E’ morto George Bush Senior, ex presidente degli Stati Uniti dal 20 gennaio 1989 al 20 gennaio 1993. Aveva 94 anni. Si è spento dopo una lunga malattia. Sette mesi fa, se n’era andata l’inseparabile moglie Barbara.

George H. W. Bush, inossidabile repubblicano e capostipite di una delle famiglie più potenti degli Stati Uniti, è stato il 41esimo presidente della storia americana. Nato il 12 giugno 1924 a Kennebunkoport, nel Maine, figlio di un ricco banchiere di Wall Street e senatore del Connecticut, andava a scuola in limousine. Si arruolò nella Navy e partecipò alla Seconda guerra mondiale. Nel settembre 1944 il suo aereo fu abbattuto dai giapponesi, ma lui riuscì a salvarsi.

Deputato dal 1966 al 1970, nel 1971 fu nominato ambasciatore Onu dal presidente Nixon, “non per il cervello ma per la fedeltà”, come ebbe a dire lo stesso inquilino della Casa Bianca. Nel 1974, con Ford, divenne ambasciatore in Cina e capo della Cia. Nel 1980 divenne vice di Ronald Reagan. Otto anni più tardi, da candidato repubblicano alla Casa Bianca, travolse Michael Dukakis. Al termine del primo mandato, fu battuto sonoramente da Bill Clinton, riportando la peggior sconfitta elettorale in 80 anni di partito Repubblicano, con un misero 37% di voti raccolti.

“L’America più dolce per puntare sull’uomo” delle sue prime parole da presidente, si rivelò una beffa tremenda. Da Panama alla Somalia, dall’Iran all’Iraq, le sue scorribande dai nomi ingannevoli (‘Giusta Causa’ e ‘Riporta Speranza’, tanto per fare due esempi), oltre a causare migliaia di morti, hanno condannato all’instabilità permanente le aree interessate. A Bush viene riconosciuto un peso notevole nella limitazione degli arsenali nucleari. Il repubblicano ha legato il suo nome allo ‘Start’ firmato con il presidente russo Gorbaciov il 31 luglio 1991, seguito dallo ‘Start II’, siglato il 3 gennaio 1993.

Nell’agosto 1991, ad aggressione militare conclusa, l’ex vice di Ronald Reagan, condensò in una frase il suo manifesto valoriale e la visione messianica cara al suo ambiente di provenienza: “La crisi del Golfo passerà alla storia come il crogiolo del nuovo ordine mondiale”.

L’apoteosi fanatica di un unipolarismo a stelle e strisce che prevedeva, come nefaste condizioni per realizzarsi, la parcellizzazione dell’Unione Sovietica, la destabilizzazione del Medio Oriente e l’assoggettamento dell’America Latina.

Il nome del “patriota ed umile servitore”, come l’ha definito Barack Obama, che “ha ispirato generazioni di americani”, secondo Donald Trump, a molti fa venire ancora i brividi. Bush era ancora vicepresidente quando un aereo civile iraniano con 290 persone a bordo fu abbattuto sul Golfo Persico da un missile lanciato dalla nave da guerra americana Uss Vincennes. Morirono tutti i membri dell’equipaggio e i passeggeri, tra i quali 66 bambini.

Fu il suo battesimo del fuoco. Quel fuoco con cui avrebbe arroventato i Paesi, e non sono pochi, di chi oggi non si unisce alle lacrime e all’ipocrisia dei potenti.

 

 

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