Lo scorso venerdì, a sei anni dalla sua deposizione, Hosni Mubarak, Presidente dell’Egitto dal 1981 al 2011, è stato rilasciato dall’Ospedale Militare di Maadi, completamente prosciolto dalle accuse elevate contro di lui dopo la rimozione dal potere, che avrebbero potuto portarlo sul patibolo.

Perfettamente libero, è tornato alla villa della sua famiglia ad Heliopolis, dove sembra avere tutte le intenzioni di trascorrere, quietamente, i suoi ultimi anni, fuori dall’attenzione pubblica.

Noto in Italia soprattutto per la famigerata boutade berlusconiana che lo chiamò in ballo (seppure indirettamente) per ottenere il rilascio della famigerata ‘Ruby’ (Karima Mahroug), Mubarak in realtà è stato per ben tre decenni Presidente dell’Egitto. Nato nel 1928 nel villaggio di Kafr-El-Meselha, Hosni scelse la carriera militare nelle allora Reali Forze Armate di Farouk come il miglior viatico alla scalata sociale, diplomandosi nel 1949 e passando all’accademia aeronautica dove conseguì il brevetto prima di pilota e poi di istruttore sugli Spitfire che nei primissimi anni ’50 costituivano la linea di volo principale delle aeronautiche mediorientali.

Cacciato re Farouk nel 1952 dall’insurrezione dei “Giovani ufficiali” Mubarak si accostò al movimento nazionalista e, ormai ufficiale superiore, partecipò a programmi di addestramento e perfezionamento in Unione Sovietica, divenendo esperto di bombardieri a reazione e ritornando definitivamente in patria nel 1964 dopo prolungati soggiorni a Mosca (Accademia Frunze) e in Kyrgyzstan, venendo nominato comandante di base a Cairo Ovest e Beni Suef tra il 1966 e il ’67.

Con la debacle subita a causa del proditorio attacco di Israele la carriera di Mubarak, stranamente, non subì frenate o arresti, anzi, la necessità di ricostruire l’aviazione egiziana lo spinse a diventare prima Comandante dell’Accademia aeronautica, poi Capo di SM aereo e infine, nel ’72, contemporaneamente Comandante in capo delle Forze aeree e Viceministro della Difesa.

La Guerra del Kippur/Ramadan del 1973, contrassegnata da un uso del potere aereo cauto e graduale e da un grande affidamento sui sistemi missilistici antiaerei per negare i vantaggi israeliani in addestramento e materiali consolidò definitivamente la sua posizione, fruttandogli, in riconoscenza dei risultati ottenuti, il grado di Maresciallo dell’Aria.

Ma la più grande spinta verso il vertice del potere, bizzarramente, Hosni la ricevette da persone che, potendo, sarebbero state ben felici di ucciderlo. Infatti, il 6 ottobre 1981, quando il presidente-faraone Anwar Sadat venne ucciso da una cospirazione dell’Ikhwan (i fratelli musulmani) che aveva infiltrato lo stesso ambiente militare, lo stesso Mubarak venne ferito piuttosto seriamente a una mano e fu solo grazie alla pronta risposta della polizia militare che il suo nome non si aggiunse a quello dei caduti nell’attentato (oltre a Sadat, l’ambasciatore di Cuba, un Vescovo copto e un generale dell’Oman).

I suoi doveri come nuovo Presidente egiziano erano a dir poco ciclopici: c’era da risollevare un’economia stagnante e il prestigio mediorientale del Paese era ai minimi (per via dell’accordo di pace con Israele). Ciò fu possibile solamente attraverso un cambio di rotta de Il Cairo rispetto ai tempi di Nasser. Se in passato l’Egitto era proiettato verso i Paesi non-allineati e un socialismo “terzomondista”, con Mubarak il paese nordafricano si ritrovò ad assumere posizioni molto più blande nei confronti dell’Occidente.

Ma ciò benché contribui alla ripresa economica e del prestigio del paese ebbe diversi effetti collaterali: anziché condurre una intensa repressione contro i Fratelli MusulmaniMubarak si accordò con loro, facendo diventare il proprio paese uno dei maggiori rifornitori di uomini ed armi della guerriglia islamista in Afghanistan (cosa che contribuì a gettare le basi per l’emersione dei Talebani e di Al-Qa’eda) e arrivando a prendere le armi contro l’Iraq di Saddam Hussein nel 1990-91. Sappiamo infatti come spesso gli islamisti siano stati usati dagli anni ’80 in poi come strumento di influenza geopolitica, basti ricordare il ruolo che ha avuto la guerra in Afganistan per il logoramento dell’economia dell’URSS a titolo di esempio, o le più vicine a noi Primavere Arabe siano servite a privare l’Occidente di alcuni suoi nemici.

Il progressivo smantellamento della sanità, dell’istruzione, dei programmi sociali di Nasser venne in parte (ma molto malamente) compensato dall’apertura di strutture religiose dominate dai Fratelli Musulumani (scuole coraniche, ambulatori rigidamente segregati, mense popolari presso le moschee) che consentivano loro di diffondere il proprio velenoso messaggio antinazionalista, anticristiano e in ultimo apertamente takfiro.

Tale macelleria sociale, oltre a permettere a uomini del suo “cerchio magico” (nonché ai figli e ad altri familiari) di realizzare enormi fortune, garantisce per tre decenni la sua stabilità al potere.

Gli eventi del 2011 sono noti: iniziate come legittime rimostranze per una vertenza sindacale le manifestazioni popolari contro il Presidente vengono rapidamente snaturate e pilotate dai Paesi del Golfo e dagli stessi Stati occidentali che sperano, cambiando cavallo “in corsa” di mantenere gli stessi vantaggi che vi godevano prima.

Arrestato con l’accusa di avere personalmente ordinato la repressione violenta dei manifestanti era poi stato spostato in una struttura sanitaria militare, quando caduto Morsi e installato al suo posto l’ex-generale Al-Sisi, le sue condizioni di salute, precarie, l’avevano reso necessario.

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