Giuseppe Garibaldi

Il 4 luglio 2017 ricorre il 210° anniversario della nascita di Giuseppe Maria Garibaldi, l’uomo, al quale, dopo Giacomo Matteotti, sono dedicate più piazze, più strade, vie, contrade, scuole e caserme d’Italia. Nato a Nizza (1807), città che faceva parte del governo Napoleonico, passò gran parte della sua giovinezza come marinaio mercantile nel Mar Mediterraneo, navigando tra Nizza ed il Mar Nero. Quale ricordo ne abbiamo, tuttavia, a più di duecent’anni dalla sua nascita?

È proprio il suo status di viaggiatore che ne temprò la coscienza politica, incontrando i primi cospiratori italiani, rivoluzionari ed esuli francesi. Divenne così un seguace delle idee di Giuseppe Mazzini, profeta del Risorgimento italiano, ma anche il marinaio, (come il mistico genovese) conobbe la via dell’esilio: dopo il fallimento della rivolta organizzata a Genova dalla Giovine Italia contro il Governo piemontese, Garibaldi lasciò l’Europa per approdare in America del Sud, dove trascorse un periodo “formativo” per la sua esistenza (dai 28 ai 40 anni).

Ben presto, egli fece parlare di sé. “Il Capo bandito” ordiva scorribande in Brasile, e organizzava una “Legione Italiana di Montevideo”, che ai suoi ordini difendeva l’Uruguay liberale dall’aggressione argentina. Nel biennio rivoluzionario italiano, 1848 – 1849, ritornò nel nostro Paese per guidare la difesa della Repubblica romana, eroicamente schierato contro i francesi scesi in Italia per restaurare il potere del Papa. E poi il tentativo di liberare la Repubblica di Venezia, fino alla morte della moglie Anita, incinta di un figlio, ne alimentano il carattere eroico e leggendario.

Ancora una volta scelse la via dell’esilio, nei primi anni ’50 dell’800, ritirandosi nella comunità italiana di New York, a Staten Island, e poi nuovamente riprese la via del mare, quale marinaio mercantile, in America centrale , Estremo Oriente, Oceano Pacifico. Si insediò ancora una volta in Europa, nella “confinata” Isola di Caprera, e riprese contatti con il mondo politico italiano: Cavour, il Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna, Vittorio Emanuele II, Re d’Italia ed esponenti moderati. Nel quadro dell’unificazione italiana, diede l’impressione di favorire la “piemontesizzazione” della Penisola e la soluzione monarchica, accantonando l’ideale repubblicano.

Nel 1859 venne nominato generale dell’esercito piemontese, comandante di un copro di spedizione nella seconda guerra d’Indipendenza contro l’Austria. E venne il 1860, l’anno del suo più grande trionfo. Sfidando il Conte Cavour ed il Re, comandando la spedizione dei famosi, quanto leggendari Mille, partì da Quarto, attraversò il Mediterraneo e sbarcò a Marsala, sulla costa occidentale siciliana, per salvare la cosiddetta “rivoluzione siciliana”. In soli due mesi, Garibaldi, con la sua spedizione, ribaltò la situazione italiana ed europea: crollò la monarchia borbonica del Regno delle Due Sicilie, si rovesciò il potere pontificio in Italia centrale e si realizzò uno stato unitario nazionale italiano sotto la guida di Vittorio Emanuele II, considerato il Padre della Patria.

Tuttavia, dopo il 1860, la fama di eroe nazionale cadde quando tentò di sottrarre Roma al Papa Pio IX per due occasioni, per farne la Capitale d’Italia. Ed infine, partecipò alla guerra contro l’Austria nel 1866, sfilò da trionfatore durante un viaggio in Inghilterra, e quale ultimo atto di generosità, nel 1870 tentò di difendere la neonata Repubblica Francese durante la guerra franco-prussiana, organizzando una delle sue spedizioni di volontari. Ed infine il ritiro a vita privata, nella sua casa di Caprera, in disparte, ma meta di costanti pellegrinaggi.

Paladino degli umili, ai margini della vita politica, rimase al potere per meno di sei mesi, ma fu anche il primo a guadagnarsi una fama di dimensioni mondiali, trovando la sua immagine pubblicata o commentata in riviste e litografie di tutto il mondo. In particolare, la stampa mise per la prima volta in risalto qualità quali la forza, gentilezza, coraggio, umanità, virilità. Non solo in Italia, ma a Londra, Berlino, Parigi e New York, Buenos Aires. Idolo degli esclusi e odiato dalla Chiesa, fu uno dei primi uomini carismatici da seguire, in quanto i giovani stessi vedevano un modello da imitare, arruolandosi per seguirlo nelle sue scorribande. Si mormorava, nei suoi viaggi in Sicilia che i bimbi venissero sollevati davanti a lui “come fosse un santo”, ed in Inghilterra veniva visto come “il più grande uomo che l’avesse mai visitata”.

Il controllo della memoria garibaldina fu fondamentale. Al Pantheon degli eroi nazionali fino ad allora esistenti, ossia: Dante Alighieri, Cristoforo Colombo, Giordano Bruno ed Ugo Foscolo, si aggiunse Giuseppe Garibaldi. Sorsero così i monumenti a lui dedicati, equestri o in piedi, nelle piazze di tutto il Paese. La promozione dell’immagine laica di Garibaldi venne perseguita da tutti i Consigli comunali, e il suo nome risuonò per anni ed anni, invocato dalle associazioni irredentiste durante la prima guerra mondiale, per liberare “Trento e Trieste”. Cooptato dal Fascismo, in una continuità, secondo Mussolini “dalle camicie rosse garibaldine, alle camicie nere della rivoluzione”, la figura dell’eroe venne vista come un proseguo storico che avrebbe portato al fascismo medesimo. Non per ultimo, Garibaldi fu visto (in seguito all’esasperato nazionalismo) chiave popolare ed internazionalista. “Le Brigate Garibaldi”, comuniste, lottarono nella guerra civile spagnola, nella resistenza italiana e jugoslava.

La religione civile che animò l’Italia del secondo dopoguerra, collegò resistenza ad antifascismo, e la figura garibaldina, mettendo d’accordo tutti, poteva unificare la nuova visione della patria. Tuttavia, con gli anni settanta del secolo scorso, il giungere di miti neoborbonici inesistenti, anche i valori di Garibaldi, finora ritenuti sacri di “virtù, patria, unità, coraggio, virilità”, vennero percepiti sempre più come imbarazzanti e ridicoli, e le generazioni italiane a venire, purtroppo, si sono interessate sempre più scarsamente al Risorgimento e alle sue motivazioni. Soppiantato da altri miti, magari analoghi per impostazione guerrigliera, oggi un Garibaldi moderno è stampigliato nelle magliette di una “certa sinistra”.

Malgrado ciò, l’eroe dei due mondi, resta inimitabile.

Valentino Quintana

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