Molti sapevano che migliaia di persone avrebbero preso parte ad raduno a Milano contro Expo 2015 sin dal 30 aprile, ma nessuno immaginava che una violenta minoranza, composta da circa 300 attivisti “black bloc” avrebbe utilizzato bottiglie molotov, distruggendo banche, negozi e autovetture. Il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha immediatamente condannato i disordini e ha promesso una rapida indagine. I cittadini di Milano e l’opinione pubblica italiana in generale sono profondamente indignati per gli incidenti e anche chi aveva lungamente criticato la gestione organizzativa di Expo negli ultimi mesi, adesso ritiene questa violenza assolutamente inaccettabile.

Al di là degli scontri, il principale motivo di critica contro Expo tra gli italiani prende corpo da due diversi punti di vista. Il primo è di tipo pratico e riguarda alcuni possibili casi di corruzione di alti funzionari italiani, emersi da una recente inchiesta. Il secondo punto è ideologico e fa riferimento alla classica posizione no-global, in base alla quale qualsiasi evento economico internazionale sarebbe il prodotto di lobby malvagie o di multinazionali criminali.

Se l’Italia sta dando una risposta al primo punto, avendo agevolato il lavoro dei magistrati che stanno indagando sui sospetti casi di corruzione, non c’è nulla da dover giustificare in relazione al secondo punto. Diversi leader populisti e intellettuali stanno sfruttando il clima di tensione sociale nel Paese istigando molti giovani a scendere in piazza e creando soltanto confusione senza alcuna proposta costruttiva e realistica. L’opinione dominante tra questi giovani estremisti è un’idea confusa di ciò che Expo rappresenta davvero per un Paese ospitante. L’evento viene percepito come una “grande rapina” e uno “spreco di risorse” a discapito delle classi sociali più basse.

Stando ai dati, Expo 2015 avrà tre tipi di ricadute positive. L’impatto di primo livello è costituito dai benefici economici diretti dell’evento (2,46 miliardi di dollari) e dagli investimenti dei Paesi partecipanti che raggiungono grossomodo la cifra di 1,4 miliardi di dollari, di cui l’82,5% circa andrà a vantaggio dell’Italia.

L’impatto di secondo livello è principalmente il prodotto del flusso turistico con 20 milioni di visitatori attesi che genereranno introiti per circa 9,86 miliardi di dollari.

L’impatto di terzo livello, ossia l’eredità dell’evento dopo la sua conclusione, dovrebbe determinare 2,56 miliardi di dollari dagli IDE, 1,19 miliardi dalla costituzione di imprese ex-novo, 1,35 miliardi dall’aumento dell’attrazione turistica e 1,22 miliardi dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare.

Se queste previsioni saranno confermate, Expo non sarà soltanto un flusso di ossigendo per tutte le piccole e medie imprese e le attività commerciali italiane che stanno patendo la crisi, ma anche un’occasione unica per l’internazionalizzazione del Paese. Da un punto di vista più ampio, Expo potrebbe costituire un esempio del crescente sviluppo multipolare dell’economia mondiale, capace di coinvolgere una lunga serie di nazioni e culture emergenti che sono spesso quasi sconosciute agli occidentali.

In particolare questo evento, dedicato alla sicurezza e alla gestione alimentari, può segnare un punto di svolta nella politica mondiale in seguito ai numerosi accordi e confronti che avranno luogo nei prossimi sei mesi. Grazie alla sua posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, al suo immenso patrimonio culturale e al suo alto potenziale agro-alimentare, l’Italia è un Paese dove diverse culture e tradizioni possono incontrarsi, discutere e trovare nuove soluzioni comuni alle più urgenti emergenze globali quali la fame, il sottosviluppo e il terrorismo.

Sostenere rigide forme di protezionismo, rifiutare dogmaticamente qualunque tipo di economia di mercato, confondere lo sviluppo con la corruzizone o lottare contro i mulini a vento sono soltanto opinioni differenti di un’unica visione anacronistica, in base a cui l’Occidente e i suoi problemi sono ancora il centro di gravità mondiale.

Guardando alle opinioni occidentali di destra e di sinistra, l’Europa sembra incapace di ripensare sé stessa ed entrare nel XXI secolo. La speranza è che Expo 2015 possa aiutare le persone a scoprire i progressi e le capacità conseguiti nel resto del mondo e, di conseguenza, a cambiare il loro atteggiamento.

Andrea Fais

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome