I giornali e i media legati al governo e alla maggioranza a guida PD hanno parlato di “gelo” nei rapporti fra Recep Tayyip Erdoga e i massimi vertici dello Stato italiano, a cominciare da Gentiloni e Mattarella, ma forse la verità come al solito risiede nel mezzo. Certo, sui temi che le autorità italiane vedono come “salienti” (la protezione dei diritti, le diverse libertà, e la guerra in Siria, come citato espressamente dal quotidiano di casa De Benedetti) le parole sono state cortesi ma comunque chiare.

Ma ciò non ha comunque impedito ad Erdogan, ancora mentre era in aereo di ritorno verso Ankara, di parlare dell’Italia come di “un paese amico”. Il suggello è stato dato dalla cena con gli imprenditori italiani all’Hotel Excelsior di Via Veneto, a dimostrazione di come Ankara resti ancora il terzo partner commerciale per Roma con un interscambio commerciale di 17,8 miliardi di dollari.

E allora non è proprio il caso di lamentarsi. La maggioranza di governo a guida PD in Italia si lamenta soprattutto perché Erdogan, negli ultimi tempi, ha cominciato a fare il doppio gioco. Ha cominciato a dare un po’ meno fastidio alla Siria di Assad, per concentrarsi di più nella lotta ai curdi, che tanto per lui quanto per Assad costituiscono un problema geopolitico. Inoltre, circola sempre di più la voce che dal farsesco golpe dello scorso anno sia stato salvato proprio dai russi. Il governo italiano attuale, legato ad Obama, non ha digerito questo fallimento, come del resto non l’ha digerito neanche l’uscente amministrazione USA.

Nella visita in Vaticano, invece, Erdogan ha raccolto dei veri e propri applausi. In passato non erano mancate, come sappiamo, le polemiche fra il Papa e il Sultano. Prima della sua visita ad Ankara del 2014 Papa Francesco era stato aspramente criticato dal Direttore per gli Affari Religiosi del governo turco, e le dure parole sul genocidio armeno dette dal Pontefice avevano avuto dure conseguenze, addirittura col richiamo dell’ambasciatore turco dalla Santa Sede. Ma, in seguito, la scelta di Trump di riconoscere Gerusalemme come sola capitale di Israele, escludendo la Palestina, ha permesso ad Erdogan di presentarsi come paladino dei palestinesi e di riavvicinarsi al Vaticano, che sulla questione non ha visioni molto dissimili dalle sue. Con tutto ciò, anche in questo caso, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, ha permesso l’incontro fra Erdogan e il Papa a patto che venissero rispettate le condizioni dei cristiani e dei curdi in Turchia.

Insomma, resta ancora molto da chiarire nei rapporti fra Italia e Turchia ma, conoscendo certe dinamiche, c’è da esser certi che il Vaticano farà da traino sulle scelte del nostro esecutivo. Qualunque sia il suo colore.

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