La storia dell’autolesionismo europeo, si arricchisce di un nuovo inquietante capitolo. Una città svedese sta prendendo in considerazione l’idea di offrire ai tagliagole di ritorno da Siria e Iraq alloggio gratuito, patente di guida e benefici fiscali per facilitare il loro reinserimento. La firma in calce alla delirante proposta è quella di Anna Sjöstrand, coordinatore comunale delle politiche contro l’estremismo violento nella città di Lund, nel sud della Svezia.

“Ci possono essere critiche, ma credo che dovrebbero ottenere lo stesso tipo di aiuto che ricevono gli altri che cercano aiuto da noi. Non possiamo dire che perché hai fatto una scelta sbagliata, non hai diritto di tornare a vivere nella nostra società”, ha dichiarato Sjöstrand alla Swedish Sveriges Radio, replicando ai tanti che sulla rete l’hanno ricoperta di insulti, accusandola di non avere rispetto per le vittime del fondamentalismo salafita.

La sua proposta ha come fondamento “scientifico” la relazione del criminologo Christoffer Carlsson, nella quale in sostanza si afferma che è difficile per le persone ad abbandonare l’estremismo e reinserirsi nella società senza supporto.

Secondo Carlsson, “il rischio grande è che gli estremisti islamici non siano in grado di lasciare l’ambiente estremista” senza un supporto. I generosi benefici a carico dei contribuenti svedesi, dunque, servirebbero a scongiurare il rischio di dover ritornare nei gruppi salafiti per assenza di alternative. Chiaramente, l’illustre professore dimentica i tanti casi di jihadisti allevati e coccolati in casa, al comodo di case pubbliche, cittadinanze facili e sussidi di disoccupazione.

Ozi e vizi in cambio di sangue, odio e terrore. Piani di accoglienza simili sono stati presi in considerazione nelle città svedesi di Malmö, Borlänge e Örebro.

Proprio ad Örebro, a gennaio scorso, si è verificato un caso che dovrebbe far riflettere: due terroristi – Liban Qadar, di 23 anni e Mahamed Farah Osman, di 24 anni, a cui erano stati offerti degli stage in comune, hanno scelto di tornare in Siria, dove sono stati poi uccisi in battaglia. L’incidente è stato bollato come un chiaro fallimento da Thomas Gustafsson, responsabile della collaborazione di Orebro. Da un report del Centro internazionale per la lotta al terrorismo (ICCT) emerge che almeno 300 cittadini svedesi avevano viaggiato verso l’Iraq e la Siria per unirsi a Daesh e ben 140 hanno già fatto ritorno nel paese del Nord Europa. Sulla rete e sui diversi media svedesi, sono presenti dei rapporti che parlano di infiltrazioni di islamisti nelle file dei Verdi svedesi.

Il professor Lars Nicander della National Defense University, esperto di terrorismo, ha dichiarato che “persone vicine ai Fratelli Musulmani, un partito islamista, stanno ricevendo in maniera evidente grandi appoggi nel partito dei Verdi”.

UN COMMENTO

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome