L’ultima settimana ha visto il Sud Sudan, il più giovane Stato al mondo, rimpiombare nell’inferno del caos e del conflitto civile. Gli scontri sanguinosi, avvenuti nella capitale Juba e in altre città, tra le forze fedeli al Presidente Salva Kiir e i seguaci del Vice Presidente Riek Machar hanno causato la morte confermata di 272, e i tentativi di mediazioni delle Nazioni Unite non sembrano ancora in grado di riportare la calma.

Due giorni fa, hanno trovato la morte anche due peacekeeper cinesi, i quali erano di guardia presso un campo profughi, quando il mezzo corazzato sul quale viaggiavano è stato colpito da una granata. L’attacco ha ricevuto una dura condanna da parte del governo di Pechino, che ha invitato alla deposizioni delle armi. Eppure, gli scontri, che sembrano inarrestabili, bloccano sempre di più le infrastrutture del paese: aeroporto chiuso, base ONU sotto assedio, blocco del ponte sul Nilo e l’impossibilità di evacuare le ambasciate straniere.

Leonardo Olivetti

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