Le elezioni regionali in Valle d’Aosta hanno riservato diverse novità meritevoli di approfondimento. Nuovo sistema di voto, sistema di spoglio centralizzato in quattro poli (Aosta, Saint-Pierre, Fenis e Verres), brusca frenata delle forze autonomiste, dovuta anche ai molti scandali che hanno scosso la regione negli ultimi tempi (le dimissioni del governatore Augusto Rollandin, dell’Union Valdôtaine, a seguito dell’inchiesta sul Casino di Saint Vincent che l’ha visto coinvolto, e quelle del suo successore ed antagonista Pierluigi Marquis di Stella Alpina, messo sotto accusa per calunnia), il grande successo della Lega e il tonfo di Pd e Forza Italia.

L’affluenza alle urne è stata del 65,12% (67.146 votanti su 103.117 aventi diritto) in calo marcato rispetto alle regionali del 2013 (73,03%).

Ha debuttato il sistema di voto introdotto nel 2017, quando è stato eliminato il doppio turno e previsto un premio di maggioranza di 21 seggi, che vengono assegnati alla lista singola o alla coalizione che abbia conseguito almeno il 42 per cento dei voti validi. Un risultato che nessuna delle forze in campo ha centrato.

L’Union Valdôtaine rimane la prima forza con il 19%, ma spicca il brusco calo rispetto al 2013 quando aveva ottenuto il 33,4%. Benissimo il Carroccio che con il 17% circa delle preferenze conquista 7 seggi su 35 e torna in Assemblea dopo 20 anni. Percorso inverso per il Pd, fermo al 5,4%, al di sotto della soglia di sbarramento, e fuori dal Consiglio. Un disastro di portata “storica”, se si considera che dal 1946 in poi, il Pci e i suoi “eredi” sono sempre riusciti a conquistare scranni.

Il Movimento 5 Stelle si attesta al 10,44%, in calo rispetto alle politiche del 4 marzo quando con il 24,1% era stato il partito più votato alla Camera. Naufragano Forza Italia e Fratelli d’Italia, in lista insieme, con un misero 2,9%

Questi i risultati delle altre forze autonomiste: Stella Alpina-Pnv 10,6%, Uvp 10,5% e Alpe 9%. Buono il risultato delle due nuove sigle approdate in Assemblea: Impegno civico 7,5% e Mouv 7,1.

“Sono delusa e amareggiata, ma questa sconfitta viene da lontano”, ha dichiarato Sara Timpano, giovane segretaria “dem”.

Poi uno sfogo amaro: “Si sommano tante ragioni. Il trend nazionale su tutto. Non facciamo sognare più le persone. Siamo troppo tecnici nel fare i programmi, solidi, ma senza accendere i cuori. La gente ambisce a un mondo migliore. Sentono che in questo momento noi non siamo in grado di risvegliare le loro speranze. In campagna elettorale c’era ancora gente che ci rimproverava la partecipazione al governo Monti. Gli anziani ci attaccano per la storia della Fornero, i giovani per la mancanza di lavoro. Siamo percepiti come antipatici, di fronte al nostro simbolo storcono il naso”.

La Valle d’Aosta ha sistema elettorale che non prevede l’elezione diretta del presidente, come avviene altrove. I 35 membri del consiglio regionale vengono eletti con un sistema proporzionale, e solo in un secondo momento eleggono il presidente.

I seggi sarebbero così distribuiti: 7 ciascuno per Union Valdôtaine e Lega, 4 ciascuno per Union Valdôtain Progressiste, M5s e Stella Alpina, 3 ciascuno a Impegno Civico, Mouv’ e Alpe. Un quadro politico molto frammentato, di difficile composizione.

“Sicuramente non faremo alleanze con l’Union Valdôtaine, abbiamo un programma e vedremo chi ci sarà”, ha annunciato la capolista leghista Nicoletta Spelgatti. Ennio Pastoret, presidente dell’Union Valdôtaine, alleata con Uvp e Pd, vede evidenti problemi all’orizzonte: “Con un quadro politico così frammentato evidentemente ci saranno problemi a comporre una maggioranza”.

Dopo il Molise e il Friuli-Venezia Giulia, anche dalla Valle d’Aosta è arrivato un segnale politico rilevante. Che si voti al Centro-Sud o al Nord gli equilibri elettorali emersi dalle Politiche, resistono e si rafforzano. Pd e Forza Italia continuano a perdere consensi e rappresentatività. E non li aiuterà la velenosa campagna congiunta contro l’asse di governo Salvini-Di Maio.

L’ambiguità di Berlusconi sta danneggiando non solo Forza Italia ma anche Fratelli d’Italia. Il Pd, alle prese con i mal di pancia interni, risulta poco credibile come forza di “buon governo”, anche alla luce degli insuccessi collezionati in questi anni, e denota la mancanza di argomentazioni valide per essere incisivo come partito d’opposizione.

 

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