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Comincia a crollare il muro delle “ingiuste sanzioni” comminate all’Eritrea nel 2010 dietro l’accusa, rivelatasi già allora mendace ed oggi del tutto smantellata, di aver appoggiato le attività degli al Shabaab in Somalia. Lo scorso 27 ottobre, alle Nazioni Unite, il cosiddetto “relatore speciale” sull’Eritrea ha visto il proprio rapporto, presentato al Terzo Comitato, venir respinto dalla stragrande maggioranza degli Stati membri dell’ONU. Il suo rapporto, basato sui documenti dell’ormai estinta Commissione d’Inchiesta sull’Eritrea, è apparso a tutti i presenti come una sommatoria di vecchie bugie ormai trite e ritrite, “aria fritta”.

Tre giorni fa, quindi, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU i rappresentanti di Angola, Egitto, Cina, Russia e Venezuela si sono tutti pronunciati contro le “ingiuste sanzioni” all’Eritrea, chiedendo che sia immediatamente tracciata una chiara “road map” che conduca alla loro totale abolizione. Rodrigo Ramirez, ambasciatore venezuelano, ha rivendicato i crescenti sentimenti di solidarietà e di sostegno del suo popolo e del suo paese per lo Stato di Eritrea, sottolineato come il 70% delle sanzioni comminate a paesi africani siano state volute dalle ex potenze coloniali e dal neocolonialismo a guida statunitense, e ricordato infine con parole toccanti il diplomatico eritreo presso l’ONU, Girma Asmeron, recentemente venuto a mancare.

Fu Hillary Clinton, allora Segretario di Stato USA, insieme al governo etiopico, a rivolgere all’Eritrea in sede internazionale l’accusa di appoggiare in varie modalità gli al Shabaab in Somalia. L’accusa, mai realmente provata, fu comunque creduta ad occhi chiusi da molti attori internazionali, evidentemente preoccupati di non dare dispiaceri all’amministrazione Obama e alla sua potente capo-diplomazia. Si disse che Asmara avesse persino mandato propri soldati in Somalia, dei quali tuttavia gli stessi etiopici, che avevano invaso la Somalia, in realtà non avevano trovato alcuna traccia. Ancora, si parlò di forniture di armi e di munizioni, ma anche in questo caso senza che una sola cartuccia proveniente dall’Eritrea fosse in realtà mai stata rinvenuta in territorio somalo.

Quel che in realtà dava fastidio era il fatto che l’Eritrea, per onorare l’antico debito di riconoscenza verso la Somalia, paese che l’aveva aiutata nei lunghi anni di guerra con l’esercito etiopico per guadagnarsi l’indipendenza, avesse tentato una sia pur cauta mediazione fra le varie realtà tribali somale, alla ricerca di una soluzione che permettesse la riunificazione del paese ed il ritorno alla pace, ed ovviamente proprio con l’esclusione degli al Shabaab.

Ancora, per rincarare la dose e motivare ulteriormente le sanzioni, si pose l’accento sulle violazioni dei diritti umani dentro i confini eritrei, citando anche in questo caso esempi e prove fabbricate. A queste ultime illazioni ha risposto lo scorso mese l’avvocato canadese esperto di diritti umani Lloyd Lipsett, che in due diversi viaggi ha avuto modo di recarsi in Eritrea scandagliando il paese da cima a fondo. Queste le sue parole, pronunciate alla sottocomissione per i diritti internazionali dell’uomo in Canada: “In primo luogo, ci sono alcune differenze tra i rapporti esterni e  quello che ho potuto osservare sul terreno. Francamente mi aspettavo un ambiente più militarizzato e apertamente repressivo rispetto a quello che ho verificato ad Asmara e presso il sito della miniera (Nevsun Bisha). Devo  riconoscere che la mia indagine non approfondisce tutte le questioni legate ai diritti civili e politici che sono riportati sull’Eritrea. Ma le mie prime e seconde impressioni sul paese, e in particolare sul sito minerario, non concordano con la caratterizzazione dell’Eritrea descritta come la Corea del Nord dell’Africa.” E ancora: “Come ho già detto, ho letto molti di questi rapporti [sullo stato dei diritti umani in Eritrea, NdA] prima di andare in Eritrea, e mi aspettavo di vedere un’oppressione più palese come si vede in altri Stati, e non l’ho vista. E nelle persone con le quali ho parlato, sia in via formale che informale, non ho rilevato i tratti di persone che provano paura”.

Sebbene non vi siano ancora commenti ufficiali, la fine dell’amministrazione Obama e la mancata elezione di Hillary Clinton, che in questi anni si sono molto adoperati per delegittimare, criminalizzare e destabilizzare l’Eritrea, avrà indubbiamente suscitato una certa soddisfazione anche ad Asmara. Il crollo repentino delle “ingiuste sanzioni”, com’erano state definite dagli eritrei di tutto il mondo al loro apparire, è per Asmara la gradita dimostrazione di quanto velocemente stia cambiando il vento anche nei rapporti fra l’Occidente e il Corno d’Africa.

UN COMMENTO

  1. in realtà sta uscendo fuori quanto di criminale è stato fatto sotto la guida Clinton Hillary, le decisioni prese su inventate prove e rapporti fasulli hanno determinatoml’avvento di decine di crisi regionali e guerre loali con allargamenti regionali, le più eclatanti Irak Siria Libia solo per citarne alcune, putroppo ci simdimentica di situazionimcome quella eritrea che rientra nella stessa casistica. Non c’è dubbio che l’avventomdellapresidenza Trump determinerà notevoli cambiamenti … vedremo in che direzione, anche se le pmesse inizialimsono lusinghiere.

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