Carlo Rubbia

Pur essendo state studiate fin dagli anni ’60, le centrali nucleari al Torio non hanno mai suscitato molto interesse nei Paesi occidentali, mentre l’uso di questo combustibile è piaciuto di più a Cina e India.

Il Torio nelle rocce è circa tre volte più abbondante dell’Uranio. La fonte migliore è il suo fosfato, chiamato Monazite, i cui giacimenti sono presenti in diversi Paesi, Italia compresa. Secondo una stima dell’AIEA nel mondo ci sono 4,4 milioni di tonnellate di Torio estraibile a meno di 80 dollari al Kg: Australia, Usa, India e Turchia sono i Paesi con una maggiore disponibilità.

Grande disponibilità di materia prima dunque, ma anche energia con scorie molto meno pericolose. I reattori alimentati a Torio infatti producono una serie di scorie che non solo potrebbero essere riutilizzate per alimentare altri reattori, ma sono anche molto meno pericolose di quelle prodotte da reattori ad Uranio dell’ordine di diverse potenze in meno.

Tuttavia a fronte di questi evidenti vantaggi vi sono anche degli svantaggi. Infatti non basta semplicemente raffinare un po’ il minerale estratto dalla miniera, bensì per il Torio occorre associare un impianto chimico al reattore per permettere di avere combustibile che sia in grado di sostenere la reazione di fissione.

Il problema infatti è che il Torio non è un elemento molto radioattivo e cioè non libera dal suo nucleo neutroni a sufficienza in modo da riuscire a “spaccare” nuclei di altri atomi. Detta in maniera più semplice il Torio da solo non brucia e non si accende.

Per rendere il Torio efficiente bisogna bombardarlo con dei neutroni. Ci sono due metodi per fare questo: Il primo è miscelare il torio con elementi radioattivi, per esempio Uranio arricchito o Plutonio.

Il secondo sistema, molto più sicuro ed efficace, è frutto dell’intuizione geniale di Carlo Rubbia, celebre fisico premio Nobel nel 1984,  e consiste nel bombardare il Torio con un fascio di neutroni prodotti in un acceleratore di particelle, ottenendo così la cosiddetta trasmutazione per spallazione. I neutroni colpiscono gli atomi di Torio e li trasformano, o meglio li trasmutano, in un altro elemento, l’Uranio 233, un isotopo fortemente radioattivo.

Questo “motore nucleare” ideato da Carlo Rubbia detto perciò “Rubbiatron” o più tecnicamente Energy Amplifier, è una delle numerose applicazioni pratiche partorite dell’esperimento TARC, nato con finalità di ricerca pura. L’esperimento TARC è stato avviato da Carlo Rubbia nel 1996 con l’ausilio del Sincrotrone a protoni del CERN di Ginevra. Scopo dell’esperimento era studiare il comportamento di alcuni particolari atomi nelle reazioni di fissioni nucleare.

Da questo esperimento lo scienziato italiano è riuscito a ricavare numerose applicazioni pratiche tra cui il Rubbiatron. L’idea nasce principalmente per provocare una trasformazione delle scorie radioattive rendendole più gestibili, ma oltre a ridimensionare la pericolosità delle scorie radioattive, la macchina di Rubbia nasce con l’obiettivo di generare energia, con un vantaggio importante sui generatori nucleari finora costruiti: essere molto più sicuro.

C’è da dire che purtroppo questo è un procedimento molto costoso e per quanto più sicuro di una tradizionale centrale a fissione nucleare, non può essere minimamente paragonato, né in termini di sicurezza né in termini di efficienza, ad una centrale a fusione nucleare, che la comunità scientifica spera di vedere operativa già nell’arco di 20/30 anni.

Fabrizio Conti

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