Il 14 agosto del 1988, 28 anni fa, moriva il grande Enzo Ferrari, dopo una carriera avventurosa che l’avevo visto fondare, prima della guerra, l’omonima “Scuderia Ferrari”, attiva soprattutto nelle corse motociclistiche, e quindi, nel Dopoguerra, quella che sarebbe diventata la Casa automobilistica produttrice delle auto più performanti e desiderate al mondo.

Sulla storia di Enzo Ferrari ci sono tante luci ed ombre: il costruttore modenese di trattori Ferruccio Lamborghini, per esempio, aveva deciso di mettersi a produrre le proprie supercar dopo essere rimasto insoddisfatto delle Ferrari ed essersi sentito preso a pesci in faccia da Enzo a cui s’era rivolto per dei chiarimenti. Alcuni ingegneri della Ferrari, che si sentivano maltrattati dal padrone, avevano deciso invece negli Anni Sessanta di fondare l’ASA, specializzata in supercar di piccola cilindrata che venivano comunemente ribattezzate come “Ferrarine”. Dopo il fallimento erano ritornati alla Ferrari ed Enzo, inaspettatamente, li aveva perdonati: era dopotutto un signore burbero ma dal cuore d’oro.

Quando, alla fine degli Anni Sessanta, Enzo Ferrari si ritrovò a navigare in cattive acque, rovesciò il tavolo delle trattative con la Ford, che voleva comprare la sua azienda, e si mise nelle mani dell’Avvocato Agnelli, e pur di far lavorare i propri operai in Ferrari cominciarono a montare anche le cabine dei trattori FIAT. Erano anni duri, di contestazioni e di crisi petrolifere, che mettevano in ginocchio tutta l’industria automobilistica, in particolare quelle delle auto sportive e di lusso, e anche la Ferrari in quel periodo dovette accettare più di un compromesso e mandar giù più di un boccone amaro.

Con Pertini, che osò andarlo a trovare con una Maserati Quattroporte, auto della concorrenza, all’epoca nelle mani dell’italo-argentino Alejandro De Tomaso, parlò solo per pochissimi minuti, anche perchè i due in politica avevano visioni molto diverse. Grande lo stupore degli osservatori: da due uomini ormai anziani, che avevano condiviso epoche storiche travagliate, tutti si aspettavano un colloquio interminabile.

Creatore di grandi motori capaci di tirar fuori centinaia di cavalli, Enzo Ferrari era tuttavia un fan accanito del SIATA-Ducati “Cucciolo”, un micromotore a quattro tempi che si metteva alle biciclette e che nell’immediato Dopoguerra conobbe grande popolarità. Con quel motorino, di cui apprezzava la particolare complessità meccanica, andava a caccia di anatre in luoghi altrimenti irraggiungibili per le sue auto da sogno.

Enzo Ferrari è stato un grande ma anche un burbero dai mille difetti. Probabilmente, se potesse, oggi vorrebbe essere ricordato proprio così.

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