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Marine Le Pen e Emmanuel Macron all'ultimo duello in tv

È stato prevedibilmente duro il lungo confronto televisivo tra i due candidati all’Eliseo nel ballottaggio di domenica.

Solitamente questi confronti offrono veramente poco dal punto di vista dei contenuti, ma molto sul piano della polemica, specialmente quella personale. Così è stato anche nell’ultimo confronto tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron candidati alla presidenza nel ballottaggio di domenica.

L’incontro è stato per giunta gestito in molto elastico dai due moderatori presenti negli studi della tv di Stato francese, mettendo a rischio più di una volta la serenità del confronto. Non sono mancati infatti interruzioni da ambo le parti, accuse pesanti e qualche insulto da parte dei due aspiranti presidenti. In un canovaccio che però è sempre lo stesso non solo a partire da queste elezioni francesi, ma da qualche anno a questa parte.

Macron come la Clinton nelle elezioni statunitensi dello scorso novembre ha recitato il ruolo di candidato “progressista”, un’etichetta che in questo momento storico sta a significare soprattutto l’appoggio del cosiddetto establishment. Il candidato di En Marche! è appoggiato in maniera bipartisan sia dai sedicenti gollisti dei Repubblicani che dai socialisti. Un affare che ricorda molto la corsa alla casa bianca di Hillary Clinton, che aveva dalla sua non solo il Democratic Party, ma gli artisti, il mondo dello spettacolo e dello sport, così come elementi di spicco del Partito Repubblicano, come l’ex Presidente George W. Bush.

Marine Le Pen dal canto suo si ritrova in una situazione anche peggiore di quella di Donald Trump nel 2016. Il tycoon nonostante tutto si inseriva in una logica bipolare ed era il candidato del più antico partito del paese, senza pregiudizi di sorta. Il leader del Front National si ritrova invece ad essere un classico partito europeo ostracizzato dai maggiori partiti del cosiddetto “fronte repubblicano” francese, un qualcosa di simile all’italico arco costituzionale che per decenni ha negato alla destra post-repubblichina del riconoscimento degli altri partiti.

Lo spettacolo offerto dai due candidati va interpretato su questa falsariga. Le Pen sfavorita dalle previsioni elettorali e dai sondaggi ha svolto tutto il confronto in attacco: Macron è stato etichettato come il candidato “della globalizzazione selvaggia, dei grandi poteri economici”, un’idea che di certo il candidato del Front non esprime per la prima volta. Poi lo definisce il candidato “della guerra di tutti contro tutti” riferendosi all’atteggiamento di Macron in campagna elettorale, dove ha avuto da dire a molti. Infine sostiene che dietro il candidato di centro-sinistra ci sia il Presidente uscente François Hollande. Un’idea che la Le Pen ribadirà spesso durante le oltre due ore di dibattito, riferendosi al candidato europeista come “Monsieur Hollande”.

Dall’altra parte Emmanuel Macron ha puntato molto sull’atteggiamento da tecnico, a lui molto congeniale. Macron ha opposto la calma del “progressista” contro il “partito della paura” e “della collera”, che secondo il centrista “non sa affrontare la globalizzazione”. Ma anche su una certa grandeur che in Francia non fa mai male: “quello del Front è uno spirito di sconfitta – dice Macron – io voglio portare lo spirito di conquista dei francesi”.

I due sono personaggi agli antipodi non solo sul piano ideologico, ma anche umano. Lui il classico colletto bianco, giovane virgulto dell’elite finanziaria francese, lei fatta e formatasi nella turbolenta famiglia Le Pen, mastica pane e politica quasi da sempre. Lo scarso rispetto reciproco che c’è tra i due candidati è emerso in tutta la sua drammaticità nel confronto di ieri: i due non si sono stretti la mano, hanno posato per la foto di rito guardandosi a stento, si sono interrotti continuamente durante il confronto, che è sceso continuamente sul personale.

Proseguendo nel duello televisivo un altro dei punti di alta tensione è stato sulla sicurezza: Le Pen ha accusato Macron di non avere alcun piano per la sicurezza in Francia, citando le parole del candidato centrista nel giorno dell’attentato agli Champes Elyses che assumevano il terrorismo come un fato al quale rassegnarsi per i francesi. La Pen ha alluso anche a presunti legami di Macron con l’UOIF, l’organizzazione islamica francese. Accuse dalle quali Macron ha cercato di difendersi, citando le smentite dell’organizzazione islamica sui presunti rapporti con l’ex ministro socialista.

Sull’Europa la Le Pen ha più volte biasimato Macron per il suo essere, secondo la candidata del Front, troppo accondiscendente con la Merkel: “in ogni caso ci sarà un presidente donna all’Eliseo domenica” ironizza Le Pen. Ma Macron accusa: “il vostro progetto sull’Europa è fallimentare” e naturalmente difende l’euro, che secondo il centrista è una moneta che protegge gli europei e i risparmi francesi dalla speculazione, mentre per il candidato “populista” l’euro è una moneta dei banchieri, “io voglio una moneta per il popolo” contrattacca il leader del Front.

Il candidato centrista ha inoltre accusato la Le Pen di voler tornare alla competizione tra monete, mentre il leader del Front ha ribadito come prima dell’euro in Francia ci sarebbe stata una maggiore percentuale di occupazione lavorativa, tesi che Macron ha cercato di controbattere, ma senza avere alcun dato alla mano. Macron ha poi ribadito che il suo programma è quello di un’Europa sociale, ma a questo punto la Le Pen ha sbottato: “sono 25 anni che voi socialisti la promettete”. La risposta di Macron non si è fatta attendere: “il vostro nazionalismo è perdente, è isolazionismo ed è fuori dalla storia”.

Opinioni agli antipodi anche sull’economia, dove la Le Pen promette l’abolizione della Loi Travail e l’abbassamento dell’età pensionabile, mentre Macron rispettando il solito canovaccio tra tecnici e populisti bacchetta la Le Pen sulle coperture finanziarie delle sue riforme e a un certo punto sembra quasi di stare ascoltando un talk show della tv italiana.

Lo scontro è acceso anche quando si passa a parlare di politica internazionale. La domanda è su Putin e Trump. Secondo la Le Pen lei sarebbe l’interlocutore più adatto per entrambi, poi sostiene che al di fuori dell’Europa paesi come l’India, gli Usa, la Russia etc. sono molto più vicini alle idee sostenute da lei che da Macron. Il centrista invece tiene a dichiarare la sua indipendenza dai “diktat di Putin” (qualunque cosa significhi) e pronto al dialogo con gli Stati Uniti, poi dichiara di voler portare avanti la lotta contro il jihadismo islamico (ma pochi giorni fa aveva dichiarato anche di voler fermare Assad).

Sulla geopolitica francese in generale, la Le Pen si è appellata a un Francia libera che interloquisce con tutti e non si sottomette ai progetti imperialisti degli altri, poi attacca ancora Macron: “voi socialisti avete la solita doppia morale, fate la morale a tutto il mondo, ma poi siete amici di Arabia Saudita e Qatar” tuona la Le Pen. Mentre Macron si appella a una poco chiara linea “gallo-mediterranea” riprendendo le parole di Mélenchon, un tentativo di accattivarsi il voto della sinistra radicale?

Il resto del dibattito prosegue su questo canovaccio, aumentando sempre di più il livello dei colpi bassi. Macron definisce il Front e Marine Le Pen indegni di guidare il paese, accusando il partito di destra di essere violento e oggetto di diversi provvedimenti giudiziari. La Le Pen per tutto il confronto non risparmia battute al candidato di En Marche! sostenendo di essere un candidato con enormi conflitti di interesse dovuti ai suoi legami con il mondo finanziario (Macron è stato nei quadri dirigenziali della banca Rothschild).

Un incontro senza esclusione di colpi che la dice lunga sul clima che la crisi economica ha creato in occidente. La classe dirigente francese, ma potremmo dire europea, che ha governato sino ad oggi, ha puntato tutte le sue fiches su questo candidato di rottura, che appare come il nuovo ma difende palesemente il vecchio. Lo scopo è evitare l’ascesa di nuove leadership politiche con il timore che possano avere successo nel dare finalmente quelle risposte che la società civile francese, ma potremmo dire europea e occidentale, aspetta a 9 anni dalla crisi dei subprime che ha sconvolto le economie della parte più avanzata del mondo.

In queste due settimane di campagna per il ballottaggio sembra che il Front di Marine Le Pen abbia recuperato terreno nei confronti dell’europeista senza partito. Marine Le Pen sembra avere più esperienza e più incisività sia in piazza che nel video, mentre Macron ha mostrato in queste due settimane tutta l’artificialità del suo personaggio, che recita una parte anche nelle polemiche. Un rottamatore in salsa francese, che però manca di quella scaltrezza politica e quella verve che il suo collega italiano (Renzi) ha mostrato sin dai suoi esordi in politica. L’ex ministro dell’economia messo a nudo dal confronto diretto con la Le Pen rischia di mostrarsi troppo come un giovane tecnico ben voluto dai centri di potere economici e finanziari piuttosto che un innovatore amato dal popolo francese.

Sul lato del Front National invece il rischio è che il populismo euroscettico venga frenato ancora una volta dai suoi stessi limiti. Tutti i partiti critici nei confronti dell’Europa sembrano incapaci di uscire dall’isolamento al quale sono costretti, spesso per la palese incapacità di abbandonare alcune tare ideologiche che dividono più che unire l’elettorato sia passivo che attivo. Lo dimostra il caso dell’AfD, che nato come partito di ispirazione liberale, ma euroscettico, rischia di concludere presto la propria epopea a causa di inopportune istanze radicali da parte di alcune fazioni del partito, che recentemente hanno portato Frauke Petry ad abdicare i propri progetti di leadership.

Il Front, però, a differenza dei partiti euroscettici è diventato il primo partito di Francia non solo per il suo populismo, ma attraverso un’opera di profonda revisione interna che ha fatto svoltare il partito verso un convinto neogollismo, che lo ha avvicinato a quell’elettorato tradizionalmente vicino alle vecchie sinistre, che non sono state più in grado di rappresentarlo negli ultimi vent’anni.

Tuttavia domenica prossima tutto ciò potrebbe non bastare. L’isolamento politico che l’ex partito di Jean Marie Le Pen subisce malgrado il suo rinnovamento potrebbe ancora una volta condurlo alla sconfitta contro il “fronte repubblicano” dei francesi. L’FN è inevitabilmente visto da molti francesi come un partito ancora legato all’estrema destra: una costante che mette i bastoni tra le ruote al partito populista francese da anni e che in caso di sconfitta dovrebbe far riflettere il Front come gli altri partiti loro alleati in Europa sulla strada che si vuole percorrere se si vuole vincere. Dall’altro lato sono forti e già organizzati, i cosiddetti populisti per ora sembrano sin troppo eterogenei tra di loro e incapaci di unire l’elettorato in maniera bipartisan come fanno europeisti e globalisti e per giunta retti da equilibri precari.

UN COMMENTO

  1. Ci sono solo 5 paesi al mondo che non hanno banche dei Rothschild: Sudan, Cuba, Corea del Nord, Siria e Iran !

    Wikileaks,
    I finanziatori di Macron:
    Soros : 2 365 910,16 €
    David Rothschild : 976 126,87 €
    Goldman-Sachs : 2 145 100 €
    Obama : 10 654 €

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