Emanuela Orlandi

Le autorità vaticane hanno autorizzato, dopo circa 36 anni, l’apertura delle indagini sul caso di Emanuela Orlandi, scomparsa tra le mura dello Stato pontificio il 22 giugno del 1983 per cause sconosciute. A confermarlo sono stati l’avvocato della famiglia Laura Sgrò e il fratello della ragazza, Pietro Orlandi: “nei giorni scorsi avevamo fatto le nostre richieste al Segretario Di Stato Pietro Parolin, dopo 35 anni il Vaticano sta finalmente indagando” – ha dichiarato Orlandi ai media.

Il caso Orlandi, uno dei misteri irrisolti del nostro paese, ha avuto un nuovo sussulto a ottobre scorso, quando durante dei lavori di restauro alla Nunziatura Apostolica di Roma, furono trovati dei resti umani. Gli inquirenti sospettarono che quei resti potessero appartenere proprio a Emanuela Orlandi oppure a Mirella Gregori, un’altra ragazza scomparsa tra le mura vaticane sei mesi dopo la Orlandi, ma le prove del DNA avevano smentito tale ipotesi.

La svolta sul caso sarebbe avvenuta a seguito di una lettera anonima indirizzata all’avvocato della famiglia, nella quale si parlava di una tomba sospetta nel cimitero teutonico, ricevuta lo scorso marzo.

Dopo anni di reticenza da parte del Vaticano sul Caso Orlandi, le difficoltà che sta vivendo la Chiesa cattolica per quanto riguarda la pedofilia, potrebbe aver convinto Papa Francesco a un’inversione di tendenza. Fare chiarezza su un caso controverso e opaco come quello della sparizione della Orlandi potrebbe dare nuova linfa vitale a Bergoglio nella sua lotta a quella che a febbraio scorso venne definita dal Papa stesso una “piaga mostruosa”, la cui disumanità del fenomeno a livello mondiale “diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”.

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