Iceland's midfielder Aron Gunnarsson (L) and other players celebrate their team's win with supporters after the Euro 2016 round of 16 football match between England and Iceland at the Allianz Riviera stadium in Nice on June 27, 2016. Iceland won the match 1-2. / AFP / BERTRAND LANGLOIS (Photo credit should read BERTRAND LANGLOIS/AFP/Getty Images)

Ottavi di finale con molte sorprese quelli che si sono appena conclusi in questa settimana scossa dalla doppia inattesa Brexit. Tre squadre che erano considerate papabili per la vittoria finale (Croazia, Spagna, Inghilterra) sono infatti tornate a casa con le pive nel sacco, Polonia, Galles e Francia hanno faticato più del previsto ma ce l’hanno fatta pur con qualche patema di troppo, Germania, Belgio e Italia infine sembrano avere davvero le ali ai piedi. La sorpresissima però è stata l’Islanda, una squadra che rappresenta un paese di appena 200 mila anime che ha fatto fuori con pieno merito nientepopodimeno che l’Inghilterra! Sono proprio i vichinghi islandesi, assieme all’Italia di Conte le squadre vessillifere di questo europeo, mediocre per contenuti tecnici, ma che ha riservato fino ad ora non poche sorprese, cioè squadre operaie che puntano tutto su intensità, fisicità e ripartenze micidiali oltre che ad un’ottima organizzazione tattica di base, fatta di movimenti semplici ma fatti bene e con cura. Per ora a Lars Lagerback e al nostro Antonio Conte spettano la palma di migliori tecnici di questo europeo. Ai quarti non finiranno comunque le sorprese: solo due tra Germania, Francia e Italia giocherà le semifinali mentre dall’altra parte del tabellone ci sarà sicuramente una semifinale inedita.

Svizzera – Polonia (5-4 d.c.r.): l’ottavo più bello dal punto di vista tecnico giocato da due squadre pazze, imprevedibili. La Polonia, pur senza un grande Lewandowski (che gioca abbastanza defilato per far spazio al mediocre Milik nel ruolo di prima punta) ha tutti i numeri per giungere almeno in semifinale. La Svizzera, squadra dal DNA molto balcanico per i noti motivi d’immigrazione, si è fermata un’altra volta ad un passo dalla qualificazione: l’impressione è che sia difficile cavare un vero gruppo da quest’autentica babele di lingue!

Galles – Irlanda del Nord (1-0): se Svizzera – Polonia è stato l’ottavo di finale più interessante dal punto di vista dello spettacolo, il derby britannico tra Galles (fautore del “leave”) e l’Irlanda del Nord (fautrice del “remain”) è stato quello più povero. Praticamente non è successo niente per 75’ finché uno spunto del solito Bale, decisivo come al solito, ha propiziato l’autogollonzo di McAuley. In una partita dove non si sono contati autentici obbrobri dal punto di vista tecnico quali lisci, stop e passaggi sbagliati che avrebbero confezionato una puntata intera di Mai dire Gol. Contro il Belgio però sarà un’altra storia: i belgi fanno fatica ad imporre il proprio gioco e squadre con una tipologia di gioco simile a quella degli uomini di Wilmots (anche se con minore qualità) come il Galles potranno rivelarsi una brutta gatta da pelare.

Croazia – Portogallo (0-1 d.t.s.): ovvero la grande fregata. Questa Croazia traboccante di talento sembrava destinata almeno alle semifinali invece è stata fregata al 117’, dopo aver dominato per lunghi tratti senza però passare all’incasso. Mattatore della serata il redivivo “Trivela” Quaresma, l’asso estratto a sorpresa dalla manica di un Portogallo che con la stella spompa e declinante di Cristiano Ronaldo dovrà invocare a mani giunte San Culazio per proseguire una strada che non sembra impossibile nemmeno per una Cinquecento scassata come la squadra lusitana.

Francia – Irlanda (2-1): che faticaccia! Per un tempo i galletti non ci hanno capito letteralmente una fava al cospetto di un’Irlanda tonica e organizzata, scesa in campo con il sangue agli occhi. Nel secondo tempo i gaelici sono calati fisicamente, complice anche ad un clima a loro avverso, e la Francia l’ha ribaltata grazie agli spunti del velocista Griezmann, l’unico giocatore capace di dare profondità ed incisività ad una squadra sempre troppo piatta e bolsa, ingiustamente costruita attorno alla lentezza pachidermica di Pogba. Se Didi non suonerà il ranieriano “dillidin dillidong” alla sua truppa, presto arriveranno brutte sorprese per La Grandeur!

Germania – Slovacchia (3-0): una semplice partita di allenamento, i crucchi sembrano aver programmato appositamente la partenza lenta per poi uscire cammin facendo (del resto chi sa programmare meglio dei tedeschi!), con Marione Gomez centravanti classico adesso i campioni del mondo sembrano davvero un panzer tritatutto. Stai attenta Italia a non gonfiare troppo il petto, contro questa Germania servirà davvero un’impresa.

Ungheria – Belgio (0-4): punteggio esagerato per un match equilibrato che ha visto il Belgio dilagare solamente nel finale al cospetto di un’ottima Ungheria che ha sfoggiato sugli scudi un immenso Gabor Király, quarant’anni e non sentirli grazie a dei riflessi da gatto. Sinceramente mi ha fatto una buona impressione quest’Ungheria: squadra sempre propositiva con una difesa sempre alta a rischiare l’off-side, anche per questo motivo ha preso quattro pappine dai diavoli rossi che adesso hanno davvero la strada finale verso le semifinali (e oltre!), basa che Hazard, De Bruyne e compagnia cantante continuino a fare quello che vogliono una volta presa palla.

Italia – Spagna (2-0): una delle migliori prestazioni dell’ultimo magrissimo quadriennio dell’ Italia. Il tarantolato Conte si è letteralmente portato a spasso un Del Bosque che in panchina posava solamente le sue stanche membra (oltre ai suoi folti baffi). La differenza tra il 3-5-2 italiano e il 4-5-1 iberico è stato tutto nel dinamismo e nella compattezza tra i reparti, ai massimi livelli quella italiana, inesistente o quasi quella iberica. Gli spagnoli erano degli zombie che vagavano per il campo e il fatto che Barcellona, Atletico e Real abbiano battagliato fino all’ultimo può essere stato un fattore importante ma non decisivo: alla Roja mancano giocatori del calibro di Xavi, Xabi Alonso, sostituiti ingloriosamente da degli “abatini” come Fabregas e David Silva, degli eterni incompiuti. L’Italia, a differenza della Spagna, invece ha il blocco Juve che in campionato ha semplicemente passeggiato mentre altri giocatori (penso a De Sciglio, De Rossi, Eder) che hanno giocato poco o niente in campionato si sono presentati agli Europei freschi come delle rose. Conte, a differenza di Prandelli che ricercava la qualità, ha capito che a giugno devi ricercare intensità e condizione, armi che potrebbero mettere la bilancia del confronto Italia – Germania (sulla carta impari) in confortante equilibrio.

Inghilterra – Islanda (1-2): gli ottavi di finali finiscono con il botto e cioè con la doppia uscita, dall’Europa e dall’Europeo, della magna Inghilterra che si è fatta infinocchiare da un branco di scappati di casa che risponde al nome di Islanda. Complimenti davvero ai simpatici nordici, una sorta di versione discount dell’Italia di Conte (sono convinto che gli islandesi ci avrebbero fatto vedere i sorci verdi al posto degli spagnoli): difesa compatta, schemi di gioco semplici ma efficaci, aggressività su ogni pallone, specialmente su quelli che piovono dall’alto. Lars Lagerback, che ha confessato di essersi ispirato nei bei tempi passati al povero Hodgson, ha confezionato davvero un miracolo in stile Leicester. Ora in Inghilterra tutti se la prendono con il povero (e sfigatissimo CT) ma in molti dimenticano che l’Inghilterra ha fatto schifo anche con i paperoni Eriksson e Capello sulla panchina e con fior di giocatori come Gerrard, Lampard, Beckham, Scholes! Se in attacco hai un centravanti che non sa stoppare manco un pallone (Kane) e una serie di mezze tacche (i vari Sturridge, Lallana, Sterling) a girargli attorno a vuoto perché abituate alle praterie della Premier, non combinerai mai nulla di buono! Eppure per venti minuti quest’ Inghilterra ha espresso un ottimo calcio prima di perdere la testa e buttare tutto sul proverbiale calcia e corri. E’ proprio dalla testa, dalla psicologia che dovrà ripartire il prossimo commissario tecnico stando ben attento che questa (presunta) nuova generazione di talenti non si bruci.

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