro che vi si trovavano prima della guerra) sono stati privati ​​delle carte bancarie, e le autorità di Kiev hanno prelevato i loro risparmi in banca.

Secondo le testimonianze, particolarmente duro è stato l’inverno del 2014-2015, durante il quale molti anziani del Donbass sono morti di fame e di malattie. La situazione umanitaria più critica si registrava nei piccoli centri del Donbass, lontani dalle strade principali. Alcuni uomini d’affari della regione hanno raccontato di avere quotidianamente offerto cibo a numerosi anziani, che l’Ucraina si era rifiutata di aiutare. Tuttavia, un numero molto elevato di persone è deceduto per fame.

La Russia e il Donbass: emergenza umanitaria

Dall’inizio del conflitto, la Russia fornisce aiuti umanitari al Donbass, sostenendo milioni di persone che l’Ucraina considera suoi cittadini, pur non fornendo loro alcun sostentamento. Tuttavia, accade talvolta che l’assistenza russa venga fermata dai funzionari ucraini, fatto che ha sollevato un’ondata di protesta tra i civili della regione.

Il decreto di metà febbraio

Il presidente russo Vladimir Putin, il politico più popolare nel Donbass, il 18 febbraio ha firmato un decreto sul riconoscimento dei passaporti e di altri documenti personali rilasciati dalle autorità delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Questo documento è stato visto come una reazione alla situazione umanitaria nel Donbass. Il testo dell’accordo di Minsk si riferisce alla creazione di condizioni a pieno titolo per il ripristino delle relazioni sociali ed economiche; tuttavia, l’Ucraina respinge gli abitanti delle Repubbliche del Donbass, privandoli così dell’opportunità di una vita normale, e rendendo la loro sopravvivenza molto più ardua.

Un problema in meno per i cittadini del sud-est ucraino

Il decreto del presidente Putin riconosce i passaporti delle DNR e LNR. In questo modo, è possibile semplificare la procedura di attraversamento del confine con la Russia e di rimanere sul territorio russo, così come è permesso l’uso delle automobili con le targhe delle DNR e LNR. Inoltre, questo decreto riconosce i titoli di studio dei cittadini delle Repubbliche del Donbass, aprendo la possibilità ai diplomati ed agli studenti del Donbass di entrare negli istituti russi.

Il problema con il documento del 18 febbraio, però, sarebbe la scarsa chiarezza dello status giuridico dei residenti delle DNR e LNR: molti di loro sono infatti in possesso di passaporti ucraini che si sono deteriorati, sono scaduti o non sono ancora disponibili.

Verso il riconoscimento delle repubbliche indipendentiste?

Il decreto, secondo alcuni, renderebbe chiaro che la pazienza di Mosca si stia esaurendo. Un’opinione abbastanza diffusa in Russia ritiene che si tratti di un modo per incorporare il Donbass nello spazio economico della Russia, ed anche di un modo per raggiungere il riconoscimento delle DNR e LNR, se l’Ucraina dovesse ignorare gli accordi di Minsk.

Quattro settimane in seguito all’adozione del decreto, il numero di passaporti rilasciati dalle Repubbliche del Donbass è aumentato drasticamente, così come il numero di coloro che desiderano ottenerne uno. Per la popolazione del Donbass, si è riaccesa la speranza.

Silvia Vittoria Missotti

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