L’Osservatorio sull’Informazione Giudiziaria, Media e processo penale si interroga sulla nuova forma di “giornalismo d’inchiesta” battezzata già da qualche tempo dalla rivista on line Fanpage.it. Il tema principale del dibattito politico nazionale è da giorni il filmato girato con una telecamera nascosta da un giornalista della testata che per tre anni si è infiltrato nell’ambiente della destra milanese fingendosi un uomo d’affari interessato a finanziare Fratelli d’Italia al fine di ottenere vantaggi per il proprio business. Tale messa in onda pare abbia suggerito l’apertura di un fascicolo di indagine con le ipotesi provvisorie di condotte di finanziamento illecito ai partiti, riciclaggio e apologia di fascismo.

Non si assiste più alla ‘ricerca’ di informazioni correlate alla vicenda sottostante un’indagine giudiziaria in corso o alle solite, impunite violazioni del segreto istruttorio. Questa volta siamo al cospetto di un reporter che, dissimulando il proprio status personale, stimola proposizioni e comportamenti penalmente rilevanti, sino a determinare il momento genetico della notitia criminis, all’esito della pubblicazione del reportage. Il percorso ‘informativo’ – si legge nell’articolato documento dell’osservatorio dei penalisti – subisce così una drammatica inversione ad U nel suo ‘fisiologico’ sviluppo informando il cittadino con la notizia di un fatto innescato e non con l’approfondimento di un fatto già accaduto”.

Siamo dunque al cospetto di una nuova pericolosa frontiera del processo mediatico, che non possiamo non segnalare, perché essa è posta oltre confine ed è in grado di oltrepassare qualsiasi limite, tra quelli finora ipotizzati dal legislatore, al fine di salvaguardare il principio della presunzione di innocenza. Se non si porranno sanzioni effettive alla violazione del segreto istruttorio e limiti alle interpretazioni estensive delle norme sovranazionali in contrasto con la nostra costituzione, come del resto è accaduto in tema di mafia e di prescrizione – avverte l’Ucpi – il ‘giornalismo d’inchiesta’  si sostituirà alla magistratura inquirente, con l’unico impellente target di raggiungere lo scoop, senza trovare alcun freno inibitore, neppure le sanzioni penali. Oggi è successo ad un partito politico, domani potrà accadere ad altri schieramenti, ed ancor peggio, a qualsiasi cittadino, al di là della personale visibilità o notorietà”.

Per l’Osservatorio sull’informazione giudiziaria dell’Unione delle Camere penali “questo non è giornalismo di inchiesta così come lo si vuol definire. È piuttosto il frutto di una vera e propria attività investigativa, sottratta a qualunque forma di controllo dell’Autorità Giudiziaria ed alle regole che presidiano la genesi e lo sviluppo delle vicende processuali”.