Gianroberto Casaleggio

Dici “pupulismo” e pensi “grillini”. Il Movimento 5 Stelle, infatti, è stato fondato sul populismo della lotta contro la casta politica da parte dei cosiddetti cittadini onesti. È fuori dubbio che la quasi totalità di essi siano cittadini non invischiati nella corruzione della macchina politica; tuttavia se l’uomo politico, in quanto rappresentante dei cittadini, deve essere un punto di riferimento tanto politico quanto morale, è altrettanto vero che si richiede anche una sostanza, la capacità di agire politico. Per spiegare il fenomeno 5 Stelle torna utilissima una frase attribuita a Truman: “Mia zia Betsy è la persona più onesta di questo mondo, ma non le basta certamente questo per governare”.

La politica vive necessariamente di opposizioni, come sosteneva Carl Schmitt nella dicotomia amico/nemico, e se loro identificano – in modo anche condivisibile – quella destra/sinistra come un unico calderone nel quale i politici fanno a gara a chi si rende meno presentabile, devono però essere capaci di proporre una nuova alternativa credibile. Infatti già molti elettori sentono il superamento di questa vecchia classificazione, soprattutto in un contesto, quello europeo, in cui tra socialdemocratici e liberaldemocratici passa sempre meno differenza, anche a causa delle politiche simili di attori diversi come Thatcher e Blair.

Come primo aspetto bisogna ricordare che la politica, in Italia, è il vertice dell’amministrazione, ma è separata da essa. Questo vuol dire che la politica dirige e l’amministrazione esegue: distinzione importante perché gli atti politici non possono essere affatto neutrali, rispondono, anzi, a una precisa maggioranza politica. D’altro canto l’amministrazione deve agire neutralmente trattando tutti allo stesso modo. L’amministrazione grigia e neutrale che vorrebbero i grillini è un’utopia, perché loro stessi danno una direzione, una politicità alla stessa, sia pure in un senso radicalmente diverso da chi li ha preceduti.

Il programma dei grillini, se può a prima vista attirare per il contrasto alle ingiustizie di una classe che si è arroccata nei propri privilegi, non riesce però a dare un senso organico alle proprie proposte, per quanto alcune siano lodevoli. Il suo punto di forza è l’estrema democraticità dei loro sistemi, basati sulla rivoluzione informatica-digitale di internet che consente consultazioni un tempo impensabili. Tuttavia, per quanto loro provino a difendersi, non serve un cracker della CIA per sabotare le elezioni e rendere i risultati discutibili.

Quest’anno dovranno superare una prova molto importante: le elezioni amministrative, che rappresentano una sorta di elezione di metà mandato per il Governo Renzi. Davanti uno scenario desolante di città in cui il centrodestra sembra fare apposta a dividersi e i candidati renziani trovano gli ostacoli locali nelle opposizioni a sinistra (dentro e fuori al partito), l’alternativa grillina dovrà dimostrare che l’Italia è pronta a rivedere il proprio concetto di politica. La morte di uno dei fondatori, Gianroberto Casaleggio, sicuramente non aiuta il movimento, che vede la perdita di un personaggio sicuramente distante dai politici attuali, sia per i modi comunque garbati, sia per la riservatezza, visto che il pubblico non sapeva nemmeno della sua malattia.

Le tre sfide sono molto diverse: a Milano dopo la giunta uscente di sinistra come candidati ci sono Giuseppe Parisi e Stefano Sala, nominati rispettivamente da FI e PD, due candidati tecnici che vengono dal mondo del centro destra: se ciò può aiutare il M5S a individuare a livello locale quella tecnocrazia contro la quale si battono, rende però difficile uno scontro tra tecnica e antipolitica, tanto più che loro hanno già fatto l’errore di rimuovere Patrizia Bedori, un candidato eletto coi loro sistemi, perché difficile da presentare. A Roma Virginia Raggi al contrario si presenta bene come candidata fuori dagli schemi, ma forse anche troppo sconosciuta, ed è una sfida ardua mandare una persona di fatto senza esperienza nella Città, tanto per il simbolo tanto per le dimensioni non facili; l’unica possibile contesa attuale per il governo è di mandare Di Maio al governo, il personaggio forse meglio riuscito nel Movimento, che riesce a coniugare presentabilità e una capacità espositiva senza scendere nelle risibili teorie complottiste con cui sono stereotipati i loro militanti.

La differenza profonda tra questi casi è tra amministrare a livello locale, quindi con un contatto più diretto con gli elettori, e a livello nazionale che richiede invece, oltre la figura carismatica, anche un programma molto più organico che sembra per ora essere il grande problema di un Movimento ancora troppo affidato al sentimento anticasta. Problemi comuni con il centrodestra, il quale però dovrebbe partire con una tavola di valori ben radicata in un idem sentire storico, invece quello grillino è pragmatico, attuale e contingente, legato perlopiù ai disastri commessi impunemente da chi ha rappresentato il vizio anziché la virtù.

Giulio Sibona

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