Siria, Trump contro Assad

A distanza di un anno da Khan Sheykun lo scenario siriano è diventato nuovamente protagonista di un attacco chimico. Né l’attacco di pochi giorni fa, né quello dell’anno scorso, così come quello del 2013 che costrinse il governo siriano a privarsi di ogni arma chimica in suo possesso, ha mai lasciato sul campo prove di un effettivo coinvolgimento dell’esercito di Assad.

Le armi chimiche, lo ricordiamo sono vietate insieme a tutte le altre armi di distruzioni di massa, come la bomba a fissione nucleare e le armi batteriologiche. Una convenzione che sancisce il divieto dell’uso di di armi chimiche e della loro proliferazione è stato firmato da 65 Stati nel 1993, a Parigi e New York.

Tuttavia chi segue attentamente le vicende siriane, sa che nell’ultimo anno la Siria è in netto avanzamento rispetto ai ribelli e a ciò che rimane dell’ISIS. Soprattutto dopo il precedente del 2013, quando si rischiò l’intervento bellico dell’Occidente Assad non avrebbe nessun interesse a delegittimarsi agli occhi del mondo facendo strage di civili con le armi chimiche. Chi ha interesse ad un intervento dell’Occidente contro il governo siriano, sono invece i ribelli, che prontamente organizzano (non da soli) campagne e video di sensibilizzazione sulla Siria, con lo scopo di passare per vittime del regime di Assad. Una tattica che può far presa sui disinformati e sull’intellighenzja prezzolata della sinistra liberal occidentale, ma non su chi conosce bene qual è l’origine e quali siano le malefatte di questi cosiddetti ribelli. Uomini provenienti da Al Qaeda e non meno jihadisti e fondamentalisti dello sconfitto ISIS.

Strano che la sinistra occidentale e liberale, sempre attenta ai diritti civili, non sia molto attenta alle malefatte compiute dai ribelli terroristi in Siria, che decapitano e torturano i prigionieri, perseguitano gli omosessuali, condannano le donne alla schiavitù sessuale, condannano a morte i cristiani che non si convertono all’Islam. Non cade nel tranello un leader spesso citato come riferimento anche dal PD, come Jeremy Corbin, il leader del Partito Laburista inglese, che si è rifiutato di condannare Assad, ma ha condannato l’escalation di violenza in Siria, invitando ad una cessazione delle armi. In Italia, il deputato del PD Gennaro Migliore ha condannato fermamente Assad, dando per scontato che sia il solo responsabile, allineandosi come al solito ai diktat americani.

Il Cinquestelle, possibile alleato della Lega al governo, è troppo impegnato nella campagna elettorale del Molise per occuparsi della situazione siriana. Nessuna parola nemmeno da Manlio Di Stefano, che nella scorsa Legislatura era alla Commissione Affari Esteri della Camera e che si è fatto conoscere soprattutto per le sue iniziative sui BRICS e sulla Grecia, oltre ad aver incontrato Russia Unita al suo Congresso. Pino Cabras, giornalista di megachip e Pandoratv, neoeletto nelle file del MoVimento ha rotto la coltre di silenzio sul tema che ha investito i leader grillini: “Per orientarsi, data la totalità dei precedenti in materia – scrive il neodeputato su Facebook – è buona regola non credere a una virgola di qualsiasi comunicato che attribuisca ad Assad l’uso di armi chimiche. Non credere alla bolla propagandistica è una forma di ecologia del pensiero che ci aiuta a capire i pericoli veri, che sono tanti, potenzialmente apocalittici, e provengono ancora una volta dagli apparati che dominano il discorso pubblico sul Medio Oriente in seno agli Stati occidentali, alcuni dei quali continuano ad agire da grandi perturbatori di ogni prospettiva di pace”.

Salvini ha scritto invece un breve post sui social dove denuncia la volontà di qualcuno di creare un casus belli per far fuori Assad. Nel farlo ha citato un articolo di Analisi Difesa, diretto da Gianandrea Gaiani. L’articolo di Gaiani denuncia: “Già in passato attacchi simili sono stati attribuiti ai governativi senza che emergessero prove concrete mentre notizie e immagini diffuse oggi dai ‘media center’ di Douma come ieri da quelli di Idlib, Aleppo e altre località in mano ai ribelli sono evidentemente propagandistiche e palesemente costruite. Lo schema si è già ripetuto più volte fin dalla guerra in Libia del 2011 e poi in Siria: fonti ‘umanitarie’ strettamente legate alle milizie jihadiste e ai loro alleati arabi diffondono notizie non verificabili per l’assenza di osservatori neutrali. Notizie e immagini di attacchi chimici vengono subito diffuse dalle tv arabe appartenenti alle monarchie del Golfo, cioè agli sponsor dei ribelli, per poi rimbalzare quasi sempre in modo acritico in Occidente. Basti pensare che in sette anni di guerra la fonte da cui tutti i media occidentali attingono è quell’Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede a Londra, vanta una vasta rete di contatti in tutto il paese di cui nessuno ha mai verificato l’attendibilità, è schierato con i ribelli cosiddetti ‘moderati’ ed è sospettato di godere del supporto dei servizi segreti anglo-americani”

 

Notizie false per sganciare altre bombe?Basta guerre, grazie!

Posted by Matteo Salvini on Wednesday, April 11, 2018

Anche Giorgia Meloni sembra essere sulla stessa linea del leader di coalizione del centrodestra: “Siria: una nuova gravissima accusa al regime Assad di aver usato armi chimiche. Ancora una volta nessuna prova concreta. La paura è che qualcuno cerchi un pretesto per scatenare una nuova guerra, che farebbe casualmente molto comodo a chi è uscito recentemente sconfitto dallo scacchiere mediorientale. Fratelli d’Italia non è disposta ad assecondare operazioni spregiudicate di questo tipo”, scrive la leader di FdI su Facebook.

Siria: una nuova gravissima accusa al regime Assad di aver usato armi chimiche. Ancora una volta nessuna prova concreta….

Posted by Giorgia Meloni on Tuesday, April 10, 2018

 

Tornando alla sinistra, quella radicale, per ora l’unica voce che si eleva all’interno del cartello elettorale/movimento di Potere al Popolo, che ha dato la sua versione della situazione siriana è il Partito Comunista Italiano (2016): “Impediamo una nuova escalation bellica!” si legge sul sito del PCI, guidati da Manuela Palermi e Alboresi. “Siamo tornati davanti al medesimo bivio davanti a cui l’umanità si era trovata nel 2013 – sostiene Bruno Steri nel comunicato del PCI – quando l’allora Presidente Obama fu sul punto di intervenire militarmente in Siria, anche allora sollecitato da una forte campagna propagandistica che denunciava l’uso di armi chimiche da parte delle truppe di Assad: un intervento cui Obama rinunciò essendo dissuaso dai suoi consiglieri e dall’apparato di intelligence, dopo che il MIT di Boston provò che l’attacco chimico era stato originato nel territorio controllato dai ‘ribelli’. D’altra parte sappiamo che la Siria ha dismesso il suo arsenale di armi chimiche a partire dal 2013 proprio sotto il controllo di Usa e Onu. Così come sappiamo che i rappresentanti siriano e russo all’Onu hanno più volte denunciato il possesso di tali armi da parte dei gruppi ribelli”.

“Qualcuno dovrà pur urlare a Donald Trump – conclude il comunicato – il popolo italiano non vuole nuove avventure belliche, nuove carneficine. Dovrebbe farlo un redivivo movimento contro la guerra”. Per quanto riguarda invece il Partito Comunista di Marco Rizzo non si registrano comunicati e dichiarazioni, il PC sembra nelle ultime settimane concentrato sulla politica nazionale e sulle alleanze di governo. Silenzio completo da parte di Rifondazione Comunista, nonostante la stessa appartenenza dell’ex partito di Ingrao al cartello elettorale di Potere al Popolo.

Silenzio anche da parte di Forza Italia, nonostante la vicinanza di Silvio Berlusconi a Vladimir Putin.

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